31/01/2026
Quando la comunicazione diventa un’arte☺️!
Ogni persona che lavora in equipe ,studio, scuola, ospedale, ufficio… davvero, CHIUNQUE , dovrebbe leggere questo post prima di parlare o alzare la voce😁!
Lavorare insieme non significa annullare le differenze, ma riconoscerle come risorse preziose, capaci di arricchire prospettive e soluzioni.
In uno studio professionale, come in una famiglia, le differenze esistono, convivono, a volte si scontrano.
Ed è proprio lì che si gioca la qualità delle relazioni.
Nella psicoterapia familiare sappiamo che
quando un conflitto resta implicito o non attraversato, non scompare.
Si sposta, devia, cerca altre strade.
E spesso finisce per appoggiarsi su qualcuno,
che diventa ,senza volerlo, il “paziente designato”, portando sulle spalle un disagio che appartiene al sistema nel suo insieme.
Anche nei contesti di lavoro succede qualcosa di molto simile.
Conflitti non detti, comunicazioni affrettate,
linguaggi crudi che non riscaldano gli animi…
ed ecco che bussano quei famosi paradigmi😁😅.
Minuchin probabilmente ci farebbe notare confini che si irrigidiscono o si confondono, ruoli che si incastrano troppo bene e smettono di lasciare spazio al cambiamento😊.
Watzlawick ci ricorderebbe, con un mezzo sorriso,che NON SI PUÒ NON COMUNICARE: anche il silenzio parla, anche l’ironia difensiva dice qualcosa, anche quel “va tutto bene” comunica altro🤪.
Bowen ci inviterebbe a osservare le triangolazioni,la fatica a differenziarsi
senza rompere i legami🔺😂.
E Whitaker, forse il più irriverente😅, ci incoraggerebbe a portare più presenza e autenticità,meno controllo e più relazione viva.
Ecco un PUNTO FONDAMENTALE :non basta comunicare, bisogna anche pensare a come dire le cose.
Le parole hanno peso, ritmo e colore;
possono ferire o nutrire, chiudere o aprire.
Una BUONA COMUNICAZIONE è una carezza per l’anima: quando scegliamo come dire le cose, scegliamo anche di prenderci cura degli altri e di noi stessi.
In più, è importante muoversi come in punte di piedi: non invadere, non giudicare, non snaturare le persone.
Si può correggere un approccio, discutere una scelta, senza far sentire nessuno sbagliato o inadeguato.
Quando la comunicazione diventa disfunzionale, si parla su qualcuno invece che con qualcuno, si cerca un colpevole invece di un significato, si reagisce invece di ascoltare.
Ma uno studio sano,come una famiglia che funziona, non ha bisogno di capri espiatori.
Ha bisogno di responsabilità condivisa, di spazi di parola, di fiducia reciproca e rispetto delle differenze.
È così che le divergenze, attraversate con maturità e spirito critico costruttivo, diventano occasioni di apprendimento reciproco, di innovazione, di resilienza, di collaborazione e solidarietà.
Come studio di psicologia e di psicoterapia crediamo che il benessere nasca dalle relazioni e dalla capacità di riconoscersi parte di un sistema, dove ognuno conta e nessuno deve portare da solo il peso di ciò che è di tutti.
Perché ogni RELAZIONE CURATA è già una forma di cura.
E se mentre leggete vi è venuto in mente
uno studio legale, uno studio di commercialisti,
una scuola, un reparto ospedaliero, un’équipe, un ufficio, un consiglio di classe…no, non è un caso.
Forse questo post parla anche di voi.
E sì, vi conviene farci un pensiero😁😁!
Ah, giusto per chiarire: anche noi ci "scanniamo" ogni tanto…ma lo facciamo in punte di piedi. O ci proviamo… e almeno ci abbiamo provato! 😄😂🤣”