Dott.ssa Ilenia Longo - Psicologa

Dott.ssa Ilenia Longo - Psicologa 𝐏𝐒𝐈𝐂𝐎𝐓𝐄𝐑𝐀𝐏𝐄𝐔𝐓𝐀 𝐂𝐁𝐓

Età evolutiva
Adulti
Sostegno alla genitorialità
Valutazioni e training

𝘍𝘰𝘶𝘯𝘥𝘦𝘳: ILcentro

Psicologa attualmente iscritta alla scuola quadriennale di specializzazione in psicoterapia "Accademia di Scienze Cognitivo Comportamentali di Calabria - ASCOC". Sono amante della pratica clinica, dalla ricerca alla terapia riabilitativa. Nel corso degli anni mi sono confrontata con realtà molto diverse tra loro. Le aree di interesse di cui mi occupo prevalentemente sono: Supporto psicologico; Valutazione Psicodiagnostica; Diagnosi, valutazione e training dei disturbi dello sviluppo e psicopatologia dello sviluppo; Orientamento scolastico e professionale; Parent Training; Alto Potenziale Cognitivo e Plusdotazione; Attività Assistita con gli Animali;

• Responsabile area psicodiagnostica del Centro di Valutazione Einstein;

• Responsabile area minori DivergenteMente;

Nell'aprile 2021 ho ricevuto l'incarico fiduciario di "esperto in pari opportunità" dal Sindaco della mia Città al fine di supportare l'attività amministrativa. Sono socia e segreteria regionale della SIPEM - Società Italiana di Psicologia dell'emergenza. Sono socia in PLP - "Psicologi Liberi Professionisti" delegazione Calabria.

08/01/2026

Piove, e tutti sanno come aggiustare il tempo.

Ci sono persone che criticano tutto.
E persone che, mentre criticano, sembrano sapere sempre un po’ più degli altri.

In psicologia questo non è un mistero, e non è (solo) arroganza.

Criticare, molto spesso, è un modo per proteggersi.
Quando la realtà è complessa, incerta o frustrante, il cervello cerca scorciatoie: giudicare, semplificare, polarizzare. La critica restituisce un’illusione di controllo e riduce temporaneamente l’ansia. Se individuo l’errore, non devo restare nel dubbio.

Anche l’atteggiamento del “so tutto io” è ampiamente studiato.
Le ricerche in psicologia cognitiva mostrano che chi ha meno competenze tende a sovrastimare le proprie capacità, mentre chi è realmente competente è molto più consapevole dei limiti, delle variabili e delle zone grigie. La sicurezza assoluta nasce spesso dalla semplificazione, non dalla conoscenza.

C’è poi una dimensione identitaria.
Criticare crea appartenenza: io contro loro. Rafforza il senso di sé, soprattutto quando l’identità personale o sociale è fragile. È più facile giudicare che esporsi, più rassicurante criticare che assumersi una responsabilità.

Questo meccanismo lo vediamo ovunque.
Nelle relazioni, nei luoghi di lavoro, nei gruppi.
E lo vediamo anche in politica, nelle città, nelle piazze reali e virtuali. Problemi complessi diventano slogan semplici. Processi lunghi diventano colpe immediate. La critica diventa rumore, non pensiero.

La psicologia ci ricorda una verità scomoda:
capire è faticoso, studiare richiede tempo, agire espone al rischio di sbagliare.

Criticare, invece, è veloce. E spesso indolore.

E allora la provocazione finale è questa:
se tutti “sanno come si fa”,
perché a farlo davvero… sono sempre così pochi?

30/12/2025

Un altro anno si chiude.
E se quest’anno lo abbiamo attraversato insieme, dentro uno spazio di terapia, voglio fermarmi un momento a dirti questo.
Spero che questo tempo ti abbia lasciato qualcosa.
Non per forza risposte chiare o cambiamenti eclatanti.
A volte il lavoro più importante è più silenzioso:
una maggiore consapevolezza,
una parola data finalmente a qualcosa che prima non aveva nome, uno sguardo un po’ più gentile verso di sé.
La terapia non è una corsa e non è una linea retta.
Non è “andare avanti” come ce lo immaginiamo fuori.
È spesso restare, tornare, fermarsi, rimettere in discussione.
E questo, anche quando è faticoso, è già lavoro.
Se siamo ancora in cammino, va bene così.
Non significa essere rimasti indietro.
Significa avere il coraggio di stare nel processo,
di non scappare, di continuare a guardarsi anche quando non è semplice.
E se quest’anno è stato difficile, confuso, lento,
non vuol dire che non sia stato utile.
Alcuni anni servono a mettere ordine,
altri solo a resistere, altri ancora a capire cosa non vogliamo più.
In terapia non si “fa tutto bene”.
Si fa quello che si può, nel momento in cui si può.
E questo, spesso, è già abbastanza.
Grazie a chi quest’anno ha scelto di attraversare questo spazio con me.

20/12/2025

Se me lo avessero detto un paio di anni fa, non ci avrei mai creduto.
Adesso siamo in 13 a lavorare ad un progetto che più di ogni altro sento appartenermi.

ILcentro

19/12/2025

L’ADHD non è solo difficoltà e disattenzione. Un nuovo studio sugli adulti mostra come questa condizione possa essere associata anche a creatività, intuito e capacità di iperconcentrazione.

Piccolo reminder:Essere distratti non significa avere l’ADHD.In questo periodo tante persone adulte chiedono una valutaz...
10/12/2025

Piccolo reminder:
Essere distratti non significa avere l’ADHD.

In questo periodo tante persone adulte chiedono una valutazione perché si riconoscono in frasi come “non riesco a concentrarmi”, “mi perdo nei dettagli”, “mi dimentico tutto”.
È comprensibile visto che online se ne parla ovunque.
Ma prima di parlare di ADHD, dobbiamo guardare il contesto in cui viviamo.

Perché nel 2025 è così facile sentirsi distratti..
Viviamo in un ambiente che “consuma” attenzione,
passiamo da un’app all’altra in pochi secondi, notifiche e messaggi interrompono costantemente i nostri compiti, la mente è piena di cose da incastrare, sonno poco o irregolare, stress e ansia quotidiani, multitasking continuo, un ritmo di vita veloce che non lascia spazi vuoti.

In un mondo così, sentirsi disorganizzati, stanchi o mentalmente sovraccarichi è quasi fisiologico.
Non è automaticamente ADHD.

E qui è importante essere chiari: l’ADHD non “viene” da adulti!!!!
👉 Non ci si diventa ADHD.
👉 Lo si è sempre stati, sin dall’infanzia, anche se nessuno lo aveva mai osservato o nominato.

Per parlare di ADHD in età adulta servono, sintomi presenti già da bambini (non comparsi a 20 anni), difficoltà evidenti in più contesti di vita, un impatto reale sulla quotidianità, un insieme stabile di sintomi di disattenzione e/o impulsività, una valutazione clinica accurata che escluda ansia, depressione, burnout, sovraccarico.

La diagnosi non nasce da un periodo stressante, da un video su TikTok o da un elenco di caratteristiche in cui “ci ritroviamo un po’ tutti”.

L’obiettivo non è etichettarsi, ma capire cosa c’è davvero dietro quella fatica.
A volte è ADHD.
Altre volte è semplicemente un sistema di vita che va più veloce di noi.

Perché una seduta di psicoterapia dura 50 minuti?Ogni tanto qualcuno mi chiede: “Se la facciamo un po’ più lunga e pago ...
03/12/2025

Perché una seduta di psicoterapia dura 50 minuti?
Ogni tanto qualcuno mi chiede: “Se la facciamo un po’ più lunga e pago di più?”
La verità è che non funziona così.

La durata della seduta non è un dettaglio pratico: è parte della terapia.
Io, personalmente, ho scelto 50 minuti.
Alcuni colleghi ne fanno 45, altri 60.
Non c’è una regola uguale per tutti: ognuno costruisce la propria cornice.
Io ritengo che 50 minuti siano il tempo giusto per lavorare a fondo, con lucidità e continuità.

E il tempo è anche responsabilità del terapeuta.
È compito mio scandire bene i tempi, accompagnare il percorso e portare verso la chiusura senza tagliare di netto, senza interrompere bruscamente qualcosa di importante.
La fine della seduta è un momento delicato che va gestito, non “suonato come una campanella”.

E poi c’è qualcosa che dall’esterno non si vede:
i 10 minuti tra una seduta e l’altra.
Per me sono fondamentali.
Sono il tempo per chiudere mentalmente ciò che è accaduto, annotare ciò che serve, riorientarmi, respirare… e prepararmi davvero al prossimo incontro.
È quello che permette a ogni paziente di trovarmi presente, coerente e centrata.

Per questo non si tratta di “pagare di più per avere più minuti”.
La terapia non funziona così.
Funziona perché ha confini chiari, un ritmo costante e uno spazio pensato.

E quei 50 minuti – ogni volta – sono lo spazio giusto per far succedere il lavoro che serve.

28/10/2025

Anche con il cielo grigio, va bene così.

Ci sono periodi in cui tutto sembra troppo.Giorni in cui ti senti sopraffatto, in cui il peso delle cose che porti addos...
24/10/2025

Ci sono periodi in cui tutto sembra troppo.
Giorni in cui ti senti sopraffatto, in cui il peso delle cose che porti addosso si fa sentire in ogni parte del corpo.
Ti sembra di non avere più energie, e forse l’unica cosa da fare è rallentare un po’.

Il corpo lo sa quando stiamo esagerando.
Lo dice a modo suo, con una tensione al collo, un mal di schiena che ritorna, un mal di testa frequente o quella stanchezza che non passa mai.
Sono segnali, piccoli messaggi che provano a dirci che stiamo andando oltre i nostri limiti.

Questa cosa si chiama somatizzazione.
È quando le emozioni trovano casa nel corpo, perché non riescono a uscire in altri modi.
E allora un pensiero diventa dolore, una preoccupazione si trasforma in nodo alla gola, una paura si fa peso sul petto.

Non è debolezza, né immaginazione.
È il modo che il corpo ha per chiederci ascolto.

A volte non serve fare di più, ma fare spazio.
Lasciare che mente e corpo tornino a parlarsi, senza fretta, come due parti della stessa storia.

Il rancore è un sentimento che spesso si radica in profondità. Non è semplice metterlo da parte perché nasce da ferite v...
30/09/2025

Il rancore è un sentimento che spesso si radica in profondità. Non è semplice metterlo da parte perché nasce da ferite vissute come ingiustizie, delusioni o tradimenti. Tenerlo con sé significa rivivere costantemente quel dolore, alimentando tensioni interiori e difficoltà relazionali.

La psicologia ci mostra come il rancore, se coltivato nel tempo, possa diventare un ostacolo al benessere personale.. appesantisce la mente, irrigidisce i pensieri e condiziona i rapporti con gli altri. È un po’ come portare sulle spalle uno zaino carico di pietre che non ci appartengono più.

Imparare a superarlo non vuol dire cancellare ciò che è accaduto o giustificare chi ci ha feriti, ma trasformare l’esperienza. A livello valoriale, riuscire a lasciare andare il rancore è segno di forza interiore, capacità di elaborazione emotiva e apertura alla relazione. Significa scegliere di proteggere il proprio equilibrio e di costruire legami basati sulla fiducia e non sul sospetto.

Liberarsi del rancore non è dimenticare, ma tornare a vivere pienamente il presente con più leggerezza e autenticità.

25/09/2025

In occasione dell’odierna Giornata Mondiale dei Sogni, la giovane donna, ospite della nuova puntata del format presso gli studi del Reggino.it, ci racconta il percorso che l'ha condotta, qualche mese fa, a leggere finalmente, sul documento di identità e sul diploma, il nome femminile che, diversamente da quello maschile attribuitole alla nascita, la rappresenta nel profondo
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Un ragazzo di 14 anni.Un adolescente come tanti, con sogni, paure, piccoli grandi problemi di scuola e di vita.Aveva i c...
15/09/2025

Un ragazzo di 14 anni.
Un adolescente come tanti, con sogni, paure, piccoli grandi problemi di scuola e di vita.
Aveva i capelli lunghi. Veniva preso in giro per questo.
E a 14 anni ha deciso di togliersi la vita.

Fa male leggere una notizia così.
Fa male perché ci sbatte in faccia una verità scomoda: le parole possono uccidere.
Una risata, una presa in giro, un commento detto “per scherzo” può diventare un macigno troppo pesante da reggere per un ragazzo che sta ancora cercando di capire chi è.

Noi adulti spesso ci diciamo: “Sono cose da ragazzi, passerà”.
Ma per un adolescente non è così. Non è “solo una battuta”. Non è “solo una presa in giro”.
Per loro è tutto: è identità, è valore, è dignità.

E allora mi rivolgo a voi, genitori:
Provate ad ascoltare come parlano i vostri figli.
Non solo con voi, ma tra loro.
Ascoltate le parole che usano sui compagni, su chi è diverso, su chi non si uniforma.
Perché dietro quelle parole c’è un modo di guardare il mondo, c’è la possibilità di ferire o di accogliere.

E se vedete che vostro figlio è vittima di prese in giro, non minimizzate.
Non dite: “Impara a difenderti”. Non dite: “Sono cose che capitano a tutti”.
Perché certe ferite non si vedono, ma si portano dentro.
E a volte diventano così profonde da spegnere la speranza.

Abbiamo una responsabilità enorme: insegnare che il linguaggio ha un peso.
Che le parole possono costruire ponti o scavare abissi.
Che possiamo scegliere se usare la voce per ferire o per far sentire qualcuno meno solo.

Quel ragazzo non c’è più.
E nessuno di noi potrà riportarlo indietro.
Ma possiamo fare una cosa: non rimanere in silenzio.
Possiamo guardare i nostri figli negli occhi, insegnare loro che ogni parola conta, che il rispetto non è mai “fuori moda”, che la gentilezza non è debolezza ma forza.

Oggi, in seduta, una giovane paziente ha condiviso con me un passaggio significativo del suo percorso familiare. Dopo un...
12/09/2025

Oggi, in seduta, una giovane paziente ha condiviso con me un passaggio significativo del suo percorso familiare. Dopo un periodo caratterizzato da conflitti intensi con i genitori, accompagnati da espressioni di rabbia e da frasi dolorose, mi ha raccontato come il rapporto con loro si sia trasformato in una relazione equilibrata e positiva.

Questo cambiamento non è avvenuto spontaneamente, ma grazie alla scelta consapevole dei genitori di non rispondere con durezza o con atteggiamenti svalutanti. Hanno invece mostrato pazienza, apertura al dialogo, capacità di accogliere e comprendere. In questo modo la ragazza ha potuto sentirsi realmente ascoltata e riconosciuta, arrivando anche a comprendere meglio il punto di vista dei genitori.

La loro disponibilità ha permesso alla famiglia di ritrovare un equilibrio relazionale. È un esempio concreto di come, nei momenti di crisi con gli adolescenti, la differenza non la faccia la rigidità o la chiusura, che rischiano di alimentare distanza e incomunicabilità, ma la scelta di mantenere un atteggiamento accogliente e dialogico. È proprio questo che rende possibile una trasformazione del conflitto in occasione di crescita reciproca.

Non è semplice, per un genitore, riuscire a non reagire di impulso di fronte a parole dure o comportamenti oppositivi. Richiede uno sforzo consapevole e, a volte, faticoso. Tuttavia, quando ci si riesce, i risultati sono molto più efficaci: si aprono spazi di confronto autentico e la relazione può uscirne rafforzata. E, in alcuni casi, l’adulto che trova la forza di concedersi un tempo, che riesce a calibrare meglio la propria risposta ricordandosi che nella mente di un adolescente tutto è in movimento e in subbuglio, scopre che proprio questa capacità può diventare un punto di forza nella relazione educativa.

Indirizzo

Via Riviera, 52
Villa San Giovanni
89018

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 13:00
16:00 - 20:00
Martedì 16:00 - 20:00
Mercoledì 10:00 - 13:00
16:00 - 20:00
Giovedì 16:00 - 20:00

Sito Web

https://www.miodottore.it/z/8Jf8aw

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