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La V - BEAUTYMolte donne sottovalutano la skincare va**nale, al punto che secondo diversi studi sarebbero addirittura 8 ...
20/02/2026

La V - BEAUTY

Molte donne sottovalutano la skincare va**nale, al punto che secondo diversi studi sarebbero addirittura 8 su 10 a non curarsene, reputando poco importante dedicare tempo alla routine di bellezza e benessere intima. Tuttavia si tratta di una convinzione errata perché esattamente come avviene per la pelle, anche l'area genitale necessita di interventi beauty specifici, utili non solo a migliorarne l'aspetto, ma anche a diminuire le probabilità di sviluppare alcuni disturbi come piccoli brufoli, cattivo odore, pruriti, candida, cistite, arrossamenti o secchezza.

La maggior parte delle donne si limita al lavaggio e solo una minima parte aggiunge all'uso di un detergente intimo altri prodotti specifici. Il motivo primario è la mancata conoscenza di opzioni extra, che invece esistono e il cui uso può migliorare molti aspetti della vita, compresi quelli sessuali.

Come realizzare una V-Beauty perfetta

Il rito giornaliero che dovrebbe interessare la zona V è molto simile a quello del volto. I due passaggi fondamentali e imprescindibili sono infatti gli stesi, ovvero detersione e idratazione.

Per occuparsi del primo step è preferibile scegliere un detergente naturale, che sia delicato e rispetti il ph della pelle, così che anche le più sensibili siano preservate e non aggredite dal prodotto. Nello specifico, meglio optare perun detergente a base di prebiotici, ingredienti in grado di prevenire gli squilibri della flora batterica e molti comuni fastidi intimi.

Per quanto riguarda la tecnica, la migliore prevede di compiere movimenti che vadano dall'alto verso il basso e mai al contrario per non rischiare di trascinare altri batteri all'interno della va**na, possibili cause di infezioni.

Dopo aver lavato la zona è importante asciugarla bene senza sfregare, ma tamponando delicatamente con un asciugamano.

Nonostante la maggior parte delle donne reputi che le operazioni da dedicare alla zona V si esauriscano qui non è così. Il secondo step è infatti altrettanto importante e consiste nell'idratazione.

Per farla si possono usare sieri o creme lenitive che siano in grado di proteggere e mantenere la pelle sana e idratata o ad azioni più specifiche se si hanno problemi da calmare.



A volte l'inguine può sudare, ecco perché.

Consigli utili per aumentare bellezza e benessere della zona va**nale
Per far sì che i benefici della skincare routine della zona V si amplifichino e durino tra un trattamento e l'altro, esistono alcune azioni che si possono svolgere, particolarmente efficaci anche per alleviare da eventuali fastidi come arrossamenti, prurito, infezioni o cattivi odori.

Questi i principali.

Evitare di portare spesso indumenti stretti come ad esempio i jeans skinny perché limitano la traspirazione cutanea e favoriscono l'aumento di calore e umidità, generando un terreno fertile per il proliferare di batteri e funghi. Preferire, al contrario, pantaloni morbidi o gonne e vestiti che assicurano un ricircolo dell'aria e una migliore traspirazione delle parti intime.
Non usare biancheria intima in tessuto sintetico ma scegliere sempre il cotone, un materiale traspirante che mantiene la zona asciutta e areata, al contrario del sintetico che aumenta sudorazione, calore e umidità, che con il passare del tempo possono provocare irritazioni.
Non tenere addosso per troppo tempo indumenti intimi bagnati. Questa eventualità si pone soprattutto al mare con i costumi ma vale anche per gli slip. Porre infatti a contatto la zona va**nale con un tessuto bagnato per diverse ore può provocare cattivi odori ed esporre a rischio infezioni. Al mare o in piscina, quindi, meglio ricordarsi di cambiare subito il costume dopo aver fatto il bagno.

Cambiare spesso l'assorbente. Anche se può sembrare una norma igienica scontata, non sempre è così, specialmente per le donne che hanno un flusso poco abbondante e più facilmente tendono a tenere lo stesso assorbente per un tempo più prolungato del dovuto. Cambiarlo spesso, invece, è basilare, sia che si tratta di un assorbente interno sia esterno perché durante le mestruazioni mantenere la zona il più possibile pulita e asciutta aiuta a prevenire eventi spiacevoli come cattivo odore o irritazioni cutanee.
Curare igiene e sicurezza durante i rapporti sessuali. Per prevenire ed evitare infezioni, oltre a proteggersi l'igiene nella sfera sessuale è fondamentale, pertanto è consigliato lavarsi accuratamente la zona intima perché fluidi corporei o eventuali particelle i preservativi possono causare infezioni va**nali e al tratto urinario.
Non eccedere con la depilazione. I peli pubici sono la naturale barriera corporea contro le infezioni esterne quindi, benché la rasatura non sia considerata nociva, è sempre meglio non esagerare.

Fare attenzione ai cambiamenti. Occuparsi del benessere e dell'estetica della zona va**nale significa anche osservarla e prestare attenzione ad ogni possibile mutamento nell'aspetto che potrebbe rappresentare il campanello d'allarme di qualche problema.

Il laser va**nale Co2 procedura in cui il Dott Marsili Andrea è fra i precursori e tuttora presente nella nostra struttu...
23/01/2026

Il laser va**nale Co2 procedura in cui il Dott Marsili Andrea è fra i precursori e tuttora presente nella nostra struttura è una procedura non chirurgica, indolore e ambulatoriale che stimola la produzione di collagene e acido ialuronico nei tessuti va**nali.

Agisce per rigenerare la mucosa, migliorando secchezza, atrofia, lassità e incontinenza urinaria lieve (stress incontinence) in menopausa o post-partum.
I risultati duraturi includono una maggiore elasticità, lubrificazione e una riduzione del dolore nei rapporti sessuali.

Azione del Laser Vaginale nella GMS ( sindrome genito-urinaria della menopausa

Foto-eutrofizzazione

Il laser stimola i fibroblasti a produrre nuovo collagene, fibre elastiche e acido ialuronico, rigenerando il tessuto atrofico.

Rimodellamento termico
Il calore generato agisce sulla mucosa, aumentando la vascolarizzazione e ripristinando il trofismo (nutrizione) dei tessuti.

Azione sulla lassità e incontinenza
Rafforza le pareti va**nali e il supporto dell'uretra, migliorando il controllo urinario in casi di incontinenza lieve-moderata.

Ripristino microambiente ( ph)

Il Dott.Marsili avrà cura di misurare prima e dopo il valore del ph va**nale con apposito kit e valutarne i processi.

Benefici Principali

Riduzione della secchezza e bruciore

Aumento della lubrificazione naturale, riducendo l'infiammazione.

Miglioramento dell'elasticità

Combatte la lassità va**nale, migliorando il trofismo e l'elasticità dei tessuti (ringiovanimento va**nale).

Riduzione della dispareunia: Allevia il dolore durante i rapporti sessuali nel 62-90% dei casi.

Soluzione all'incontinenza urinaria: Migliora il tono della muscolatura del pavimento pelvico, riducendo le perdite involontarie (stress incontinence).

Benefici extra-ginecologici: Riduzione degli episodi di cistite post-coitale.

Minore fragilità delle mucose soggette a sanguinamenti

Dettagli sul Trattamento

Sedute: Generalmente sono necessarie 3 sedute, a distanza di circa 4-5 settimane l'una dall'altra.
Durata: La seduta è breve, circa 15-20 minuti.
No dolore
Il Dott.Marsili consiglia degli ovuli da inserire 3 giorni prima e 4 giorni dopo la seduta ed astenersi da rappiryi sessuali per una settimana dopo il trattamento.

Effetti: I miglioramenti sono visibili spesso già dopo la prima seduta, con risultati che possono durare fino a dodici mesi ,nella nostra esperienza abbiamo anche casi di 24 mesi.

Ideale per donne in menopausa, post-menopausa, o nel post-partum che cercano un'alternativa non ormonale.

Nota importante

Sebbene sia una procedura sicura,è fondamentale una valutazione ginecoligica per escludere controindicazioni come infezioni in corso o patologie oncologiche recenti.

Per ulteriori info o appuntamenti
CLAUDIA 347 363 4867

È Gennaio...la rinascita..le buone intenzioni...ma se siamo in la perimenopuasa o menopausa dobbiamo sapere che....LA DI...
02/01/2026

È Gennaio...la rinascita..le buone intenzioni...ma se siamo in la perimenopuasa o menopausa dobbiamo sapere che....LA DIETA NON FA PER NOI ..no restrizioni...ecco solo alcune indicazioni per sentirci di nuovo bene nel nostro corpo...nel 2026...e altri 100 anni..

Diminuire il sale e mantenersi idratati

Il sale è un “nemico” della nostra salute, lo evidenziano numerosi studi scientifici. Favorisce, infatti, l’aumentato rischio di malattie cardiovascolari in relazione anche alla maggiore aspettativa di vita della popolazione.

Inoltre, il sale è amico della ritenzione idrica che in menopausa tende ad aumentare. Limitare quindi l’uso di sale e prediligere quello iodato.

Assumere un corretto introito di acqua è considerato sempre più vitale e fondamentale per la salute dell’organismo umano.

L’acqua non solo è un alleato contro la ritenzione idrica ma è essenziale per mantenere attiva ogni singola cellula del nostro corpo.

Inoltre, si consiglia alle donne in menopausa di bere acque bicarbonato calciche (a residuo fisso medio-alto) che presentano una elevata bio-disponibilità del calcio e magnesio.

Gli studi hanno evidenziato che tali acque non solo proteggono le ossa ma anche il sistema cardiocircolatorio.

Moderare i dolci

Eliminare il fumo e limitare il caffè e l’alcol.

Oltre alle conseguenze negative per la salute a livello fisico e mentale dell’abuso di dolci, alcol, caffè e fumo, tali abitudini alimentari e di vita non sane favoriscono anche la carenza di calcio e altri nutrienti essenziali per la donna in menopausa.

Mantenersi sempre attivi

È ormai risaputo che, assieme alla dieta, la pratica di una moderata attività fisica quotidiana, adattata alla persona e all’età, favorisce non solo il controllo del peso ma anche dei sintomi della menopausa e protegge le articolazioni e le ossa.

La dieta in menopausa non deve essere gestita “drasticamente” nella conta delle calorie, ma deve essere curata e adeguata qualitativamente al nostro corpo che cambia per favorire l’abitudine ad un regime dietetico corretto: sano, bilanciato e vario.

E se non è sufficiente ma senti di aver bisogno di un supporto nutrizionale e/o psicologico,non esitare a chiederci informazioni su professionisti validi ed accreditati....non cadere nella tentazione di challeng o altre mode.

Claudia 347 363 4867

Buon Natale!
24/12/2025

Buon Natale!

11/11/2025
SOCIAL FREEZINGCrioconservazione degli ovociti a scopo precauzionale (anche chiamata “social freezing”) è una pratica cl...
07/11/2025

SOCIAL FREEZING

Crioconservazione degli ovociti a scopo precauzionale (anche chiamata “social freezing”) è una pratica clinica che permette di preservare la fertilità in donne che devono o vogliono posticipare il desiderio di maternità.

Al momento, numerosi studi scientifici hanno preso in considerazione migliaia di casi e hanno accertato l’assoluta sicurezza della procedura e dei risultati, anche a distanza di tempo.

Chi può sottoporsi al social freezing?
Indicazioni mediche

Il trattamento deve essere consigliato alle pazienti che rischiano la perdita della funzionalità ovarica: donne con famigliarità per menopausa precoce, con diagnosi di tumore che devono sottoporsi a chemioterapia o radioterapia, con patologie autoimmuni che richiedono trattamenti gonadotossici, trapianti di midollo e donne che potrebbero necessitare di chirurgia ovarica demolitiva ripetuta (ex endometriosi).

Indicazioni “sociali”

Il trattamento è rivolto alle pazienti che per motivi personali e/o lavorativi decidono di ricercare una gravidanza più avanti nel tempo, quando potrebbero subentrare delle difficoltà nel concepimento naturale per riduzione della fertilità.

Quali sono le tecniche di preservazione della fertilità?
Congelamento ovocitario (vitrificazione): dopo una stimolazione ovarica gli ovociti maturi prelevati sono sottoposti a congelamento mediante la tecnica, ormai consolidata da anni di utilizzo, di vitrificazione. Gli ovociti verranno scongelati quando la paziente sarà pronta ad affrontare la gravidanza. La possibilità di gravidanza futura utilizzando gli ovociti crioconservati dipende dal numero e dalla qualità degli ovociti recuperati. In generale questi fattori sono dovuti all’età e alla riserva ovarica della paziente al momento della raccolta.
Congelamento di tessuto ovarico: mediante intervento chirurgico laparoscopico vengono prelevati frammenti di corticale ovarica. Questa tecnica che ha il vantaggio di non richiedere una stimolazione ormonale; è la tecnica di scelta nelle ragazze in età pre-puberale e nelle pazienti che devono iniziare immediatamente la chemioterapia senza possibilità di attendere il tempo necessario per la stimolazione ovarica.
Come si svolge la crioconservazione?
La crioconservazione è la fase finale di una procedura articolata che, eseguita prevalentemente in regime ambulatoriale, si conclude con il prelievo degli ovociti in regime di ricovero in Day Surgery e comprende:

Visita preliminare con raccolta anamnestica accurata e counselling specialistico.
Esami diagnostici preliminari tra cui il dosaggio ormonale per la valutazione della riserva ovarica ed ecografia transva**nale in fase mestruale con la misurazione della volumetria ovarica e la conta dei follicoli antrali.
Induzione e monitoraggio dell’ovulazione. La donna si somministra una terapia ormonale, mediante iniezioni sottocutanee, che consente la maturazione contemporanea di più follicoli. Si eseguono ecografie transva**nali seriate per valutare dimensione e numero dei follicoli e dosaggi ormonali di estradiolo plasmatico e progesterone.
Prelievo degli ovociti. Avviene per via transva**nale, sotto guida ecografica e in analgesia o in sedazione profonda.
Il “social freezing” è un trattamento doloroso e/o pericoloso?
La fase della stimolazione ovarica comporta gli effetti legati all’assunzione degli ormoni sintetici che vanno da una lieve ritenzione idrica a modesto dolore in sede annessiale. La sindrome da iperstimolazione ovarica è una condizione che si verifica raramente e consiste nell’aumento delle dimensioni delle ovaie in relazione ai vari gradi di stimolazione ovarica; può comportare il rigonfiamento dell’addome e l’alterazione di alcuni parametri emato-chimici con necessità, nei casi più gravi, di ricovero in ospedale (

Oggi parliamo dell'ATROFIA VULVO VAGINALE  (AVV)Nonostante l’ampia diffusione, questa patologia è ancora oggi sottostima...
15/10/2025

Oggi parliamo dell'ATROFIA VULVO VAGINALE (AVV)

Nonostante l’ampia diffusione, questa patologia è ancora oggi sottostimata e parlarne è fonte di imbarazzo per migliaia di donne.

Ha un’incidenza altissima, colpisce in Italia una donna su due dopo la menopausa e provoca sintomi come secchezza va**nale, prurito e dolore ai rapporti sessuali.

Questa patologia ha un forte impatto negativo sulla qualità di vita della donna.
Una malattia che, nonostante l’ampia diffusione, è ancora oggi decisamente sottostimata: il coinvolgimento delle parti intime provoca spesso disagio e vergogna nelle donne, che tendono quindi a trascurare questa patologia, con inevitabili conseguenze sia di salute che sulla vita di coppia. I percorsi terapeutici per la sua cura sono diversi: dai lubrificanti va**nali alla terapia estrogenica locale, sino ad un recente trattamento senza farmaci basato su strumenti in particolare il laser Co2.

Ma cos’è l’atrofia vulvo-va**nale?

L’AVV è una condizione cronica che tende a peggiorare nel tempo. Si caratterizza per l’assottigliamento della mucosa va**nale, con conseguente riduzione della vascolarizzazione, dell’elasticità e del grado di idratazione. Inoltre, si contraddistingue per un aumento del pH va**nale associato ad una riduzione dei lactobacilli, batteri buoni che proteggono la flora va**nale.


Quali sono i sintomi?

Le donne che soffrono di AVV presentano una serie di sintomi tipici della menopausa (Sindrome Genitourinaria della Menopausa): secchezza va**nale, prurito, dolore e sanguinamento nei rapporti sessuali che coinvolgono tutta l’area vulvo-va**nale. L’AVV interessa anche il tratto urinario inferiore: l’aumento della necessità e l’improvviso e irrefrenabile stimolo a urinare sono fra i sintomi più comuni, oltre a possibili infezioni che possono colpire tutta l’area genito-urinaria.

Che conseguenze può avere sulla vita di coppia?

L’AVV è una condizione che non solo peggiora la percezione fisica che la donna ha di sé stessa, ma è anche frequentemente associata a rapporti sessuali dolorosi (dispareunia). Ha quindi un forte impatto sulla vita relazionale, tanto che circa due terzi delle donne che soffrono di atrofia vulvo-va**nale evitano l’intimità con il partner proprio per questa ragione.

Nonostante sia estremamente diffusa, l’AVV è una patologia sottostimata perché coinvolge la sfera intima delle donne ed è percepita pertanto come un tema imbarazzante da trattare. Rappresenta fonte di grande disagio e vergogna, in particolare per le donne in età avanzata, alle quali risulta difficile parlarne persino con i medici di medicina generale.

Solitamente colpisce le donne in menopausa ma può colpire anche donne più giovani.

L’AVV è una patologia strettamente legata alla carenza di estrogeni, condizione che caratterizza la menopausa. Questa si può però manifestare precocemente, come conseguenza di particolari situazioni patologiche: raramente risulta legata a fattori genetici, ambientali o a stili di vita; più frequentemente è dovuta a cause iatrogene, ovvero indotta da cure mediche, chemioterapia, radioterapia o conseguenza di un intervento di asportazione delle ovaie (intervento chirurgico demolitivo di ovariectomia bilaterale).


L’AVV si presenta nel 70% delle pazienti con pregressa diagnosi di tumore al seno (ovvero il 20% in più rispetto alla popolazione sana) come effetto collaterale delle terapie oncologiche, che spesso includono anche trattamenti farmacologi endocrini responsabili della menopausa.

In questi casi Il Dott.Marsili si è sempre reso disponibile ad offrire alle Donne Oncologiche il trattamento laser a prezzi ridotti e spesso gratuitamente.

Vi invitiamo a prendere coscienza che non deve essere un tabù, che noi vi capiamo e che per ulteriori informazioni siamo disponibili come sempre.

Claudia 347 363 4867

22/09/2025

COME MUORE UN ANZIANO OGGI?
Muoiono in OSPEDALE.
Perché quando la nonna di 92 anni è un po’ pallida ed affaticata deve essere ricoverata. Una volta dentro poi, l’ospedale mette in atto ciecamente tutte le sue armi di tortura umanitaria. Iniziano i prelievi di sangue, le inevitabili fleboclisi, le radiografie.
“Come va la nonna, dottore?”. “E’ molto debole, è anemica!”.
Il giorno dopo della nonna ai nipoti già non gliene frega più niente!
Esattamente lo stesso motivo (non per tutti, sia chiaro!) per il quale da diversi anni è rinchiusa in casa di riposo.
“Come va l’anemia, dottore?”. “Che vi devo dire? Se non scopriamo la causa è difficile dire come potrà evolvere la situazione”.
“Ma voi cosa pensate?”. “Beh, potrebbe essere un’ ulcera o un tumore… dovremmo fare un’ endoscopia”.
Chi lavora in ospedale si è trovato moltissime volte in situazioni di questo tipo. Che senso ha sottoporre una attempata signora di 92 anni ad una gastroscopia? Che mi frega sapere se ha l’ulcera o il cancro? Perché deve morire con una diagnosi precisa? Ed inevitabilmente la gastroscopia viene fatta perché i nipoti vogliono poter dire a se stessi e a chiunque chieda notizie, di aver fatto di tutto per la nonna.
Certe volte comprendo la difficoltà e il disagio in certi ragionamenti.Talvolta no.
Dopo la gastroscopia finalmente sappiamo che la Signora ha solamente una piccola ulcera duodenale ed i familiari confessano che la settimana prima aveva mangiato fagioli con le cotiche e broccoli fritti, “…sa, è tanto golosa”.
A questo punto ormai l’ ospedale sta facendo la sua opera di devastazione. La vecchia perde il ritmo del giorno e della notte perché non è abituata a dormire in una camera con altre tre persone, non è abituata a vedere attorno a sé facce sempre diverse visto che ogni sei ore cambia il turno degli infermieri, non è abituata ad essere svegliata alle sei del mattino con una puntura sul sedere. Le notti diventano un incubo.
La vecchietta che era entrata in ospedale soltanto un po’ pallida ed affaticata, rinvigorita dalle trasfusioni e rincoglionita dall’ambiente, la notte è sveglia come un cocainomane. Parla alla vicina di letto chiamandola col nome della figlia, si rifà il letto dodici volte, chiede di parlare col direttore dell’albergo, chiede un avvocato perché detenuta senza motivo.
All’inizio le compagne di stanza ridono, ma alla terza notte minacciano il medico di guardia “…o le fate qualcosa per calmarla o noi la ammazziamo!”. Comincia quindi la somministrazione dei sedativi e la nonna viene finalmente messa a dormire.
“Come va la nonna, dottore? La vediamo molto giù, dorme sempre”.
Tutto questo continua fino a quando una notte (chissà perché in ospedale i vecchi muoiono quasi sempre di notte) la nonna dorme senza la puntura di Talofen.
“Dottore, la vecchina del 12 non respira più”.
Inizia la scena finale di una triste commedia che si recita tutte le notti in tanti nostri ospedali: un medico spettinato e sbadigliante (spesso il Rianimatore sollecitato di corsa per “fare di tutto”)scrive in cartella la consueta litania “assenza di attività cardiaca e respiratoria spontanea, si constata il decesso”.
La cartella clinica viene chiusa, gli esami del sangue però sono ottimi. L’ospedale ha fatto fino in fondo il suo dovere, la paziente è morta con ottimi valori di emocromo, azotemia ed elettroliti.
Cerco spesso di far capire ai familiari di questi poveri anziani che il ricovero in ospedale non serve e anzi è spesso causa di disagio e dolore per il paziente, che non ha senso voler curare una persona che è solamente arrivata alla fine della vita.
Che serve amore, vicinanza e dolcezza.
Vengo preso per cinico, per un medico che non vuole “curare” una persona solo perché è anziana. “E poi sa dottore, a casa abbiamo due bambini che fanno ancora le elementari non abbiamo piacere che vedano morire la nonna!”.
Ma perché?
Perché i bambini possono vedere in tv ammazzamenti, stupri, “carrambe” e non possono vedere morire la nonna? Io penso che la nonna vorrebbe tanto starsene nel lettone di casa sua, senza aghi nelle vene, senza sedativi che le bombardano il cervello, e chiudere gli occhi portando con sé per l’ultimo viaggio una lacrima dei figli, un sorriso dei nipoti e non il fragore di una scorreggia della vicina di letto.
In ultimo, per noi medici: ok, hanno sbagliato, ce l’hanno portata in ospedale, non ci sono posti letto, magari resterà in barella o in sedia per chissà quanto tempo. Ma le nonnine e i pazienti, anche quelli terminali, moribondi,non sono “rotture di scatole” delle 3 del mattino.
O forse lo sono. Ma è il nostro compito, la nostra missione portare rispetto e compassione verso il “fine vita”. Perché curare è anche questo, prendersi cura di qualcuno.Anche e soprattutto quando questo avviene in un freddo reparto nosocomiale e non sul letto di casa.

di Carlo Cascone

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04/07/2025

Ci sono veleni che assumi ogni giorno: a volte si chiamano mamma, a volte papà, a volte nonno e nonna. Ci sono veleni che, spesso, non sanno di essere veleni, ma hanno un effetto tossico su di noi. Il «non si può dire,» il «non sta bene», il «non adesso», il «non puoi capire». Questi veleni ci vengono iniettati giorno dopo giorno con l'educazione, con il ricatto, con la paura.

Ci sono veleni che fanno così tanto parte di te che non li riconosci per quello che che sono. Si chiamano inadeguatezza, il non sentirsi mai abbastanza, il senso di colpa, la paura dell'abbandono, l'amore da meritarsi, il dover essere diversi perché quel che si è non va mai bene. Ci sono veleni che non sappiamo di iniettare, perché non siamo consapevoli del loro potenziale tossico. E ci sono veleni che pensiamo di dover passare per forza, perché li hanno passati a noi.

E poi ci sono persone che sono antidoto e, per fortuna, anche queste a volte si chiamano mamma, papà, nonno o nonna. A volte si chiamano marito, moglie, fidanzato, amico, maestra, psicologo.... A volte non sappiamo neanche come chiamarli, ma sappiamo soltanto una cosa: che ci fanno stare bene. Sono queste le persone di cui dovremmo circondarci. E sono sempre queste le persone che dovremmo diventare.

Perché c'è chi ogni giorno sceglie d'essere un po' meno veleno, e sceglie di lavorare su se stesso come diceva Jung e di diventare, quando può, antidoto.

Nella foto: Carl Gustav Jung

04/07/2025

Le dipendenze: un legame con il non detto. Le dipendenze non sono semplicemente mancanza di volontà o cattiva abitudine. Sono un disperato tentativo dell'anima di riempire un vuoto, di sfuggire a un dolore non nominato o di mantenere una lealtà invisibile con la storia della famiglia. Ogni dipendenza ha un significato profondo, una radice che spesso non si vede ad occhio n**o, ma si sente in ogni ripetizione, in ogni ricaduta, in ogni impulso incontrollabile. Dicono che la parola dipendenza derivi da "non detto", da ciò che è rimasto intrappolato nella memoria del corpo e del sistema familiare. Un dolore irrisolto, un duello non elaborato, un amore mai arrivato. Cosa cerca di evitare chi cade in una dipendenza? Quale storia continua a risuonare nella sua vita senza che io possa fermarla? Le sostanze, le abitudini, le ossessioni... sono tutte manifestazioni di un bisogno più profondo. Droga (cocaina, ma*****na, eroina, ecc. ) cercano di disconnettersi da una realtà insopportabile, dimenticare una ferita del passato o rompere un legame con l'autorità che è stata vissuta come oppressiva. L'alcool soffoca la paura di sentire, il bisogno di evitare la vita, il dolore di una madre assente o un amore che non ha potuto sostenere. Il tabacco cerca di riempire un vuoto materno, di colmare la mancanza di contatto emotivo o di generare un momento di calma. Zucchero e cioccolato cercano di compensare l'assenza di amore e tenerezza, la fame di dolcezza che l'infanzia non ha potuto saziare. Il sesso senza coscienza sostituisce la connessione reale con una costante ricerca fisica, confondendo desiderio con amore. Il lavoro eccessivo è una corsa senza fine per dimostrare valore, per sentire che basta in un mondo dove la produttività vale più della vita stessa. L'esercizio compulsivo cerca di scolpire un corpo che forse non sarà mai abbastanza per chi non accetta se stesso. Gli acquisti compulsivi riempiono carrelli vuoti come chi cerca di riempire il vuoto interiore con oggetti che non saranno mai abbastanza. Le relazioni tossiche e la dipendenza emotiva riflettono la lotta per trattenere l'amore, per non essere abbandonato, per non rivivere una ferita già troppo grande in passato. L'ossessione per il controllo è la paura dell'incertezza, il tentativo di sostenere la vita con forza per non cadere nel caos. L'attaccamento alla sofferenza, al dramma o alla tristezza sono spesso una lealtà inconscia verso un destino familiare dove il dolore era l'unico modo di appartenersi. Ogni dipendenza è un messaggio nascosto. Non si tratta solo di lasciarla, controllarla o sostituirla con un'altra. Si tratta di guardare la sua radice, di chiedersi con coraggio quale vuoto sta cercando di riempire e di riconoscere la storia che la sostiene. Guarire una dipendenza non è una battaglia contro l'impulso, è un processo di riconciliazione con il passato, un atto d'amore verso se stessi e un permesso di vivere senza catene. Perché solo quando capiamo che ciò che cerchiamo fuori non potrà mai riempire ciò che manca dentro, possiamo finalmente trovare la pace che tanto desideriamo.

01/07/2025

Siamo chiusi per ferie,torniamo lunedì 7,per urgenze rivolgetevi ai numeri privati.

01/07/2025

Coma ≠ Morte cerebrale.
E questa immagine lo spiega senza bisogno di parole.

🔹 A sinistra: un cervello in coma.
🧠 L’attività elettrica è alterata, ma il sangue continua a scorrere.
Il corpo lotta. La vita pulsa. C’è speranza.

🔹 A destra: un cervello in morte cerebrale.
🧠 Niente circolazione. Niente ossigeno. Nessuna attività. Solo silenzio.
È il punto di non ritorno.

Perché è importante capire la differenza?
Perché il coma è uno stato profondo, ma reversibile.
La morte cerebrale, invece, è irreversibile. È la fine della funzione neurologica.
E troppe famiglie, nella confusione, continuano a sperare… senza sapere che il loro caro, in realtà, non c’è più.

📌 La morte cerebrale è l’unica condizione in cui, per legge, si può dichiarare il decesso anche con il supporto vitale ancora attivo.
📌 È anche il momento in cui la vita può continuare… attraverso la donazione degli organi.

Capire tutto questo fa male. Ma è necessario.
Perché la scienza non serve solo a spiegare…
Serve anche a decidere. Con amore. Con dignità. Con chiarezza.

🧠 Il cervello non si vede.
Ma quando si ferma… l’immagine parla da sola.

Una attende.
L’altra… è già andata via.

Indirizzo

Viareggio
55049

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 13:00
15:30 - 19:30
Martedì 10:00 - 13:00
15:30 - 19:30
Mercoledì 10:00 - 13:00
15:30 - 19:30
Giovedì 10:00 - 13:00
15:30 - 19:30
Venerdì 10:00 - 13:00
15:30 - 19:30

Telefono

+393473634867

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