28/12/2022
La notte di Natale, all’età di 93 anni, ci ha lasciati la scrittrice e pedagogista italiana Elena Gianini Belotti, tra le prime ad affrontare i condizionamenti di genere nella società e nell’educazione nei suoi scritti. Il suo saggio “Dalla parte delle bambine” (1973) è stato un manifesto per generazioni, rivoluzionando non solo la pedagogia ma anche lo sguardo di tutti all’educazione delle donne e al condizionamento sociale e culturale di ruoli, tra maschi e femmine, che viene fatto fin dai primi anni di vita.
Diplomata alla Scuola Assistenti Infanzia Montessori è stata tra le fondatrici e direttrici del Centro Nascita Montessori, primo in Italia ad occuparsi della preparazione delle future madri al parto e alla cura del bambino nei primi mesi di vita, con l’idea di trasformare in azioni concrete le indicazioni teoriche montessoriane sulla precocissima vita psichica del neonato (che al tempo era ritenuto incosciente nella sua vita prenatale) e le modalità del parto, allora intrusive e violente. Proprio dal lavoro nei nidi con i bambini 0-3 anni è nato il suo primo libro “Dalla parte delle bambine”: che ha avuto 57 edizioni per più di 600.000 copie e traduzioni in 15 lingue.
Ma perché solo "dalla parte delle bambine"? Perché ovviamente questa narrazione è quasi tutta "a sfavore del sesso femminile". La cultura alla quale apparteniamo come ogni altra cultura si serve di tutti i mezzi a sua disposizione per ottenere dagli individui dei due sessi il comportamento più adeguato ai valori che le preme conservare e trasmettere: fra questi anche il "mito" della "naturale" superiorità maschile contrapposta alla "naturale" inferiorità femminile. In realtà non esistono qualità "maschili" e qualità "femminili", ma solo "qualità umane". L'operazione da compiere dunque "non è di formare le bambine a immagine e somiglianza dei maschi, ma restituire a ogni individuo che nasce la possibilità di svilupparsi nel modo che gli è più congeniale, indipendentemente dal sesso cui appartiene".
🧡 Elena Gianini Belotti grazie per aver aperto questa porta, per aver mostrato una via possibile a tutte le donne, le madri ma anche alle figlie, per superare condizionamenti che la cultura patriarcale ha imposto e ancora oggi impone a bambine e bambini.