Studio di Psicologia e Psicoterapia Dott.ssa Sofia Solinas

Studio di Psicologia e Psicoterapia Dott.ssa Sofia Solinas servizio sanitario salute mentale supporto alla persona terapeuta EMDR
psicoterapeuta etno sistemico

Ci sono tre pericoli sulla strada: fermarsi prima di partire immaginando che il percorso riserverà amarezze, modello Kie...
09/03/2026

Ci sono tre pericoli sulla strada: fermarsi prima di partire immaginando che il percorso riserverà amarezze, modello Kierkegaard; fermarsi alla prima stazione per paura del dopo, della solitudine o di James Dean; non fermarsi mai e morire vagando in un bo****lo multipiano di Francoforte inseguendo una divinità su misura, un movimento politico di duri e, soprattutto puri - la porta aperta oltre la quale sta la perfezione altrui, miraggio per non riconoscere il deserto in sé stessi (Gabriele Romagnoli, " Senza fine")

26/02/2026

Ho un palloncino nell’anima.
Svolazza
e poi si posa.

Mille direzioni, nessuna direttiva: fa un po’ come gli pare.

Una palloncino simpatico e altruista.
S’arrabbia, poi fa pace,
pieno di aria e di decisioni che vorrebbe o dovrebbe prendere, intraprendere, appendere, sospendere.

Ogni giorno cambia colore,
crede nel vento ma anche nella quiete, ricama parole sul tessuto dell’anima per vestire qualche desiderio e, sta ancora studiando, il quando e il come
potersi liberarsi dal filo
che a volte lo tiene legato alle paure;
sì, credimi che il palloncino girovago ha grandi e piccole paure d’autore,
spesso si nasconde dietro ai rami di una stima sbiadita, altre volte invece
vorrebbe addirittura scoppiare:
pensa che gran botto, che gran rumore si sentirebbe, pensa a quante persone deluderebbe, e quante invece ne sarebbero contente,
credimi;
perché per molti la sconfitta degli altri è una risorsa da cui attingere la propria discutibile autostima.
Paradossale?
Purtroppo no.

Il palloncino ogni tanto si perde e ogni tanto si ritrova, oggi sorride, domani piange, dopodomani crea un nuovo stato emozionale tutto suo, che poi lo fanno
tutti, che poi siamo tutti un po’ inventori di invenzioni incredibili, che questo palloncino alla fine, per un fine,
è in ognuno di noi;
a volte ha bisogno di una spinta, a volte di uno spillo, a volte di un cerotto, a volte del profumo delle nuvole,
ma alla fine per fortuna vince sempre lui, alla fine lo puoi trovare lì che ti aspetta sulla soglia di un no, per farti dire
sì ...

Vola.

(Gianluca Nadalini)

"C'è gente che ti vuole comprare la vita ma il Davide dei pascolipuò vincere sul Golia dell'arroganza di turno".
21/02/2026

"C'è gente che ti vuole comprare la vita ma il Davide dei pascoli
può vincere sul Golia dell'arroganza di turno".

11/02/2026

Non limitatevi a prendere per buono ciò che vedete e sentite, ma applicate le vostre capacità e assumetevi il rischio di provare ( detto Sufi)

Finché i tuoi figli sono piccoli, dai loro radici.Quando sono grandi, dai loro ali( Proverbio indiano)
02/02/2026

Finché i tuoi figli sono piccoli, dai loro radici.
Quando sono grandi, dai loro ali
( Proverbio indiano)

L'autorità paterna dona ai figli la libertà che permette loro di addentrarsi nella vita extra familiare. I figli hanno b...
02/02/2026

L'autorità paterna dona ai figli la libertà che permette loro di addentrarsi nella vita extra familiare.
I figli hanno bisogno di un padre per litigare, per vedersi fissare dei limiti ragionevoli, in una parola per crescere.
Più la critica del femminismo nei confronti del maschio moderno si fa violenta, più per le madri diventano importanti gli uomini piccoli, dunque i figli, che danno significato a tutta la loro vita.
Dal momento che gli uomini grandi non soddisfano il desiderio delle donne, le madri vogliono fare dei loro figli gli uomini ideali, dei principi azzurri (B. e G. Ulsamer).

“Dottore, mi fa male il mondo.”Non è un dolore preciso,non so indicarlo col dito.Non sanguina,non si vede nelle lastre.È...
31/01/2026

“Dottore, mi fa male il mondo.”

Non è un dolore preciso,
non so indicarlo col dito.
Non sanguina,
non si vede nelle lastre.

È più una stanchezza profonda
che prende al petto la mattina
e non se ne va nemmeno dormendo.

Mi fa male quando apro le notizie.
Mi fa male la fretta negli occhi della gente.
Mi fanno male le parole lanciate senza guardare
e quelle non dette,
che pesano molto di più.

Mi fanno male i giudizi immediati,
le storie ridotte a titoli,
le vite spiegate in tre righe
da chi non ne ha mai attraversata una fino in fondo.

Mi fa male dover funzionare sempre.
Essere lucido.
Essere forte.
Essere all’altezza,
anche nei giorni in cui vorrei solo appoggiarmi.

Mi fa male che “come stai”
sia diventato un saluto
e non più un luogo dove fermarsi.

Il dottore ascolta,
non scrive subito.
Mi guarda come si guarda
chi sta cercando casa;
poi sorride appena,
non per tranquillizzarmi,
ma per farmi respirare,
e dice:

“Non sei rotto,
sei stanco.
Non sei fragile,
sei pieno.
Non sei sbagliato:
sei umano.”

Fa una pausa,
quelle pause che non fanno paura,
quelle che curano già.

“Stai portando troppo
da troppo tempo,
e nessuno dovrebbe farlo da solo.”

Si alleni a non riempire ogni vuoto.
A non aggiustare il dolore degli altri
per paura del proprio.
Si alleni ad ascoltare,
finché chi ha davanti
non smette di difendersi.

Si alleni a non avere sempre una risposta.
A non vincere le discussioni.
A non trasformare ogni ferita
in qualcosa da sistemare.

Le prescrivo empatia,
da prendere prima di rispondere,
prima di giudicare,
prima di chiudersi.

Le prescrivo gentilezza,
da praticare ogni giorno
come una preghiera senza parole.
Perché non salva il mondo,
ma salva le persone.
Una alla volta.

La gentilezza quotidiana,
nei gesti piccoli,
nei toni bassi,
nelle mani che non stringono per vincere,
ma per non lasciare cadere.

Riduca il rumore:
le voci che urlano,
le opinioni che pesano,
le persone che chiedono forza
ma non offrono braccia.

Si avvicini a chi sa aspettare,
a chi non ha fretta di successi,
a chi resta anche quando cade il silenzio.

Correre stanca.
Ti fa credere che devi arrivare.
Camminare no.
Ti ricorda che sei già vivo.
Resti in cammino,
con quello che ha,
con quello che è,
senza chiedersi sempre
quanto manca.

E se un giorno
le sembrerà di non farcela,
non pensi di essere debole:
pensi di essere umano.

E quando sentirà che il mondo stringe
e lei con lui,
non si convinca di dover resistere da solo.

Nessuno guarisce isolandosi.

La cura non è diventare invincibili.
È non diventare cattivi.

Grazie dottore, allora arrivederci.
Arrivederci e buona fortuna,
perché mi creda:
ne avrà bisogno.
(Andrew Faber)

Che gran paternità quella degli alberi, che sanno dare a ciascuno dei loro rami un cammino verso la luce.(Lorenzo Oliván...
24/12/2025

Che gran paternità quella degli alberi, che sanno dare a ciascuno dei loro rami un cammino verso la luce.
(Lorenzo Oliván)

Buone feste!

La sofferenza è sempre stata oggetto di business.Lo vediamo da decenni: industrie farmaceutiche che si sono arricchite f...
17/12/2025

La sofferenza è sempre stata oggetto di business.

Lo vediamo da decenni: industrie farmaceutiche che si sono arricchite fino a diventare potenze economiche globali, trasformando il dolore in opportunità di mercato.

Ma per molto tempo — nonostante tutto — la terapia è rimasta fuori da questa logica.

Un luogo umano, intimo, non replicabile.
Uno spazio dove il tempo si dilata, dove non si promettono soluzioni, ma si sostiene un processo, passo dopo passo.

Oggi però qualcosa è cambiato.

Startup con alle spalle milioni di euro in investimenti entrano nel nostro campo con logiche da e-commerce:
sedute in saldo, pacchetti promozionali, terapie vendute come abbonamenti.

“Acquista questo prodotto e ricevi un percorso di supporto psicologico”.

E io credo che, di fronte a questo scenario, sia giusto — e forse doveroso — prendere parola.

Perché la terapia non è una merce.
Non può esserlo.
Non lo sarà mai, se continuiamo a custodirne il senso.

Andare in terapia è un gesto profondo.

Un sì che arriva dopo giorni, mesi, anni di resistenza.
Un sì che nasce da una crepa, da una stanchezza che non regge più, da un filo sottile di speranza che torna a farsi sentire.
Un sì che non si compra, ma matura lentamente dentro una persona.

Chi arriva in terapia non sta facendo un acquisto.
Sta dicendo: non ce la faccio più da solo, non voglio più far finta, ho bisogno di qualcuno che regga con me quello che sto portando.

Questo gesto ha un peso simbolico enorme.

Ed è proprio questo peso che rischiamo di perdere quando la cura viene trattata come qualcosa che si compra — o, peggio ancora, che si regala.

La terapia è uno spazio particolare:
chi entra non porta un problema da eliminare, ma una storia che chiede di essere compresa, tenuta, riorganizzata.

Ridurre tutto questo a un prodotto vendibile è un rischio enorme.
Non solo per chi chiede aiuto, ma per la cultura della cura stessa.

Quando la cura viene trattata come una promozione, cambia il patto implicito.
Cambia il modo in cui il paziente si presenta.
Cambia il modo in cui il terapeuta viene percepito.

E, lentamente, cambia anche il nostro modo di stare nel ruolo.

Perché se ciò che offriamo è un servizio come un altro, allora anche il terapeuta diventa sostituibile.
Scambiabile.
Valutabile solo in termini di costo, velocità, soddisfazione immediata.

Ma la terapia non funziona così.
Non è rapida.
Non è garantita.
Non è misurabile con metriche di consumo.

La sua forza sta proprio nel fatto che non promette risultati immediati, ma una possibilità reale di cambiamento.
Una possibilità che richiede tempo, presenza, continuità, e una relazione che non può essere compressa in un modello di business.

“Quando la cura perde il suo peso, diventa più facile da comprare.
Ma smette di fare ciò per cui è nata.”
( Il terapeuta scalzo)

Il conflitto di molte persone risiede nello smisurato desiderio di intimità e nella paura di essa. Cosa può esserci tant...
16/12/2025

Il conflitto di molte persone risiede nello smisurato desiderio di intimità e nella paura di essa.
Cosa può esserci tanto da imbrigliare una persona così profondamente?

Per alcuni questo ha a che fare con la comprensione e l'accettazione dei propri limiti, il più diffuso l'accettazione del proprio stato di
uomini mortali.

E così pur di rifuggire la propria umanità si incorrono incontri sessuali a temperature elevate, sport estremi, sensazioni forti, scariche di adrenalina con il perenne risultato di solitudine interna e vuoto esistenziale.
Creare significati e significanti porta a nuove possibilità: invece di continuare ad inserire delle toppe, si opta per un telaio in cui tessere una stoffa più resistente e vivace di fronte alle sfide che la vita comporta.

14/12/2025
11/12/2025

𝗜𝗹 𝗱𝗼𝗹𝗼𝗿𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮 𝗽𝘂𝗼̀ 𝘀𝗼𝗽𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗹𝗮 𝗳𝗮𝗺𝗲, 𝗹𝗮 𝗽𝗼𝘃𝗲𝗿𝘁𝗮̀ 𝗼 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗶𝗻𝗼 𝗹𝗮 𝗺𝗼𝗿𝘁𝗲, 𝗺𝗮 𝗹'𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲 𝗶𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲: 𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗶𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗰𝘂𝗼𝗿𝗲 𝗲 𝗿𝗶𝗰𝗲𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗼 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝘃𝘂𝗼𝘁𝗼 𝗲 𝘀𝗶𝗹𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼.
𝗗𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗶, 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗶𝗮𝗺𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗱𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗽𝗮𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼𝘀𝗮: 𝗰𝗲𝗿𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗹'𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲, 𝗺𝗮 𝗹𝗼 𝘁𝗲𝗺𝗶𝗮𝗺𝗼; 𝗯𝗿𝗮𝗺𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗹𝗮 𝘃𝗶𝗰𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗮, 𝗺𝗮 𝗳𝘂𝗴𝗴𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗱𝗮 𝗹𝗲𝗶; 𝗮𝗱𝗼𝗿𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗹'𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼, 𝗺𝗮 𝗱𝘂𝗯𝗶𝘁𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗱𝗶 𝗹𝘂𝗶.
𝗤𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗲̀ 𝗮𝘀𝘀𝘂𝗿𝗱𝗼 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼, 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗳𝗮 𝗮𝗴𝗴𝗿𝗮𝗽𝗽𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝗰𝗼𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗲 𝗻𝗲 𝘃𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗲 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗰𝘂𝗿𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮𝗻𝗼?
𝗠𝗶 𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗼: 𝗹'𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮 𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝗿𝗶𝘃𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗯𝗼𝗹𝗲𝘇𝘇𝗮?
𝗘𝗱 𝗲̀ 𝗹𝗮 𝘀𝗼𝗹𝗶𝘁𝘂𝗱𝗶𝗻𝗲 𝗱𝗮 𝗰𝘂𝗶 𝘀𝗳𝘂𝗴𝗴𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗻𝗶𝗲𝗻𝘁'𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗻𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗴𝘂𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗺𝗮𝗶 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗿𝗲𝗰𝗶𝗽𝗿𝗼𝗰𝗼.

𝗙ë𝗱𝗼𝗿 𝗗𝗼𝘀𝘁𝗼𝗲𝘃𝘀𝗸𝗶𝗷

Indirizzo

Via Papa Giovanni XXI N°23
Viterbo
01100

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