Ride Your Mind

Ride Your Mind Vivi al meglio il tuo sport e raggiungi i tuoi obiettivi! Ride Your Mind: la Psicologia al servizio dell'Equitazione! Per info: 3273205797 Certo!

In tutti gli sport, ma ancora di più nell'equitazione,
la preparazione mentale va di pari passo con quella sportiva: per raggiungere gli obiettivi prefissati e i risultati sperati, cavaliere e cavallo devono essere in sintonia e in simbiosi e formare il famoso “binomio”. A parità di capacità tecniche e preparazione fisica
ciò che fa la differenza tra un buon atleta e un campione... è l’atteggiamento mentale!
..a me può servire? Per tutti gli atleti è in realtà fondamentale e utile
l’utilizzo delle tecniche psicologiche di mental training: sia per chi è alle prime armi, sia per i professionisti che per i grandi campioni. Tutti i grandi sportivi di ogni disciplina infatti si allenano mentalmente! Il ruolo dello Psicologo Mental Coach è proprio quello di accompagnare l’atleta a raggiungere i suoi obiettivi e ad ottenere performance eccellenti. Averlo al tuo fianco durante la stagione agonistica, prima delle gare, nei recuperi da un infortunio o durante l’allenamento... può fare la differenza! Per maggiori informazioni:
Dott.ssa Elena Notaristefano e Dott.ssa Diana Biffi
Psicologhe

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Se dovessimo dare una definizione di equitazione, intorno a cosa verterebbe?L'equitazione è, innanzitutto e soprattutto,...
18/10/2024

Se dovessimo dare una definizione di equitazione, intorno a cosa verterebbe?
L'equitazione è, innanzitutto e soprattutto, al di là del mero gesto tecnico, RELAZIONE.
Una relazione tra due individui appartenenti a due specie diverse che comunicano, si coregolano e collaborano.
Capite bene che se di relazione si tratta una formazione in tal senso deve essere effettuata da chi del comportamento è un esperto, da chi ha alle spalle anni di studio, lauree, specializzazioni, oltre che esperienza sul campo. E deve avere come focus tutti quei meccanismi innati e appresi tipici della specie e uguali per tutti, tenendo contemporaneamente conto dell'unicità di ogni singolo individuo, umano o equino che sia.
Impossibile? No, per questo nasce il progetto Ride Your Mind :neuroscienze e psicologia al servizio dell' equitazione 🐎🧠

A proposito di metodologie scientifiche sulla risoluzione delle problematiche comportamentali dei cavalli.

Non ho fatto mai mistero del mio viscerale disprezzo e rifiuto sulle metodologie horsemanshippiste che sono spuntate come funghi, e che piacciono tanto a troppa gente, per non parlare dei video che certi ciarlatani conciati da cau boi mettono in rete.
La mia formazione come Istruttore ha avuto anche una consistente parte di Psicologia.
Uno dei miei studi di riferimento è stato John Bowlby e la teoria dell’attaccamento.
John Bowlby, nella sua teoria dell' attaccamento, intuì come questo riveste un ruolo centrale nell'individuo, influenzando lo sviluppo della sua personalità, sia che si tratti di essere umano, sia che si tratti di un qualsiasi mammifero.
La teoria dell’attaccamento nasce in seguito ad attente e ripetute osservazioni effettuate nei confronti dei bambini, più in generale dei mammiferi, durante i primi anni di vita.
John Bowlby sosteneva che: “l’attaccamento è parte integrante del comportamento umano dalla culla alla tomba” (Bolwby, 1982). La teoria dell’attaccamento, inserita nell’ottica sistemica, etologica ed evoluzionista, propone un nuovo modello psicopatologico in grado di dare indicazioni generali su come la personalità di un individuo cominci ad organizzarsi fin dai primi anni di vita. La teoria dell’attaccamento fornisce un valido supporto per lo studio di fenomeni legati a storie infantili di gravi abusi e trascuratezza, correlate con lo sviluppo di un ampio spettro di disturbi di personalità, sintomi dissociativi, disturbi d’ansia, depressione e abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti.
La teoria dell’Attaccamento
Il comportamento di attaccamento si manifesta in una persona che consegue o mantiene una prossimità nei confronti di un’altra persona, figura di attaccamento, ritenuta in grado di affrontare il mondo in modo adeguato. Secondo John Bowlby prendere in braccio il proprio piccolo che piange è la risposta più adeguata, da parte della madre, ad un segnale di disagio espresso dal bambino.
John Bowlby, rifiutò il modello di sviluppo di Freud secondo il quale il bambino avanza dalla fase orale a quella a***e per giungere a quella genitale, e affermò che il legame madre-bambino non si basa solo sulla necessità di nutrimento del piccolo, ma sul riconoscimento delle emozioni. John Bowlby intuì che l’ attaccamento riveste un ruolo centrale nelle relazioni tra gli esseri umani, dalla nascita alla morte. Egli dimostrò come lo sviluppo armonioso della personalità di un individuo dipenda principalmente da un adeguato attaccamento alla figura materna o un suo sostituto.
John Bowlby formulò la teoria dell’attaccamento dopo aver letto i lavori etologici di Konrad Lorenz e Nikolaas Tinbergen. Difatti, tale teoria prende spunto dagli studi etologici sull’imprinting e dagli esperimenti di Harlow con i macachi Rhesus fornendo a John Bowlby il fondamento scientifico che egli riteneva necessario per evolvere dalla impronta psicoanalitica. Secondo la teoria di Lorenz i piccoli di anatroccolo, privati della figura materna naturale, seguivano un essere umano o qualsiasi altro oggetto, nei confronti del quale sviluppavano un forte legame che andava oltre la semplice richiesta di nutrizione, dato che questo tipo di animale si nutre autonomamente di insetti. Harlow, a sua volta, aveva dimostrato come, in una serie di esperimenti, i piccoli di scimmia venivano messi a confronto con una madre fantoccio, fatta di freddo metallo, alla quale era attaccato un biberon e con un’altra madre fantoccio senza biberon, ma coperta di una stoffa morbida, spugnosa e pelosa. Le piccole scimmie mostrarono una chiara preferenza per la madre di stoffa passando fino a diciotto ore al giorno attaccate ad essa, come avrebbero fatto con le loro madri reali.

John Bowlby identifica quattro fasi attraverso le quali si sviluppa il legame di attaccamento:

Dalla nascita alle otto-dodici settimane: il bambino non è in grado di discriminare le persone che lo circondano nonostante riesca a riconoscere, attraverso l’odore e la voce, la propria madre. Successivamente, il bambino riuscirà a mettere in atto modi di relazionarsi sempre più selettivi, soprattutto con la figura materna;
Sesto – settimo mese: il bambino è maggiormente discriminante nei confronti della persone con le quali entra in contatto;
Dal nono mese: l’ attaccamento con la figura di attaccamento diventa stabile e visibile, richiama l’attenzione della figura di riferimento e la usa come base per esplorare l’ambiente, ricercando sempre protezione e consensi.
Il comportamento di attaccamento si mantiene stabile fino ai tre anni, età in cui il bambino acquisisce la capacità di mantenere tranquillità e sicurezza in un ambiente sconosciuto essendo, però, sempre in compagnia di figure di riferimento secondarie, ed avere la certezza che la figura di riferimento faccia sempre e presto ritorno.
John Bowlby riteneva che l’ attaccamento si sviluppasse attraverso alcune fasi, e che possa essere di tipo sicuro, quando il bambino sente di avere dalla figura di riferimento protezione, senso di sicurezza, affetto; di tipo insicuro quando il bambino nel rapporto con la figura di attaccamento prevalgono instabilità, eccessiva prudenza, eccessiva dipendenza, paura dell’abbandono.

Una base sicura
Il concetto di base sicura è stato elaborato da John Bowlby nel 1969, osservando il comportamento dei macachi e quello dei bambini nei primi mesi in cui notò la presenza di schemi di comportamento identici. In particolare, verificò come la madre, e la relazione con lei, fornisce al bambino la base sicura dalla quale può allontanarsi per esplorare il mondo e farvi ritorno. Quando il bambino avverte qualche minaccia da parte del mondo esterno, cessa l’esplorazione per raggiungere prontamente la madre per poter ricevere conforto e sicurezza.
Per John Bowlby i legami emotivamente sicuri hanno un valore fondamentale per la sopravvivenza. Egli sottolinea anche che il conflitto è una dimensione ordinaria della condizione umana e che la malattia psichica è data dall’incapacità di affrontare efficacemente i conflitti.

Mary Ainsworth ideò nei tardi anni ’60 un valido strumento di indagine, la Strange Situation, per classificare i tre pattern di base, riscontrabili in bambini di età prescolare. La Ainsworth dall’osservazione di gruppi di bambini che si ricongiungevano alla madre, dopo essere stati separati, distinse quanto segue: un primo gruppo manifestava sentimenti positivi verso la madre, un secondo mostrava relazioni marcatamente ambivalenti ed un terzo intratteneva con la madre relazioni non espressive, indifferenti o ostili.
Indagare l’attaccamento nei bambini: la Strange Situation
La strange situation si concretizza in venti minuti di osservazione in cui si trovano in una stanza il bambino, la mamma e un estraneo. In quella occasione si possono osservare i diversi comportamenti e le reazioni emotive del bambino in presenza della madre, al momento della separazione da questa ed in compagnia di un estraneo.
Da qui si dedussero diversi stili di attaccamento: sicuro, insicuro ansioso ambivalente e insicuro evitante (e in un secondo momento anche lo stile disorganizzato).

Lo stile di attaccamento che un bambino svilupperà dalla nascita in poi dipende in grande misura dal modo in cui i genitori, o altre figure parentali, interagiscono e da cui si svilupperà uno dei seguenti stili di attaccamento:

Stile Sicuro: il bambino si fida e si affida al supporto della figura di attaccamento, sia in condizioni normali sia di pericolo. In questo modo, il bambino si sente libero di poter esplorare il mondo. Tale stile è determinato dalla presenza di una figura sensibile ai segnali del bambino, disponibile e pronta a concedergli protezione nel momento in cui il bambino lo richiede. I tratti che caratterizzano questo stile sono: sicurezza nell’esplorazione del mondo, convinzione di essere amabile, capacità di sopportare distacchi prolungati, nessun timore di abbandono, fiducia nelle proprie capacità e in quelle degli altri. L’emozione predominante è la gioia.
Stile Insicuro Evitante: questo stile è caratterizzato dalla convinzione del bambino che, alla richiesta d’aiuto, non solo non incontrerà la disponibilità della figura di attaccamento, ma addirittura verrà rifiutato. Così facendo, il bambino costruisce le proprie esperienze facendo esclusivo affidamento su se stesso, senza il sostegno degli altri, ricercando l’autosufficienza anche sul piano emotivo, con la possibilità di arrivare a costruire un falso Sé. Questo stile deriva da una figura di attaccamento che respinge costantemente il figlio ogni volta che le si avvicina per la ricerca di conforto o protezione. I tratti che maggiormente caratterizzano questo stile sono: insicurezza nell’esplorazione del mondo, convinzione di non essere amato, percezione del distacco come “prevedibile”, tendenza all’evitamento della relazione per convinzione del rifiuto, apparente esclusiva fiducia in se stessi e nessuna richiesta di aiuto. Le emozioni predominanti sono tristezza e dolore.
Stile Insicuro Ansioso Ambivalente: il bambino non ha la certezza che la figura di attaccamento sia disponibile a rispondere ad una richiesta d’aiuto. Per questo motivo l’esplorazione del mondo è esitante, ansiosa e il bambino sperimenta alla separazione angoscia. Questo stile è promosso da una figura d’attaccamento che è disponibile in alcune occasioni ma non in altre e da frequenti separazioni, se non addirittura da minacce di abbandono, usate come mezzo coercitivo. I tratti che maggiormente caratterizzano questo stile sono: insicurezza nell’esplorazione del mondo, convinzione di non essere amabile, incapacità di sopportare distacchi prolungati, ansia di abbandono, sfiducia nelle proprie capacità e fiducia nelle capacità degli altri.
Dalle osservazioni derivanti della Strange Situation è emerso che alcuni bambini manifestavano comportamenti non riconducibili a nessuno dei tre pattern descritti. Di conseguenza, è stato definito un quarto stile di attaccamento da parte di Main e Salomon: disorientato/disorganizzato.

Stile Disorientato/Disorganizzato: il bambino si mostra disorientato/disorganizzato, ovvero manifesta ansia, pianto, si butta sul pavimento o porta le mani alla bocca con le spalle curve, gira in tondo, manifesta comportamenti stereotipati, e assume espressioni simili alla trance in risposta alla separazione dalla figura di attaccamento. Sono anche da considerarsi casi di attaccamento disorganizzato quelli in cui i bambini si muovono verso la figura di attaccamento con la testa girata in altra direzione, in modo da evitarne lo sguardo.
Tutti i bambini sviluppano entro i primi 8 mesi di vita uno stile di attaccamento, che si completa entro il loro secondo anno. L’indicatore per eccellenza che il legame di attaccamento è stabilito, si identifica nell’angoscia da separazione. Possono verificarsi attaccamenti multipli, che nel corso dello sviluppo sono suscettibili di variazioni.
Non è chiaro quando avvenga esattamente il passaggio dall’ attaccamento genitoriale a quello tra i pari. Nell’adolescenza, però, l’ attaccamento attraversa un periodo di transizione. L’adolescente si allontana intenzionale dalla relazione con i genitori e familiari, per costruire relazioni nuove con coetanei, relazioni amicali e amorose.

I Modelli Operativi Interni

I Modelli Operativi Interni sono rappresentazioni mentali che, secondo John Bowlby, si costruiscono nel corso dell’interazione col proprio ambiente. Essi consentono di valutare e analizzare le diverse alternative possibili, scegliendo quella ritenuta migliore per affrontare le difficoltà che si verificano. Quindi permettono al bambino, e poi all’adulto, di prevedere il comportamento dell’altro guidando le risposte, soprattutto in situazioni di ansia o di bisogno.
Lo sviluppo dei Modelli Operativi Interni utilizza come cornice teorica lo sviluppo senso-motorio di Jean Piaget, riferendosi, principalmente, ai processi di assimilazione e di accomodamento, tipici delle prime fasi dello sviluppo del bambino. Gli schemi interiorizzati del bambino, nei primi anni di vita, possono continuamente essere ridefiniti sulla base dei cambiamenti della realtà esterna e della relazione con la figura di attaccamento che muta con il tempo e con lo sviluppo.

Per John Bowlby è importante che il legame di attaccamento si sviluppi in maniera adeguata, poiché da questo deriva un buono sviluppo della persona. Se si manifestassero in età adulta stati di angoscia e depressione, è possibile possano derivare da periodi in cui la persona ha fatto esperienza infantile di angoscia e distacco dalla figura di riferimento. Quindi, il modello di attaccamento, sviluppatosi durante i primi anni di vita, deriva dalla relazione con la figura di riferimento e influenzerà la relazione con la stessa anche durante l’infanzia. Successivamente, diviene un aspetto su cui si fonda l’assetto personologico adulto e influenzerà le relazioni e i rapporti futuri.

La separazione precoce dalla figura di riferimento, evento traumatico per un bambino, può avere diverse ripercussioni sulla vita dell’individuo a seconda della durata e del periodo in cui si verifica la separazione.

La separazione dalla figura di riferimento si snoda, secondo John Bowlby, in tre momenti: la protesta per la separazione, la disperazione dovuta all’assenza della figura e il distacco finale. La separazione può risultare meno dolorosa se vi sono alcune circostanze favorevoli come la presenza di figure sostitutive o di un ambiente accogliente.

Che sia un bambino, che sia un puledro la sostanza non cambia e adesso spero che molti di voi capirete, finalmente, non tanto la preparazione della sottoscritta, ma il perché io ho un viscerale disgusto e rifiuto di tutte quelle metodologie empiriche horsemaschippiste che vanno molto di moda oggi e che non hanno nessun fondamento scientifico.

A rovinare un cavallo ci si mette poco, per questo bisogna avere gli strumenti adatti e non le sciamanerie o i metodi inventati per vendere un prodotto scadente ma molto ben incartato a prezzi anche molto alti.

(Testo di Francesca Fiore, reperito nel web e completato dalla sottoscritta)

Raffaella Scelsi - Istruttore Capo dell'Accademia Equestre San Paolo.

14/10/2024

Si è concluso un bellissimo weekend formativo dedicato alla gestione dell' ansia e dello stress in sella con le ragazze (e i loro fantastici cavalli) della Scuderia Darina di Miriam Righetti 🐎
Grazie , è sempre un' enorme soddisfazione e gioia poter lavorare con persone meravigliose come voi ❤️
Ride Your Mind project

E' risaputo che la preparazione mentale degli atleti porta un contributo profondo ai livelli di performance. In questo a...
25/09/2017

E' risaputo che la preparazione mentale degli atleti porta un contributo profondo ai livelli di performance. In questo articolo vi presentiamo alcune testimonianze dal mondo scientifico che ne supportano l’utilizzo da parte di sportivi, squadre ed allenatori.

E' stato dimostrato come l' ipnosi nello sport aumenti lo stato di rilassamento, il senso di autoefficacia e migliori la regolazione emotiva.

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