Studio di Psicoterapia Bardolino Verona Psicologo Prof. Antonio Nocera

  • Casa
  • Italia
  • Verona
  • Studio di Psicoterapia Bardolino Verona Psicologo Prof. Antonio Nocera

Studio di Psicoterapia Bardolino Verona Psicologo Prof. Antonio Nocera Studio di Psicologia Clinica e Psicoterapia gestito dal Dott. Antonio Nocera. Diagnosi e trattamento del malessere psicologico e della psicopatologia.

Lo studio è gestito dal dott. Antonio Nocera, Psicologo e Psicoterapeuta, Professore a contratto di materie psicologiche presso la Scuola di Medicina dell'Università degli studi di Verona.

03/08/2023

Ho dovuto accettare che, nella vita,
tutto ciò che non era destinato
a rendermi felice,
era solo destinato
a rendermi più forte.

Cit.

03/08/2023

Questo è il primo zoo al mondo senza crudeltà dove al posto di animali in gabbia vi sono degli spettacolari ologrammi

03/08/2023

Il 2 agosto 1925 il New York Times (mica bruscolini) pubblicò una recensione del libro "Il comportamentismo" di John Broadus Watson, il padre di questa materia. L'articolo, intitolato "Human Conduct Reduced To a Science; Among the Behaviorists a Man's Actions Are a Mere Matter of Physical Forces" (La condotta umana ridotta a scienza; tra i comportamentisti le azioni di un uomo sono una semplice questione di forze fisiche), asseriva che Watson stava prendendo la psicologia "al rovescio", ossia "trasformandola" da un brivido mentale interiore ad una scienza esatta di misurazione e registrazione oggettiva.
Il lavoro più famoso di Watson è l'articolo del 1913 intitolato “La psicologia così come la vede il comportamentista”, considerato il manifesto del comportamentismo. L'intento di questo documento era di presentare la psicologia come una scienza naturale, utilizzando metodi statistici e scientifici. In questo articolo suggerì diverse aree di interesse del comportamentismo, tra cui istruzione, medicina, diritto e affari.
Negli anni successivi estese queste aree e il tutto culminò appunto con il libro "Il comportamentismo" del 1924. Watson qui si concentrava sui problemi sociali e sui loro rimedi comportamentali, affrontando, in modo evidentemente aggressivo, l'ottica eugenetica che dilagava negli Stati Uniti.
Watson qui passò ad una posizione ambientalista estrema, sostenendo che i dati rendessero superfluo il concetto di istinto e ne restringono il concetto di emozione a tre risposte: paura, rabbia e amore. E, pur riconoscendo che le caratteristiche fisiche sono ereditarie, rifiutava questo principio per i tratti mentali.
Per Watson tutto ciò che chiamiamo istinto è un risultato dell'addestramento, un comportamento appreso.
È in questo libro che si trova l'iconica affermazione che recita: "Datemi una dozzina di bambini normali, ben fatti, e un ambiente opportuno per allevarli e vi garantisco di prenderne qualcuno a caso e di farlo diventare qualsiasi tipo di specialista, che io volessi selezionare: dottore, avvocato, artista, commerciante e perfino accattone e ladro, indipendentemente dalle sue attitudini, simpatie, tendenze, capacità, vocazioni".

03/08/2023

Il 3 agosto 1909 nacque Neal Elgar Miller. Miller ha dato imponenti contributi alla motivazione, all'aggressività, all'apprendimento sociale e al condizionamento. Nel '64 ricevette la National Medal of Science, un'onorificenza assegnata dal Presidente degli Stati Uniti in persona a quegli individui che hanno apportato importanti contributi all'avanzamento della conoscenza nelle scienze comportamentali e sociali, nella biologia, nella chimica, nell'ingegneria, nella matematica e nella fisica. L'effettiva assegnazione della medaglia avvenne nel 1965 nella Sala Est della Casa Bianca. Solo sei scienziati avevano ricevuto questo premio prima di Miller.
Il lavoro più conosciuto di Miller è quello contenuto nel libro scritto in collaborazione con John Dollard, Leonard W. Doob, O. H. Mowrer e Robert R. Sears intitolato "Frustrazione e aggressività". Questi cinque comportamentisti di Yale hanno dato alla luce un testo classico che, attraverso la scienza sperimentale, ha dato forma a dei lineamenti generali introdotti da Freud.
Gli autori di questo volume, infatti, più volte hanno dimostrato scientificamente come alcuni concetti psicoanalitici potessero essere ricondotti a termini comportamentisti.
La tesi frustrazione-aggressività fu ulteriormente sviluppata da Neal Miller nel 1941 e da Berkowitz nel 1969. La teoria afferma che l'aggressività è il risultato della frustrazione degli sforzi di una persona per raggiungere un obiettivo.
Nella sua prima formulazione venne affermato che la frustrazione precede sempre l'aggressività e questa è conseguenza sicura della frustrazione. Due anni dopo, tuttavia, Miller e Sears hanno riformulato l'ipotesi suggerendo che l'aggressività è solo uno dei possibili risultati della frustrazione. Si conclude quindi che la frustrazione è condizione necessaria, ma non sufficiente all'aggressività.
Questo teoria tentava di dare una spiegazione anche al fenomeno del capro espiatorio. Quando la fonte della frustrazione non può essere affrontata si tende a spostare l'aggressività su un bersaglio più facile. L'esempio degli autori è quello di un uomo trattato male a lavoro che sfoga la frustrazione con aggressività in famiglia.

31/07/2023

Il 31 luglio 1968 l'articolo di Norman Anderson intitolato "Likableness Ratings of 555 Personality-Trait Words" venne pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology. In questo articolo è presente una delle liste di tratti di personalità più famose in psicologia; Anderson ha definito 555 caratteristiche personali e ha chiesto a centinaia di studenti di classificare le 555 parole dalle più desiderabili (le prime 4 sono "sincero", "onesto", "comprensivo" e "leale") alle più sgradevoli (le ultime 4 sono "crudele", "meschino", "falso" e "bugiardo").
Ma cosa sono i tratti di personalità? I tratti Riflettono i modelli caratteristici di pensiero, sentimento e comportamento delle persone. Essi implicano coerenza e stabilità (ad esempio qualcuno che ottiene un punteggio alto su un tratto specifico come l'estroversione sia socievole in diverse situazioni e che questa caratteristica sia stabile nel tempo). La psicologia dei tratti si basa sull'idea che le persone differiscono l'una dall'altra in termini di posizione su un insieme di dimensioni di tratti di base (stabili nel tempo e generalizzate nelle situazioni).
Ora, lasciando perdere i 555 tratti individuati da Anderson, il sistema più utilizzato è il cosiddetto modello a cinque fattori che include cinque grandi tratti: estroversione, gradevolezza, coscienziosità, nevroticismo e apertura mentale. Ciascuno dei tratti principali di questo modello, chiamato Big Five, può essere suddiviso in sfaccettature per fornire un'analisi più dettagliata della personalità.
I critici del concetto di tratto sostengono che le persone non agiscono in modo coerente da una situazione all'altra, in quanto le variabili situazioni le influenzano in maniera massiccia. Un importante dibattito nel campo riguarda il potere relativo dei tratti delle persone rispetto alle situazioni in cui si trovano come predittori del loro comportamento.
Risulta ovvio che il concetto di personalità è ampio e vasto e sarebbe alquanto semplicistico creare delle categorie generali per le persone (soprattutto senza gli studi adeguati alla base). La personalità è un altro di quei concetti pesantemente abusati sui social da parte dei professionisti.

30/07/2023

Abbiamo costruito un sistema che ci persuade a spendere soldi che non abbiamo in cose di cui non abbiamo bisogno per creare impressioni che non dureranno su persone che non ci interessano.
E. H. Gauvreay

30/07/2023

Fondatore Ana Maria Sepe Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Scrittrice e fondatore di Psicoadvisor follow me Tra le...

30/07/2023

I viaggi della reminiscenza: tra Proust e Bergman

"Per entrare in noi una persona è stata obbligata e prendere una forma, a piegarsi al quadro del tempo; apparendoci solo per minuti successivi non ha potuto darci di sé più di un aspetto solo alla volta, non ha potuto offrirci che una sola fotografia. Gran debolezza certo, per una persona, quella di consistere in una collezione di momenti; gran forza, anche; ha a che fare con la memoria e la memoria di un attimo non è informata di tutto quello che è successo in seguito; quel momento ch'essa ha registrato dura ancora, vive ancora e con esso la persona che vi si profilava. E poi, quello sbriciolamento non fa solo vivere la morte; la moltiplica. Per consolarmi, non una, ma innumerevoli Albertine avrei dovuto dimenticare. Quando ero arrivato a sopportare il dolore di aver perduto questa, dovevo ricominciare con un'altra, con cento altre" stralcio da "Albertine Scomparsa" di Marcel Proust

UN'ESTATE D'AMORE (1951) di INGMAR BERGMAN

Vero….la morte di una persona amata moltiplica le tracce isolate della memoria….e la consapevolezza di un desiderio che non potrà mai essere soddisfatto costringe ad abbandonarsi , inconsciamente, alle fotografie reminiscenti di quegli attimi gioiosi quale solo sfogo di una non-consolazione.

Il parallelo tra le tragiche sorti di Albertine della “Alla Ricerca del Tempo Perduto” di Marcel Proust e di Henrik di “Un’Estate d’Amore” di Ingmar Bergman, ed il relativo flusso mnestico che il dolore ne fa conseguire, ci immerge nell’opera di Bergman del 1951.

Marie, affermata ballerina di danza classica, riceve in busta anonima un diario che riconosce subito. Esce dal teatro, e con la sua mesta e, oramai, stanca andatura, si dirige al battello per recarsi su un’isola: che Lei conosce bene.

Arriva, il pomeriggio scuro, come la tetra natura circostante che sembra accoglierla mentre si dirige in una casupola sulla riva. Entra…si guarda intorno…si siede….chiude gli occhi…… e si abbandona alle immagini di 13 anni prima.

Promettente ballerina, gaia, sempre sorridente, entusiasta della vita e della sua adorata professione, incontra Henrik, giovane universitario, e suo ammiratore, tenero, gentile, timido, innamorato di Lei. Scoprono che trascorreranno l’estate in luoghi vicini, e Marie rimembra le gite in barca, le onde lucenti, gli approdi intimi dove le parole di due giovani belli e sorridenti sublimavano quella spensieratezza che solo l’ingenuità amorosa, quella della “prima volta”, può contenere.

E che neanche alcuni tristi (visionari?) pensieri di Lui, o la sfacciata corte a Marie da parte dello zio di Lei, e la relativa gelosia di Henrik, potevano intaccare. Henrik gli esterna finalmente il suo amore…..di nuovo nella casupola….di nuovi i ricordi…di quando Marie porta a casa sua Henrick…del primo bacio nella camera di Lei…..quella con il megafono e la sbarra a muro per allenarsi.

Marie, in questa continua osmosi tra immagini passate e tristezza del presente, tra un antico paesaggio luminoso ed una attuale natura scura, lascia la casupola e raggiunge la sua vecchia casa, lì vicino, dove incontra lo zio il quale gli confida di aver mandato lui quel diario, che è quello di Henrik, conservato in tutti questi anni.

Arrabbiata riprende il battello per il ritorno….e di nuovo i ricordi….di quella mattina d’estate…di quello strano presagio, il grido di una civetta, del sorriso di Lui sullo scoglio, di quel tuffo…e di quel tragico epilogo. E, per ultimo, di quel dialogo, con lo zio, e del suo cinico e “seducente” consiglio di “erigere” intorno a Lei e al suo mondo che ama, cioè la danza, un muro protettivo, evitando così di soccombere al dolore.

Così decide di fare un viaggio di un anno con lo zio, che gli consentirà di dimenticare quello che è successo.

Il diario di Henrik, l’inaspettato passepartout del percorso mnestico nel tragico passato di Marie, rappresenta tuttavia un trauma, e come tale frantuma quel limbo in cui Lei era oramai assorta, ma che la aveva mutata, profondamente, per 13 anni.

Ed in negativo.

Marie oramai calzava perennemente una maschera, che non dissimulava neanche dopo gli spettacoli o le prove. Una maschera di donna fredda, sola, apatica, in disagio nei confronti del mondo intero. L’intervento del suo vecchio maestro di ballo che con un bellissimo dialogo nel camerino di Marie la costringe a rivedere le scelte della sua vita, ed il concomitante ingresso, nella stessa scena, di un suo ammiratore, con il quale c’era un approccio amoroso mai definito, gli provocano una riflessione.

Quel diario, cioè l’elemento ontologico del trauma, l’uncino unificante del tempo tristemente fuggito, potrebbe avere, forse, anche un altro scopo…….

Un’estate d’amore non solo è un film stupendo. E’ soprattutto un film importante, per alcuni riferimenti postumi. Il primo, immediatamente percepibile, è quello ambientale di “Monica ed il Desiderio”, che uscirà 10 anni più tardi. Molti punti in comune tra i due film. Stessa natura, intesa non in maniera generica, ma quale identità morfologica e che accompagna, sul versante delle sue manifestazioni climatiche, gli umori delle due coppie (quattro giovani protagonisti molto simili, tra l’altro, anche fisicamente). E’ evidente anche il germoglio (insieme a “Verso la Gioia”) dell’incidenza della memoria di “Il Posto delle Fragole” del 1957, nonché dell’inesorabilità del destino della trilogia del “Silenzio di Dio” che uscirà 10 anni dopo.

Ma il fulcro dell’opera, quello che resta negli occhi e nell'animo dello spettatore, è sicuramente la duplice rappresentazione geniale della rimembranza: consentire il “viaggio” nel proprio passato e suscitare una riflessione sulla capacità attuale di edificare, ove possibile, le fondamenta di un nuovo “inizio”.

Come nella vita, del resto.

Tratto da Cinema e psicologia

29/07/2023
28/07/2023

in Italia ⛱️

Lo sapevi che ad oggi sono 113 le spiagge aperte ai cani e anche ai gatti? 🐈🐶

Ecco qui la delle regioni più accoglienti per gli amici a quattro zampe:

1) Emilia Romagna
2) Toscana
3) Veneto
4) Liguria.

L’attenzione si nota non solo per la presenza di veterinario, pet-sitter, educatore, kit d’accoglienza, ma anche per l’area di sgambamento prevista accanto alla spiaggia, per gli spazi di agility dog, per le doccette e i lettini a misura di quattro zampe 😍

La nostra preferita in Toscana è sicuramente quella a San Vincenzo: Dog Beach San Vincenzo - LI ❤️

Tu in quale regione abiti? Hai mai cercato o trovato per caso una spiaggia pet friendly? Se sì, come ti sei trovato? 😊

Raccontacelo nei commenti 👇🏻




28/07/2023

Aaron Temkin Beck è ufficialmente conosciuto come il padre della terapia cognitiva. Ci troviamo in America, intorno agli anni 60. La fondazione del cognitivismo clinico viene normalmente attribuita al già citato Beck, ma anche ad Albert Ellis. Checché Ellis abbia avuto le intuizioni quasi 10 anni prima di Beck, si deva a quest'ultimo il nome del movimento (il suo libro più famoso è appunto "Principi di terapia cognitiva"). Entrambi questi personaggi provenivano dalla scuola psicoanalitica, (Beck medico e Ellis psicologo), ma nel corso degli anni se ne allontanarono. Ellis era turbato dai lunghi tempi e dai pochi risultati, mentre Beck iniziò a rendersi conto che determinati pensieri dei suoi pazienti erano fondamentali per i loro comportamenti disfunzionali.
Quindi, da una sua iniziale insoddisfazione verso la psicoanalisi (che praticava regolarmente con i suoi pazienti), Beck cominciò a sviluppare l'idea che i pensieri dei suoi pazienti avessero, nella pratica clinica, una valenza maggiore dei concetti psicoanalitici. Focalizzandosi sulla depressione, l'autore propose il suo personale protocollo di terapia.
Beck individua degli specifici contenuti mentali sempre presenti nei pazienti depressi:
- una visione negativa di sé;
- una visione negativa del mondo;
- delle aspettative negative circa il futuro.
Beck si rese conto di come i pazienti, oltre a presentare questa cosiddetta triade cognitiva, avessero anche delle distorsioni cognitive o bias. Questi riguardano principalmente il processo di elaborazione delle informazioni e si presentano come sistematici, specifici e riguardano prevalentemente il dominio personale.
La sua terapia, pensata inizialmente per la depressione, ha avuto poi un grande successo per il trattamento di ansia e fobie, fino ad estendersi a tutti i domini del benessere mentale. Negli anni 60 e 70 Beck ed Ellis hanno dominato il panorama della terapia cognitiva, il primo più in ambito accademico, il secondo invece più sul campo promozionale (il temperamento dei due è totalmente antitetico), e successivamente la miriade di autori che hanno iniziato a proporre modelli cognitivi è stata elevatissima.

Indirizzo

Via Canevon
Verona
37011

Orario di apertura

Lunedì 14:00 - 22:00
Martedì 14:00 - 22:00
Mercoledì 14:00 - 22:00
Giovedì 14:00 - 22:00
Venerdì 14:00 - 22:00
Sabato 14:00 - 22:00

Telefono

+393479682488

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Studio di Psicoterapia Bardolino Verona Psicologo Prof. Antonio Nocera pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Studio di Psicoterapia Bardolino Verona Psicologo Prof. Antonio Nocera:

Condividi

Digitare