31/01/2026
𝐃𝐈𝐄𝐓𝐀 𝐕𝐄𝐆𝐄𝐓𝐀𝐋𝐄 𝐄 𝐌𝐀𝐋𝐀𝐓𝐓𝐈𝐄 𝐀𝐔𝐓𝐎𝐈𝐌𝐌𝐔𝐍𝐈
Una dieta vegetale ha chiari effetti sulla sintomatologia in pazienti affetti da malattie autoimmuni.
Quelle di più frequente riscontro sono: l'artrite reumatoide, il diabete mellito di tipo I, il Morbo di Chron, la colite ulcerosa, la sclerosi multipla, il lupus eritematoso sistemico, la sindrome di Sjogren, la psoriasi, la sclerodermia, la polimiosite, le connettiviti autoimmuni e la tiroidite di Hashimoto.
Secondo Michela De Petris, medico specialista in Scienza dell’Alimentazione «attraverso un'alimentazione corretta è possibile modificare il decorso della malattia, ridurre l'intensità ed il numero dei disturbi fisici ad essa correlati, allungare i periodi di benessere, diminuire le fasi di riacutizzazione e migliorare la prognosi».
Lo Studio più accurato rivolto a valutare gli effetti della dieta sull'artrite reumatoide è stato condotto in Norvegia una ventina d’anni fa.
I soggetti del gruppo in esame (27 pazienti) vennero sottoposti ad un periodo di digiuno di sette-dieci giorni, nel corso del quale si limitarono ad assumere un succo di frutta che apportava 200-300 kcal al giorno, ed al termine del quale iniziarono a seguire una dieta vegana che escludeva glutine, zucchero raffinato, agrumi, alcool, caffè, tè, sale, spezie piccanti e conservanti.
Dopo alcuni mesi, il gruppo in esame passò lentamente ad una dieta latto-vegetariana per il restante periodo di osservazione (1 anno totale).
Introducendo latte, latticini, e glutine a giorni alterni. I soggetti del controllo (26 pazienti) consumarono invece una comune dieta mista.
Dopo quattro settimane, vennero rilevati miglioramenti significativi per quanto riguarda mobilità e tumefazione articolare, dolore, durata della rigidità mattutina, forza di prensione, e modificazioni dello stato di salute globale.
Questi miglioramenti significativi vennero mantenuti nei soggetti del gruppo in esame per tutta la durata dello Studio.
Il gruppo che seguì la dieta vegetariana aveva valori molto più bassi di velocità di eritrosedimentazione (VES, indice molto sensibile di infiammazione) e di Proteina C-Reattiva (PCR, indice di infiammazione).
Anche un altro studio recente ha dimostrato che una dieta vegetariana stretta, senza glutine e latte e derivati, migliora nettamente i sintomi dell’artrite reumatoide e si accompagna a una netta riduzione dell’attività anticorpale contro gli antigeni contenuti nel glutine e nel latte.
Secondo il gruppo svedese, del Karolinska Institute di Stoccolma, autore dello studio, il 40 per cento dei pazienti a dieta vegetariana stretta (senza glutine e latte), comparato con il 4 per cento del gruppo a dieta normale, mostra un significativo miglioramento dei sintomi di artrite reumatoide.
Le indicazioni alimentari della dottoressa Michela De Petris sono: basare la propria dieta su cibi di origine vegetale (cereali, legumi, verdura, frutta, semi, noci), preferire preparazioni semplici, scegliere alimenti non conservati o troppo elaborati, consumare in abbondanza cibi ricchi di vitamine ed acidi grassi buoni; limitare il più possibile l'assunzione di acidi grassi saturi animali e di acido arachidonico (precursori di prostaglandine infiammatorie): latte, formaggi, b***o, uova, carne, salumi (eliminarli completamente nelle fasi di riacutizzazione); ridurre il consumo di acidi grassi della serie omega 6 (promuovono la sintesi di acido arachidonico): olio di soia, olio di girasole, olio di mais, olio di sesamo, olio di semi vari, margarina, maionese, semi di girasole; incrementare l'uso di cibi ricchi di acidi grassi polinsaturi della serie omega 3 (riducono la sintesi di molecole infiammatorie e svolgono una potente attività antinfiammatoria): olio di lino (a crudo), semi di lino, noci, rosmarino ed origano secco, semi di zucca, fagioli di soia, portulaca, mandorle e nocciole; assumere giornalmente alimenti ad alto contenuto di vitamine antiossidanti A, C, E (contrastano l'attività dei radicali liberi che stimolano la produzione di molecole infiammatorie); utilizzare zenzero (fresco o secco in polvere) e peperoncino; preferire il consumo di cereali integrali in chicco (riso, avena, orzo, miglio, amaranto, quinoa, grano saraceno, mais) per il loro contenuto in acidi grassi polinsaturi (omega 3); ridurre l'utilizzo di alimenti ricchi di glutine (grano, farro, kamut, seitan); eliminare il più possibile prodotti contenenti zuccheri semplici (biscotti, torte, bibite zuccherate, miele, gelati, prodotti di pasticceria in genere) e imparare a cucinare dolci alternativi sostituendo latte, uova, b***o e zucchero con: latti vegetali (di riso, soia, avena, mandorla), creme di nocciola, di mandorla, frutta secca, uva passa e succo di mela; raggiungere e mantenere un peso corretto (BMI compreso fra 18.5 e 24.9); eccessi alimentari stimolano la produzione di radicali liberi e promuovono l'infiammazione dei tessuti; se possibile, svolgere un'attività fisica moderata e regolare (passeggiate, nuoto, bicicletta) che consente di preservare il trofismo muscolare, mantenere la mobilità articolare e migliorare il tono dell'umore.
(grazie a Michela De Petris e SSNV.it)
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