Sono una Psicologa Perinatale, specializzata in Aptonomia e sostegno alla genitorialita’. In formazione come psicoterapeuta. Non solo genitori!
Accompagno chi è genitore o sta per diventarlo, rivolgendomi in particolar modo a chi ha bambini piccoli (da 0 a 6 anni). Dopo 2 gravidanze interrotte, sono diventata mamma di Camilla (nel 2019), grazie alla quale tutto quello che credevo di sapere ha lasciato spazio ad una nuova e profonda consapevolezza, trasformando la mia visione della maternità in un percorso di crescita non solo per la mia bambina ma anche per me stessa. Oltre alle consulenze individuali e di coppia, conduco PERCORSI ON LINE per genitori che hanno l'obiettivo di trasmettere una buona informazione riguardo a come funziona un bambino piccolo, cosicché ci possa essere una buona comunicazione tra genitori e figli; e offrire strumenti pratici che possano aiutarvi a capire i bisogni dei bambini e come soddisfarli, aiutandovi così a diventare genitori consapevoli. Gli argomenti di cui mi occupo sono vari: accompagnamento prima, durante e dopo la nascita del bambino; lutto in gravidanza, allattamento, sonno del bambino, i primi distacchi da mamma e papà, le crisi del bambino, i suoi “capricci”, i limiti, le emozioni, le interazioni con i suoi pari, i litigi tra fratelli, e molto altro. Oltre a percorsi di crescita per genitori , propongo percorsi anche per operatori della prima infanzia (in particolare educatori di asilo nido e scuola per l’infanzia) per contribuire alla diffusione di una buona informazione e di maggiore consapevolezza rispetto al bambino piccolo e al suo vissuto emotivo, tutto con l’obiettivo di offrire la visione di un nuovo approccio educativo « aptonomico » che aiuti a « vedere » il bambino nella sua interezza creando con lui buone interazioni che contribuiranno ad una sana crescita (di tutti, grandi e piccini). Sono specializzata in APTONOMIA, definita come la Scienza dell'affettività espressa attraverso il contatto, un approccio di cura che permette di entrare in relazione profonda con il bambino, già durante la gravidanza. Con il mio lavoro desidero contribuire al sostegno della relazione madre-padre-bambino, attraverso la diffusione di una cultura basata sulla fisiologia, sull’affettività e sull’importanza delle relazioni primarie. La nascita e la crescita di un bambino non sono un fatto personale ma una questione che dovrebbe coinvolgere l’intera società. Una società evoluta è una società che sostiene la madre e la coppia di genitori in un momento delicatissimo qual’è l’arrivo di un nuovo essere umano. Insieme a me potrai trovare un modo di comunicare con il tuo bambino che permetterà ad entrambi di sentirvi riconosciuti ed accettati per ciò che siete. Ho creato il gruppo facebook Genitori consapevoli 0-6 anni, al quale t'invito ad iscriverti, per offrire uno spazio di confronto e condivisione tra voi genitori alle prese con le difficoltà che quotidianamente s'incontrano con un bimbo piccolo.
20/04/2026
Una bella occasione di crescita personale
“Ho concepito il programma SAT perché le persone possano apprendere a lavorare su se stesse in un contesto di aiuto reciproco. É possibile conoscere se stessi, prendersi cura di sé e crescere in modi molto diversi, attraverso l’amore empatico, la devozione, l’attenzione, l’autenticità, l...
Questa sera a cena si parlava di punizioni fisiche.
A un certo punto ho guardato Camilla, 7 anni, e le ho detto:
“Camilla, sai… alcuni genitori pensano che dando le botte il bambino impara.”
Lei mi ha guardata e ha risposto, senza pensarci troppo:
“Impara a dare le botte.”
È stata una risposta così veloce e sicura che mi ha sorpresa.
E mi ha fatto pensare:
se ci arriva una bambina di 7 anni… forse ci possiamo arrivare anche noi adulti.
I bambini imparano sempre.
Ma non imparano quello che diciamo.
Imparano quello che vivono.
Se ricevono botte, imparano che:
👉🏻 quando sei arrabbiato puoi fare male
👉🏻 chi è più forte decide
👉🏻 l’amore può far male
👉🏻 il corpo dell’altro non è da rispettare
Se invece incontrano un adulto che sa tenere il limite senza ferire, imparano che:
🥰 si può essere arrabbiati senza distruggere
🥰 le emozioni si possono attraversare
🥰 qualcuno resta anche quando sbagli
🥰 il rispetto non passa dalla paura
Educare non è “far imparare una lezione”.
È essere quella lezione.
E i bambini osservano tutto.
Anche quando sembra che stiano giocando o guardando altrove.
📌 Percorsi, consulenze e incontri esperienziali per genitori di bambini da 0 a 6 anni.
Ti accompagno con delicatezza e competenza nei momenti complessi della prima infanzia, attraverso consulenze individuali o percorsi in piccolo gruppo.
✨ Vuoi restare aggiornato sulle proposte in partenza? Scrivimi su WhatsApp al 347 5576352 con il messaggio:
“Vorrei ricevere informazioni sui prossimi eventi”
👉🏻 Se desideri diventare un genitore o un educatore più consapevole, clicca SEGUI sulla mia pagina e unisciti alla comunità di chi sceglie di crescere insieme ai propri figli.
💬 Oltre ai percorsi, offro anche consulenze genitoriali individuali per affrontare difficoltà specifiche, senza giudizio, con strumenti concreti e personalizzati.
💡 Pensare di farcela sempre da soli è come credere di poter aggiustare la caldaia senza chiamare l’idraulico.
Solo che l’idraulico è accettato, lo psicologo ancora no.
Ma chiedere aiuto non è debolezza: è responsabilità, amore, coraggio.
Fallo ora che tuo figlio è piccolo. Le difficoltà non migliorano da sole con il tempo ❤️
Foto dal web
09/04/2026
INIZIATIVA molto bella pensata per neogenitori o futuri genitori.
A Basélga di Piné, presso la Biblioteca LAC, è stato organizzato dalla nutrizionista Selene Tessadri, un ciclo di incontri gratuiti dedicati ai primi mesi di vita con un bambino: alimentazione, cura del neonato, svezzamento… e anche uno spazio più emotivo.
Io terrò l’incontro del 7 maggio, dedicato alle mille sfumature della maternità: uno spazio di confronto e condivisione su tutto ciò che si muove dentro quando si diventa mamma, le parti luminose ma anche quelle più faticose, di cui si parla meno.
Sarà un momento semplice, accogliente, dove poter portare la propria esperienza senza giudizio, per sentirsi forse un po’ meno sole o inadeguate.
Se ti può interessare partecipare o conosci qualcuno a cui potrebbe fare bene, qui trovi tutte le informazioni.
Vi aspetto! 🥰
Un caro saluto
Elena Conci Psicologa Perinatale
30/03/2026
LA RESPONSABILITÀ DI ESSERE GENITORI
L’altro giorno, in consulenza, un papà mi ha detto una cosa con molta sincerità:
“Ci sono momenti in cui a un certo punto prendo e me ne vado. Perché un po’ va bene, ma poi la pazienza finisce.”
E mentre lo diceva, c’era dentro tutto: la fatica, il limite, e anche un po’ di senso di colpa.
Essere genitori è la cosa più difficile del mondo.
E sì, ci sono momenti in cui non ce la facciamo.
Momenti in cui allontanarsi è l’unico modo per non dire o fare qualcosa di cui potremmo pentirci.
Possiamo farlo.
Possiamo prenderci quello spazio.
Ma con una consapevolezza importante:
non finisce lì.
Perché poi dobbiamo tornare.
Tornare dai nostri figli, riprendere il filo, e soprattutto riparare.
E non per riparare i nostri sensi di colpa, ma per riparare quello che accade nel bambino. Una rottura nella relazione.
Lo possiamo fare Con uno sguardo, con una parola, con un “prima ero troppo arrabbiato”.
Perché noi siamo il loro modello.
E loro imparano da noi non come essere perfetti, ma come si sta nelle relazioni anche quando si sbaglia.
Non è l’allontanarsi il problema.
È non tornare a livello emotivo!
E nel tornare c’è una delle lezioni più importanti che possiamo insegnare:
che non sei solo con quello che provi.
E io posso esserci per te, anche lì.
Perché essere genitori non è avere un giocattolo tra le mani, ma incontrare un essere umano, una persona, che crescerà e sarà un adulto nel mondo.
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27/03/2026
BAMBINI & EMOZIONI
Ieri sera, entrando al supermercato, mia figlia si è fermata di colpo.
Si è nascosta dietro di me e mi ha detto:
“Quel bambino è cattivo. Non lo voglio vedere.”
Nel suo corpo c’era qualcosa di molto chiaro:
un misto di paura e vergogna.
E io, per un attimo, non sapevo cosa stessi vedendo davvero.
Era timidezza?
Era paura?
Era successo qualcosa?
Lei non voleva parlarne.
Alle mie domande non rispondeva.
E lì ho sentito quanto è delicato quel momento.
Perché quando un bambino non parla,
non è che non ha niente da dire o non vuole parlarti.
È che non ha ancora trovato le parole.
Questa mattina ho provato ad avvicinarmi in un altro modo.
Con leggerezza.
Senza incalzare.
Le ho raccontato di quando ero piccola,
di un bambino che mi faceva dispetti (che pensate un po’ me lo sono ritrovato da papà in consulenza 🥹).
E piano piano, tra una risata e l’altra,
qualcosa è arrivato.
Non tutto.
Non in modo chiaro.
Ma abbastanza per sentire che dentro c’è un mondo.
E questo, per me, è il punto.
Noi adulti siamo spesso concentrati sul comportamento:
“Cosa è successo?”
“Cosa ha fatto?”
“Chi ha iniziato?”
Ma sotto…
c’è sempre un’emozione.
E se quell’emozione non trova spazio,
non trova parole,
non trova un adulto che la possa accogliere…
non sparisce.
Resta lì.
E può trasformarsi.
Oggi, leggendo le parole di Matteo Lancini riguardo al fatto di cronaca in cui un 13enne ha colpito con un coltello la propria insegnante,
mi ha colpito profondamente questa frase:
“Le emozioni che non trovano parole possono diventare azione.”
A volte quell’azione è un morso, uno spintone, una chiusura.
Altre volte, crescendo, può diventare qualcosa di molto più forte.
E allora la domanda non è:
“Come faccio a far smettere mio figlio di fare certe cose?”
Ma:
“Come posso aiutarlo a dare un nome a quello che sente?”
Perché un bambino che può dire:
“Ho paura”
“Mi sento umiliato”
“Mi fa arrabbiare”
è un bambino che non ha bisogno di agire tutto questo.
E questo lavoro non si fa nell’adolescenza.
Si inizia adesso.
Nelle piccole scene quotidiane.
In un supermercato.
In un silenzio.
In uno sguardo che aspetta.
Non serve avere le risposte giuste.
Serve esserci.
E far sentire ai nostri bambini una cosa fondamentale:
le tue emozioni non mi fanno paura.
Io so stare in quello che ti accade, lo conosco,
e sono qui per aiutarti a dargli un senso.
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E ogni volta sento il dolore dentro quelle parole.
Perché quando tuo figlio ti dice “no”, quando corre verso un’altra persona, quando sembra preferire chiunque tranne te…
fa male.
Fa male nel corpo.
Fa male nel cuore.
Fa male nella parte più fragile di noi.
Ma c’è una cosa importante da sapere.
A 2 anni il bambino non sta misurando il tuo valore.
Non sta facendo una classifica di affetto.
Non sta scegliendo chi amare di più.
Sta facendo qualcosa di molto diverso.
Sta costruendo la propria identità.
Intorno ai 2 anni il bambino entra in una fase di forte differenziazione:
“io sono io”
“io scelgo”
“io posso andare”
“io posso anche dire no”.
E spesso il “no” più forte arriva proprio verso la figura di attaccamento principale.
Perché?
Perché con quella figura il legame è sicuro.
È talmente sicuro che può permettersi di sperimentare distanza.
Può allontanarsi.
Può esplorare altri legami.
Può provare a sentire chi è… senza perdere la base.
Il problema è che noi adulti non viviamo questa fase come un processo evolutivo.
La viviamo come un rifiuto.
E lì si attiva la nostra storia.
“Non mi ama abbastanza.”
“Sto sbagliando qualcosa.”
“Preferisce gli altri a me.”
“Forse non sono una buona madre.”
In realtà, molto spesso, quello che si attiva non è il comportamento del bambino.
Si attiva la nostra ferita di non sentirci scelti.
Il bambino non sta dicendo:
“Non vali.”
Sta dicendo:
“Sto diventando me.”
E più noi riusciamo a non prendere sul personale questi movimenti,
più restiamo adulti.
Solidi.
Affettuosi.
Disponibili.
Senza inseguire.
Senza ritirarci.
Senza competere con le nonne.
“Vai pure dalla nonna. Io sono qui.”
Non è distacco.
È sicurezza.
E quando la fase passerà (perché passa),
quel bambino tornerà a cercarti.
Non perché ha vinto qualcuno.
Ma perché ha potuto crescere.
Se stai vivendo questo momento, non sei sbagliata.
Se ti fa male, è umano.
Ma prova a chiederti:
questa ferita è davvero di mio figlio…
o è qualcosa di più antico che si sta muovendo dentro di me?
Nei miei percorsi di crescita per genitori lavoriamo proprio su questo:
diventare adulti emotivamente disponibili, capaci di restare presenti anche quando il bambino si allontana, dice no, o ci mette alla prova.
Non per diventare perfetti.
Ma per diventare basi sicure.
Se senti che questo tema ti riguarda, puoi scrivermi in privato per avere informazioni sui prossimi percorsi in partenza per genitori con bambini fino a 6/7 anni di età.
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Foto dal web
15/02/2026
A breve inizierà un nuovo percorso di crescita dedicato ai genitori di bambini dai 2 ai 6/7 anni.
Il percorso “Il Circolo della Sicurezza”, si terrà in presenza a Vigolo Vattaro.
È un’occasione preziosa per crescere nella relazione con il proprio bambino:
- per comprendere più a fondo ciò che prova
- per imparare a leggere i suoi bisogni
- per prendersi cura anche di sé ed esserci davvero nella relazione affettiva.
Il gruppo è quasi completo ❗️❗️
𝐑𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐮𝐧’𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐚 𝐜𝐨𝐩𝐩𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢.
Non è un percorso per tutti.
È per chi desidera mettersi in gioco, guardarsi dentro e fare un passo in più nella propria genitorialità.
Se senti che potrebbe essere il momento giusto, scrivimi.
Ci sentiremo e capiremo insieme se questa occasione sta aspettando anche te.
📌 Percorsi, consulenze e incontri esperienziali per genitori di bambini da 0 a 6 anni.
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Solo che l’idraulico è accettato, lo psicologo ancora no.
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Fallo ora che tuo figlio è piccolo. Le difficoltà non migliorano da sole con il tempo ❤️
👉🏻 piange “per niente” e non riesci a calmarlo
👉🏻 ti segue ovunque e poi ti respinge
👉🏻 esplode per un no o per una frustrazione
👉🏻 sembra non ascoltarti proprio quando avresti più bisogno di collaborazione
… e tu passi dall’essere paziente… all’essere stanca/o, arrabbiata/o, in colpa?!
Se ti riconosci anche solo in una di queste situazioni, sappi una cosa importante:
non è che stai sbagliando.
E tuo figlio non è difficile.
🙏🏻 Spesso quello che manca non è la strategia giusta, ma una bussola per leggere i suoi comportamenti.
E questo e ciò che ti darà il percorso per genitori in partenza breve: il circolo della sicurezza (COS-P)
Cos’è il Circolo della Sicurezza?
È un percorso che aiuta i genitori a:
• capire cosa sta chiedendo davvero il bambino dietro a un comportamento difficile
• riconoscere quando ha bisogno di te vicino e quando di essere sostenuto nell’esplorazione
• rispondere con più calma e chiarezza, anche nei momenti faticosi
• sentirsi più competenti e meno soli nel ruolo di genitori
Non è un corso per “fare i genitori perfetti”.
È un percorso per diventare genitori sufficientemente sicuri.
La frase che più spesso mi sento dire da chi frequenta questo percorso?
🥳 più serenità nei momenti di crisi
🥳 meno lotte di potere
🥳 uno sguardo nuovo sui comportamenti di tuo figlio
🥳 più fiducia in te come mamma o papà
🥳 la sensazione di sapere “cosa fare” quando prima ti sentivi persa/o
📌 Sta per partire un nuovo gruppo del Circolo della Sicurezza
👉 manca solo una coppia per chiudere il cerchio!!! ULTIMO POSTO ❗️❗️❗️❗️❗️
Se senti che questo è un momento delicato della tua genitorialità,
se vuoi capire meglio tuo figlio e anche te stesso/a come genitore,
scrivimi in privato o nei commenti!
A volte basta fermarsi, guardare da un’altra prospettiva e sentirsi accompagnati.
Il Circolo della Sicurezza è proprio questo.
Ti aspetto
Elena Conci Psicologa Perinatale
02/02/2026
❗️❗️ ULTIMO POSTO ❗️❗️
per il percorso per genitori con bambini da 2 a 6/7 anni in partenza a febbraio/marzo.
Scrivimi se interessato. Priorità alle coppie
31/01/2026
Chiedo scusa per le mancate risposte alle vostre richieste ma questa settimana sono stata indisposta.
Da lunedì risponderò piano piano a tutti! 🙏🏻🙏🏻🥰🥰
In questi giorni ho incontrato una coppia con due figli.
A volte accade che uno dei due genitori arrivi in studio “portato” dall’altro.
Non perché non ami i propri figli.
Ma perché mettersi in discussione è faticoso.
E a volte non si hanno strumenti.
E a volte acquisire strumenti è troppo doloroso.
È molto più semplice pensare che il problema sia lì fuori:
nei figli che “provocano”, che “non ascoltano”, che “sono difficili”.
E invece crescere dei figli , soprattutto quando entrano in fasi delicate come la preadolescenza, ci chiede qualcosa di più profondo:
👉 fare la nostra parte adulta.
Essere adulti non significa essere perfetti.
Significa avere il coraggio di fermarsi e chiedersi:
• Cosa si muove dentro di me quando mio figlio mi sfida?
• Che storia porto con me rispetto all’autorità, ai limiti, alle emozioni?
• 𝑺𝒕𝒐 𝒓𝒆𝒂𝒈𝒆𝒏𝒅𝒐… 𝒐 𝒔𝒕𝒐 𝒓𝒊𝒔𝒑𝒐𝒏𝒅𝒆𝒏𝒅𝒐?
Prendersi cura del rapporto genitori–figli non è automatico.
È una scelta consapevole.
Una scelta che a volte fa paura, perché ci invita a guardare anche ciò che non abbiamo ricevuto, ciò che ci è mancato, ciò che abbiamo imparato a “tenere duro” invece che sentire.
Ma è proprio lì che si apre uno spazio nuovo:
• per relazioni più vere
• per meno lotte di potere
• per più fiducia reciproca
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Invia un messaggio a Elena Conci Psicologa Perinatale:
Mi chiamo Elena Conci, sono mamma di Camilla e poi, quando riesco a conciliare il mio lavoro di mamma con il resto, faccio la Psicologa perinatale.
Questo significa che mi occupo di tutto quel periodo della vita che va dal pre-concepimento al quarto anno di vita del bambino.
Mi rivolgo quindi principalmente a genitori, o a chi genitore sta per diventarlo, e a bambini di età compresa tra 0 e 4 anni.
In questi anni ho avuto modo di vivere diverse esperienze formative, lavorative e personali che vorrei oggi utilizzare per contribuire al sostegno della relazione madre-padre-bambino, attraverso la diffusione di una cultura basata sulla fisiologia, sull'affettività e sull'importanza delle relazioni primarie.
Ritengo che la nascita e la crescita di un bambino non siano solo un fatto personale ma una questione che dovrebbe coinvolgere l'intera società.
Una società evoluta è una società che sostiene la madre e la coppia genitoriale in un momento delicatissimo qual'è l'arrivo di un nuovo Essere Umano.
Per saperne di più visita il mio sito: www.elenaconci.com o la pagina Facebook ELENA CONCI PSICOLOGA PERINATALE.