25/11/2025
La violenza sulle donne non è solo un fatto di cronaca: è una ferita che attraversa i corpi, le storie e gli sguardi.
Nel mio lavoro incontro donne ogni giorno, e spesso sono proprio i loro occhi a parlare per primi: raccontano stanchezze mai dette, silenzi che pesano, battaglie combattute in solitudine. Ma raccontano anche una forza che, a volte, nemmeno loro sanno di avere.
Per questo credo profondamente che il primo passo contro la violenza sia un ritorno a sé.
Imparare a prendersi cura di sé non è egoismo, è sopravvivenza.
Vuol dire volersi bene, riconoscere il proprio valore, ascoltare quel nodo alla gola che dice “non sto bene”, concedersi il diritto di chiedere aiuto. Significa trattarsi con rispetto, ogni giorno, così da non accettare più nulla che non sia rispetto.
E il sostegno tra donne ha un potere enorme: uno sguardo che comprende, una parola che accoglie, una mano che si tende può cambiare la direzione di un’intera storia.
Siamo fatte per sostenerci, non per giudicarci.
Vorrei che ogni donna ricordasse questo:
la tua vita ha valore, i tuoi confini contano, il tuo cuore merita pace.
Non devi essere forte da sola, non devi sopportare tutto. Meriti ascolto, aiuto, protezione. Meriti di stare bene.
Prendersi cura di sé è il primo atto di libertà.
E ogni gesto di amore verso di sé è un passo lontano dalla violenza e più vicino alla propria rinascita.