13/04/2020
Da valeria una collega toscana, cronaca di questi tempi
Un giorno qualcuno mi chiederà quali saranno le cose più assurde,più strane, più toccanti che ho visto dietro al bancone della farmacia.
In effetti ne vediamo tante: foglietti con improbabili nomi dei farmaci, richieste impossibili da soddisfare, gente di ogni tipo…
Ma com’è iniziato questo periodo così drammatico, così fori dal normale?
Era un sabato pomeriggio – racconterò – quando mi arrivarono due telefonate, due proposte di lavoro, da due farmaciste, una di Livorno e l’altra di Santa Croce sull’Arno.
Accettai la prima proposta dicendo che sarei andata volentieri in prova. “Se va bene durerà un anno”, mi disse.
Dopo 10 minuti arrivò l’altra chiamata: la proposta era un mese, prima un no, poi un ni.... Buttai giù e richiamai subito Elena, la seconda farmacista, e le confermai di preferire un mese da lei, da loro. Era fatta!
Entro il 24 marzo e saluto le belle colleghe sorridenti, ma provate, si vede. Provate dalla mascherina, dai guanti, dai plexiglas, dalle telefonate interminabili, dalle domande sfiancanti e ripetitive delle persone. Ma era lì, rimanevano al loro posto.
Comincio un nuovo periodo di lavoro in una farmacia a me molto famigliare . Una prima settimana intensa: nonostante la quarantena, tutti sembrano aver bisogno di una farmacia.
Già la “farmacia”… Ma cosa è una farmacia in sostanza?
È davvero un negozio, è davvero un acchiappa citrulli per le vendite che non sono etiche? È davvero una proprietà di pochi che dà lavoro a “tanti dottori”?
Forse è tutto questo, forse no, ma per me è un discorso più interiore, più intimo, fatto di tante storie quotidiane, di un sorriso mascherato che si prova a trasmettere con gli occhi, è una mano che non si può tendere fisicamente, è un abbraccio a tante persone che si sentono sole, che sono sole.
Per esempio c’è Cecilia, che non vedevo da ottobre. Appena entrata, mi ha visto e ha esclamato: “Ciao Valeria, che bello che sei qua!”. Lei è sola lei viene a trovarci ogni 3-4 giorni, magari a prendere qualche prodotto poco utile… In realtà vuole parlare,sa che conosco i suoi problemi. Sono felice se sta li mezz’ora, anche se fuori si spazientiscono perché non si smaltisce la fila (magari qualcuno potrebbe rimanese a casa...).
Cecilia è un po’ l’esempio della solitudine non di questi giorni, ma di una quarantena di una vita intera, anche perché sa che sarà sola forse più di prima quando tutto finirà.
Per me la farmacia è anche una profonda riflessione sulla vita, sulle persone, perché ci sono anche quelle cattive, che ti umiliano, che ti lacerano e non dovresti rispondere, ma a volte non ce la fai, non puoi accettare la loro ignoranza infinita la loro arroganza.
Sì, penso che un giorno ricorderò questo 2020 così denso di emozioni, ricorderò che mi sono sfinita a forza di dire “State a casa”, che sono stata giornate intere in piedi, che ho risposto a telefonate estenuanti, che ho avuto a che fare anche con persone maleducate.
Ma poi ripenserò anche a persone come Cecilia, e ce ne sono tante: se qua e là, durante i miei turni stressanti, ho dedicato un po’ di tempo a queste persone rendendole felici, so che avrò fatto bene il mio lavoro.