Dott.ssa Marina Lacchia - Psicologa

Dott.ssa Marina Lacchia - Psicologa Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Dott.ssa Marina Lacchia - Psicologa, Psicologo, Via Dante Alighieri, 4, Villanova d'Asti.

“È come una locanda l’essere umano,ogni mattina, qualcuno che arriva.”
29/05/2024

“È come una locanda l’essere umano,
ogni mattina, qualcuno che arriva.”

Ogni crisi, ogni cambiamento, comporta una perdita e il relativo lutto per una parte di sé , una parte della propria ide...
03/04/2024

Ogni crisi, ogni cambiamento, comporta una perdita e il relativo lutto per una parte di sé , una parte della propria identità che viene lasciata andare; ma ogni crisi, ogni cambiamento porta con sé la nascita di qualcosa di nuovo, una nuova parte di noi, una crescita che segna l’inizio di una nuova fase evolutiva.
Un cambiamento porta con Sè una sensazione di profonda instabilità e per questo è spesso oggetto di resistenze ma la spinta al cambiamento è insita nell’essere umano come in ogni essere vivente.

Location pazzesca per una formazione meravigliosa ☀️🌷
23/03/2024

Location pazzesca per una formazione meravigliosa ☀️🌷

18/03/2024
Sono andata a vedere i lupi e mi ha colpito come da vicino la paura sia meravigliosa. La paura è, come tutte le nostre e...
01/03/2024

Sono andata a vedere i lupi e mi ha colpito come da vicino la paura sia meravigliosa.
La paura è, come tutte le nostre emozioni, un prezioso strumento, ci permette di proteggerci, consente reazioni alla velocità di millesimi di secondi e ci fa immagazzinare importanti informazioni per il futuro.
Alcune paure invece si nutrono di mancanza di informazioni, la paura dell’ignoto è arcaica e universale ma spesso questo ci porta a vedere una minaccia in ogni cosa o situazione su cui possediamo poche informazioni. Tutto ciò che non conosciamo può essere un pericolo ma tutto ciò che non conosciamo è anche il territorio dove è possibile l’esplorazione, la curiosità, l’incontro con il nuovo e l’ arricchimento che ne deriva. Questo comporta però accettare un rischio, accettare l’incertezza, accettare che possiamo aver paura e che la vita è fragile.
Le paure scuotono le nostre certezze, ci insegnano a stare con il nostro lato oscuro, con le nostre vulnerabilità. Che vita sarebbe senza paure?

LA CRISI PUÒ ESSERE UNA VERA BENEDIZIONE Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo. L...
21/02/2024

LA CRISI PUÒ ESSERE UNA VERA BENEDIZIONE

Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo. La crisi può essere una vera benedizione per ogni persona e per ogni nazione, perché è proprio la crisi a portare progresso.

La creatività nasce dall'angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che nasce l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. Chi attribuisce le proprie sconfitte e i propri errori alla crisi, violenta il proprio talento e mostra maggior interesse per i problemi piuttosto che per le soluzioni. La vera crisi è l'incompetenza. Il più grande difetto delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel trovare soluzioni.

Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. È nella crisi che il meglio di ognuno di noi affiora; senza crisi qualsiasi vento diventa una brezza leggera. Parlare di crisi significa promuoverla; non parlarne significa esaltare il conformismo. Cerchiamo di lavorare s**o, invece. Smettiamola, una volta per tutte, l'unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla.

Albert Einstein

La roba buona
14/02/2024

La roba buona

La vita è un viaggio non una gara.Non sempre è questo però il nostro modo di guardare alla vita, a volte crediamo che l’...
08/02/2024

La vita è un viaggio non una gara.
Non sempre è questo però il nostro modo di guardare alla vita, a volte crediamo che l’obiettivo sia fare sempre meglio, alzando l’asticella all’infinito senza mai trovare soddisfazione, a volte invece pensiamo che non sia possibile sbagliare, pena la vergogna o l’esclusione. Credenze come queste ci portano a vivere la vita come una gara. Quando dobbiamo affrontare una gara è fisiologico e sano che arrivi una quota di ansia da prestazione ma se la gara non finisce mai non finisce nemmeno l’ansia e così si trasforma in uno stress cronico e logorante.
L’ansia, tende ad essere rivolta a ciò che potrebbe accadere e a come noi interpretiamo i probabili epiloghi. Si tratta di una paura legata a eventi potenziali, non importa se questi eventi siano reali oppure no, la paura lo è.
Per questo motivo un’alternativa è quella di imparare a goderci il viaggio, spostando la nostra attenzione sul presente, sul “qui ed ora”, su ciò che accade adesso. Le pratiche di consapevolezza possono esserci utili in tal senso in quanto ci consentono di identificare ciò che caratterizza il quadro ansioso, senza evitare nè reprimere nulla, ma accogliendo per poi poter interagire in modo funzionale. Il risultato non sarà quello di far sparire magicamente ansia o pensieri nocivi, l’attività mentale procederà seguendo il proprio corso naturale; a cambiare sarà il modo di entrare in relazione con essa.

Se non trovi il tempo per il tuo benessere sarai costretto a trovarlo per il tuo malessere. Rileggilo di nuovo.
06/02/2024

Se non trovi il tempo per il tuo benessere sarai costretto a trovarlo per il tuo malessere. Rileggilo di nuovo.

16/11/2022

L'elefante incatenato

Quando ero piccolo adoravo il circo, mi piacevano soprattutto gli animali. Ero attirato in particolar modo dall’elefante che, come scoprii più tardi, era l’animale preferito di tanti altri bambini. Durante lo spettacolo quel bestione faceva sfoggio di un peso, una dimensione e una forza davvero fuori dal comune… Ma dopo il suo numero, e fino a un momento prima di entrare in scena, l’elefante era sempre legato a un paletto conficcato nel suolo, con una catena che gli imprigionava una delle zampe.
Eppure il paletto era un minuscolo pezzo di legno piantato nel terreno soltanto per pochi centimetri. E anche se la catena era grossa e forte, mi pareva ovvio che un animale in grado di sradicare un albero potesse liberarsi facilmente di quel paletto e fuggire.
Era davvero un bel mistero.
Che cosa lo teneva legato, allora?
Perché non scappava?
Quando avevo cinque o sei anni nutrivo ancora fiducia nella saggezza dei grandi. Allora chiesi a un maestro, a un padre o a uno zio di risolvere il mistero dell’elefante. Qualcuno di loro mi spiegò che l’elefante non scappava perché era ammaestrato. Allora posi la domanda ovvia: «Se è ammaestrato, perché lo incatenano?».
Non ricordo di avere ricevuto alcuna risposta coerente. Con il passare del tempo dimenticai il mistero dell’elefante e del paletto, e ci pensavo soltanto quando mi imbattevo in altre persone che si erano poste la stessa domanda.
Per mia fortuna, qualche anno fa ho scoperto che qualcuno era stato abbastanza saggio da trovare la risposta giusta:
L’elefante del circo non scappa perché è stato legato a un paletto simile fin da quando era molto, molto piccolo.
Chiusi gli occhi e immaginai l’elefantino indifeso appena nato, legato al paletto. Sono sicuro che, in quel momento, l’elefantino provò a spingere, a ti**re e sudava nel tentativo di liberarsi. Ma nonostante gli sforzi non ci riusciva perché quel paletto era troppo saldo per lui.
Lo vedevo addormentarsi sfinito, e il giorno dopo provarci di nuovo, e così il giorno dopo e quello dopo ancora…
Finché un giorno, un giorno terribile per la sua storia, l’animale accettò l’impotenza rassegnandosi al proprio destino. L’elefante enorme e possente che vediamo al circo non scappa perché, poveretto, crede di non poterlo fare.
Reca impresso il ricordo dell’impotenza sperimentata subito dopo la nascita.
E il brutto è che non è mai più ritornato seriamente su quel ricordo.
E non ha mai più messo alla prova la sua forza, mai più…

A volte viviamo anche noi come l’elefante pensando che non possiamo fare un sacco di cose semplicemente perché una volta, un po’ di tempo fa ci avevamo provato ed avevamo fallito, ed allora sulla pelle abbiamo inciso “non posso, non posso e non potrò mai”.
Se vuoi, puoi!

“Lascia che ti racconti"
di Jorge Bucay

Indirizzo

Via Dante Alighieri, 4
Villanova D'Asti

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Chi sono

Psicologa clinica, specializzanda psicoterapeuta cognitivo-costruttivista