Psicologa Psicoterapeuta Federica Casari

Psicologa Psicoterapeuta Federica Casari Spazio di consulenza psicologica e supporto psicoterapico rivolto a individui, coppie e famiglie

Spazio di consulenza psicologica e psicoterapia rivolto ad adulti, minori, coppie e famiglie.

Partecipate numerosi, è un progetto molto interessante e quanto mai utile.
29/12/2020

Partecipate numerosi, è un progetto molto interessante e quanto mai utile.

🌈GRUPPI NELLA PANDEMIA: iscrizione aperte fino al 16 gennaio!

DI COSA SI PARLERA’ NEI GRUPPI?

I temi sollevati dalla pandemia investono la comunità tutta e quindi riguardano ognuno di noi; sono aspetti che viviamo quotidianamente, ogni giorno, e che ognuno vive e sente dentro di sé.
É per questo che il percorso di gruppo è stato immaginato per poter parlare di come viviamo le nostre giornate e di come “ci” viviamo, di come ci percepiamo, dopo due lockdown e nel mezzo di una pandemia; della nostra vita lavorativa e di quali ripercussioni sta subendo; delle nostre relazioni e di come sono cambiate; del nostro futuro e di come ci sembra potrà essere. Di tutto questo si parlerà e lo faremo in un clima di rispetto e di accoglienza reciproci.
La dimensione del gruppo ci permetterà di esplorare in sicurezza, definire ed esprimere vissuti personali anche profondi, originali e faticosi, in un’ottica, però, di costante sostegno reciproco, orientata alla ricerca e al rafforzamento delle risorse in campo e alla promozione di uno sguardo capace di accogliere e valorizzare i nostri stati d’animo, rendendocene più tollerabile il peso e meglio comprensibile il senso e il valore.
Chiedi di partecipare telefonando a 3755856858 o scrivendo a info@sportellotiascolto.it

https://coscienzeinrete.net/lancet-non-e-una-pandemia-ma-una-sindemia/«La conseguenza più importante di inquadrare Covid...
29/11/2020

https://coscienzeinrete.net/lancet-non-e-una-pandemia-ma-una-sindemia/

«La conseguenza più importante di inquadrare Covid-19 come una sindemia è sottolineare le sue origini sociali».

«La vulnerabilità dei cittadini più anziani, delle comunità nere, asiatiche e delle minoranze etniche, e dei lavoratori di servizi essenziali mal pagati e senza protezioni sociali, mostra una verità finora appena riconosciuta: non importa quanto efficace sia la protezione fornita da un vaccino o da un farmaco. Una soluzione puramente biomedica al Covid-19 fallirà».

Lancet: non importa quanto efficace sia la protezione fornita da un vaccino o da un farmaco, una soluzione puramente biomedica fallirà.

Pubblico qui una serie di riflessioni su adolescenza, conflitto e identità, scritte alcune mesi fa ed ora, mi rendo cont...
06/11/2020

Pubblico qui una serie di riflessioni su adolescenza, conflitto e identità, scritte alcune mesi fa ed ora, mi rendo conto, tanto più attuali alla luce del 'secondo lockdown' che i nostri giovani stanno vivendo (subendo?).



Non lo si scopre certo ora, ma Oscar Wilde aveva l’occhio avanti: solo gli sciocchi non cambiano opinione.

Eppure, quanto siamo affezionati alle nostre storie sul mondo, alle narrazioni che ci costruiamo per restituircelo dotato di senso e provvisto di quel pizzico di prevedibilità e sicurezza che ci è necessaria per vivere quotidianamente.

Il bisogno di rimanere ancorati a ciò che ci è familiare, a certe visioni del mondo e delle persone a noi care – anche le più vicine, persino quando ciò provoca sofferenza e incomprensioni – è profondamente ed intrinsecamente umano.
Tuttavia, è il cambiamento a contraddistinguere la vita nelle sue molteplici espressioni e sfumature. Anche laddove i nostri sensi non ci permettono di cogliere tutto ciò che muta, nondimeno tutto cambia: in natura e nel mondo animale, così come nei sistemi umani. Il concetto di omeostasi, nato in fisica e poi esteso allo studio dei sistemi umani e sociali, illustra bene tale punto: l’equilibrio è un processo dinamico, che ha più a che fare con variazioni seppur minime intorno ad un valore di riferimento che non con la stasi, con l’immobilità.
Tutto ciò ricorda molto il meccanismo attraverso cui impariamo ad andare in bicicletta da piccini: per stare in equilibrio e non cadere rovinosamente per terra è necessario non soltanto non stare perfettamente immobili, ma anzi, oscillare un poco a destra e sinistra, in avanti e indietro. Giochiamo sempre sul filo, fintanto che i micro-movimenti che ci permettono di rimanere in sella non diventano per così dire automatici. Lo sanno bene gli equilibristi di professione, così come i bambini: all’inizio hanno bisogno di un appoggio multiplo, le rotelline o le braccia protettive dei familiari. In seguito, capito il trucco e affrontati spaventi e sbucciature, prendono il largo e trovano il loro equilibrio: che soddisfazione quell’istante in cui apprendono ad ‘andare da soli’! E ‘andare da soli’ non è mai un rimanere fermi: è il modo migliore che ciascuno trova non soltanto per crescere ed evolvere, ma anche per trovare quell’equilibrio mutevole che consente di restare coi piedi – o con le ruote – per terra. Ma gli errori, le cadute, i conflitti sono inevitabili, oltre che necessari.

Parliamo qui di adolescenti, ma forse sarebbe più opportuno parlare di ‘famiglie adolescenti’: spesso è il sistema familiare che fatica a reggere l’urto, a confrontarsi con la sfida.
Ma quale sfida? La provocazione lanciata dal ragazzo o dalla ragazza, improvvisamente irriconoscibili agli occhi dei genitori? O è forse una sfida per la famiglia tutta, altrettanto repentinamente sollecitata a trovare nuovi equilibri relazionali, interni e con l’esterno?
E ancora: chi deve cambiare, chi si deve rendere autonomo da chi? I figli dai genitori o il contrario? Magari entrambe le cose?
Tanti sono gli interrogativi che è doveroso lanciare per grattare la superficie di etichette e narrazioni che ingabbiano e colpevolizzano, da una parte gli adolescenti, accusati di apatia, strafottenza e insofferenza, dall’altra i genitori, con le loro mancanze e i loro bisogni narcisistici proiettati sui figli.
E poi: ci è utile polarizzare la questione in tal modo? Non sarebbe forse più opportuno – e sì, certamente più faticoso – accettare di stare nel conflitto?

Il conflitto fa paura, può essere doloroso e talvolta angosciante: si teme di perdere il contatto con se stessi, di rovinare una relazione importante. Rimanda alla guerra, alla morte. In realtà, per quanto moralmente inaccettabile, la guerra – portatrice di morte – ha in sé molta più vita e azione del suo opposto, la pace, che esiste solo in quanto mancanza di conflitto, come stasi, noia. La pace, dunque, paradossalmente, somiglia molto alla morte.
“E’ come se la guerra amplificasse qualcosa che appartiene alla natura umana e la pace volesse ignorare questo principio. Il principio è il conflitto.” (Buscema, 1994, p. 11).

Come si è detto, tutto muta, che noi lo vogliamo o no, che noi riusciamo a vederlo o no.
Anche la percezione che abbiamo di noi stessi è conflittuale, un mix di luci ed ombre, di emozioni rassicuranti e pensieri benevoli, ma anche di scarti, rifiuti che non ci fa piacere guardare, e che nondimeno esistono e sono destinati a ritornare, se non vengono illuminati, riconosciuti e fatti dialogare, a volte scontrare, con le parti ‘in luce’.
L’identità è conflitto, è rivendicazione, resistenza, opposizione, a tutti i livelli: l’identità di un popolo, di un gruppo, di una famiglia, di una coppia, di un genitore, di un figlio. O meglio, è un processo che si dispiega nel tempo, che per respirare necessita di spazio e spazi diversi, che riguarda il singolo ma anche il gruppo, che gioca di reciprocità e interconnessioni: come lo smottamento in una parte del terreno crea movimenti anche nelle zone vicine. Per crescere è necessario negare, opporsi a qualcun altro. Siamo spesso portati ad immaginare un tale processo evolutivo come lineare e coerente, finalizzato alla costruzione di un quadro finale che si pensa, o si desidererebbe, conoscere in anticipo. In realtà le cose seguono traiettorie divergenti, e prendono strade impreviste, ben più complesse.

Pertanto, ritornando ai nostri adolescenti: è quanto mai fondamentale per loro che quel qualcuno adulto significativo accetti la sfida, mostri di voler stare nel conflitto, non solo nel dialogo generazionale, ma anche nel dialogo con se stesso e con le proprie contraddizioni interne. Come possiamo essere educatori realmente efficaci se non rischiamo di affrontare anche le nostre zone d’ombra, i nostri conflitti interiori?

I ragazzi ci sentono, mostrando una sensibilità che talvolta ci stupisce. Essi hanno bisogno di percepire che dall’altra parte quel qualcuno c’è: non solo mostrando vicinanza affettiva e accudimento, ma anche disponibilità al confronto, volontà e capacità di stare nel conflitto, nelle note dissonanti.
Gli adolescenti provocano per sentire i confini della propria identità in divenire ma anche per sentire quel contenimento che, in fondo, desiderano e necessitano per crescere e sapere chi sono: per avere la sicurezza di essere amati malgrado e grazie al loro cambiamento.

Lo psicanalista Miguel Benasayag, in “Elogio del conflitto” (2008), così afferma: “Si tratta di capire in che modo l’essere umano, l’essere umano così com’è, l’essere umano con il suo fondo di costitutiva oscurità, possa costruire le condizioni di un vivere comune malgrado il conflitto e anzi attraverso il conflitto, mettendo fine al sogno o all’incubo di chi vorrebbe eliminare tutto ciò che vi è, in lui, di ingovernabile. L’ingovernabile è parte essenziale della realtà dell’uomo: ogni tentativo di negarlo o di assoggettarlo violentemente a una forma – di formattarlo, come potremmo dire d’ora in poi – è destinato a produrre un ritorno del rimosso o nel peggiore dei casi un’esplosione di barbarie.” (p.9). E ancora: “Solo nel dispiegarsi delle molteplici dimensioni dell’esistenza la vita può perdurare e può dispiegarsi appieno. Ogni elogio del conflitto è un elogio della vita. Ogni elogio del conflitto parla del conflitto come fondamento della vita.” (p. 206)

Può essere infine che il concetto di ‘natalità’, così magistralmente descritto da Hannah Arendt, abbia parecchio a che fare con ciò di cui si è parlato finora: “Come esseri umani, anche se siamo destinati a morire, siamo in realtà nati per ricominciare”.

Come ogni crisi e periodo di forte mutamento, anche l’adolescenza dei figli offre opportunità di crescita a tutto il sistema familiare. Spesso è la famiglia stessa, con le sue capacità di resilienza e grazie alle sue risorse interne ed esterne, a trovare nuovi equilibri, riuscendo ad auto-organizzarsi in maniera creativa e aperta al futuro.

25/05/2020

Siamo felici di condividere con voi questa iniziativa, rivolta a genitori e famiglie, dal titolo "Genitori e figli adolescenti in tempo di coronavirus. Porte aperte o porte chiuse?", una serie di quattro incontri online gratuiti che vogliono offrire uno spazio di ascolto e confronto rispetto ad esperienze, fatiche ed emozioni connesse alla relazione comunicativa genitori-figli, alla luce del periodo di quarantena e di successiva riapertura delle attività sociali.

Si parte giovedì 4 giugno alle ore 21.00!

Per informazioni e iscrizioni potete:

- mandare una mail al seguente indirizzo: idealmentesondapiu2015@gmail.com

- contattarci via Messenger dalla nostra pagina Facebook

- contattarci via telefono o Whatsapp al numero: 335 596 4913

Al momento dell'iscrizione verrà inviato il link al quale collegarsi per partecipare alla conversazione.

Vi aspettiamo numerosi!

Un bilancio, ed alcune interessanti riflessioni, di Massimo Giuliani rispetto ai cambiamenti cui la pratica clinica e ps...
07/05/2020

Un bilancio, ed alcune interessanti riflessioni, di Massimo Giuliani rispetto ai cambiamenti cui la pratica clinica e psicoterapeutica è andata incontro nei mesi precedenti.
Mi trovo in sintonia col suo pensiero: si tratta di adattare la cornice al contesto, cogliendone e valorizzandone le potenzialità e le differenze. Una (fino a poco tempo fa) impensata occasione di apprendimento!

http://www.massimogiuliani.it/blog/2020/04/04/bilancio-di-un-mese-che-ha-cambiato-il-nostro-lavoro/

Sarà attivo da domani il numero unico di ascolto telefonico. Se avete bisogno ... chiamate!
02/04/2020

Sarà attivo da domani il numero unico di ascolto telefonico. Se avete bisogno ... chiamate!

I bimbi lo sanno anche senza saperlo, e da adulti ce ne dimentichiamo: la noia è generatrice di cambiamento e creatività...
28/03/2020

I bimbi lo sanno anche senza saperlo, e da adulti ce ne dimentichiamo: la noia è generatrice di cambiamento e creatività.

Dall'articolo di Luigi D'Elia:

"Una riflessione a latere, ma neanche tanto: la quarantena sta stravolgendo la percezione e la gestione del tempo. In particolare assistiamo al livellamento dell’attribuzione sociale di valore riguardo il tempo libero.

[...]

Oggi, durante la pandemia, assistiamo ad un reset dell’attribuzione sociale sul tempo. Tutto il tempo libero ha più o meno lo stesso valore. Un livellamento che rimescola le carte in gioco. Oggi, a parte chi sta in prima linea e il cui tempo è considerato giustamente sacro per la collettività, per tutti gli altri in isolamento c’è un generale pareggiamento: chi sa usare il tempo, indipendentemente dalla sua posizione socioeconomica, sta bene e vince.

Si tratta di capire – e mai come adesso possiamo capirlo veramente bene – che la nostra epoca ha realizzato la massima introiezione di codici sociali compiacenti, mi riferisco in particolare ai codici maniacali e consumistici sintetizzabili nel motto: lavora, consuma, crepa. Altroché qualità della vita… Ma oggi tutti noi dobbiamo necessariamente disfarci di questi codici per un paio di mesi per far spazio ad altro.

Sì, ma a cosa?

La gestione della noia. La noia non è l’apatia. L’apatia è rassegnazione nell’impotenza, è calma piatta, inerzia. La noia è inquietudine, è interiormente vitalissima, è insoddisfazione, irrequietezza. La noia sbraita: non è qui che dovrei trovarmi, non è questo nulla che ho da fare! Devo stare altrove a fare ben altro!

Chiedo loro di riconnettersi con quella bambina e quel bambino annoiato, ma alla fine felice. Felice di aver gettato dentro di sé un amo e di aver pescato un enorme pesce dorato.

Forse allora il nostro TSO collettivo può trasformarsi in un ricovero volontario e preludere ad una trasformazione".

http://www.psychiatryonline.it/node/8510?fbclid=IwAR09ni2zCY8MIDFTqVeNZNJG-I72L4WEt4gAcHLNGYQtW0aKP-ofo6iqs2E

23/03/2020
23/03/2020

Chiunque abbia bisogno CHIAMI!

Indirizzo

Via F. Maggi 25/bis
Vigevano
27029

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 13:00
Martedì 15:00 - 19:00
Mercoledì 15:00 - 19:00
Giovedì 15:00 - 19:00

Telefono

+393474222478

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