10/04/2026
Tre anni fa ho iniziato Pilates Reformer.
Era qualcosa di completamente nuovo per me.
E, a dirla tutta, anche un po’ lontano dal mio modo di vivere il movimento.
Ero abituata al CrossFit,
ad allenamenti funzionali intensi,
alla palestra, ai pesi, alla fatica “visibile”.
All’inizio lo facevo per comodità.
Lo studio era nello stesso palazzo del mio studio professionale.
Niente di più.
Poi ho incontrato Domenica.
E da lì è cambiato tutto.
In questi anni il Pilates è diventato uno spazio mio.
Un tempo che mi concedo, che proteggo.
Mi ha insegnato la consapevolezza corporea.
A sentire il mio corpo, al di là del peso, al di là dell’estetica.
A riconoscerlo come qualcosa che mi sostiene, che mi accompagna, che merita cura.
Mi ha insegnato ad ascoltare.
Ogni movimento.
Ogni segnale.
Mi ha insegnato l’equilibrio.
A rispettare i miei limiti senza viverli come un fallimento.
A valorizzare ogni postura, ogni piccolo cambiamento.
E, da psicologa, non posso non dirlo:
il lavoro sul corpo è anche un lavoro profondo sulla mente.
Perché imparare ad abitare il proprio corpo
è spesso il primo passo per imparare ad abitare se stessi.
E forse è proprio questo il punto:
l’attività fisica è importante, ma non esiste una forma giusta in assoluto.
Esiste quella che ti fa stare bene.
Quella che riesci a sentire tua.
Quella che, in un modo o nell’altro, ti riporta a te.