11/01/2026
Nei Paesi Bassi, quando una persona muore senza familiari né amici che partecipino al funerale, la cerimonia non viene lasciata al silenzio. Un funzionario civile è presente, in rappresentanza della comunità. E accanto a lui c’è un poeta.
L’idea nasce per evitare che l’ultimo saluto si riduca a un atto burocratico. Il poeta riceve le poche informazioni disponibili: un nome, una data, forse un lavoro, un indirizzo, a volte solo un dettaglio minimo. Da questi frammenti nasce un testo scritto appositamente per quella vita.
Durante la cerimonia, il poema viene letto ad alta voce. Non celebra imprese, non inventa affetti. Ricompone ciò che resta con rispetto. Trasforma un addio anonimo in un gesto umano.
Non è un grande rito pubblico. È qualcosa di semplice, quasi invisibile. Ma, in quel momento, il defunto non è più solo. Qualcuno pronuncia il suo nome, qualcuno lo riconosce.
E forse è proprio questo il senso più profondo di questa iniziativa: ricordare che una vita, anche quando si spegne nel silenzio, merita di essere salutata da una voce.
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