Dr. Emanuele de Iudicibus - Psicologo

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01/04/2023
Dovremmo imparare dalle clessidre. Ti esaurisci, ti capovolgi e ricominci.
30/12/2022

Dovremmo imparare dalle clessidre. Ti esaurisci, ti capovolgi e ricominci.

17/01/2022

UNA STORIA LEGATA AL SUPERAMENTO DELLE NOSTRE PAURE.

Un re ricevette in dono due piccioni di falco e li consegnò al maestro di falconeria per l’addestramento.
Dopo alcuni mesi, l’istruttore disse al re che uno dei falchi era istruito ma non sapeva cosa stava succedendo all’altro. Da quando era arrivato al palazzo, non si era mosso dal ramo, a tal punto che il cibo doveva essere portato.
Il re inviò guaritori e guaritori, ma nessuno poteva far volare l’uccello. Quindi pubblicò un editto tra i suoi soggetti e, la mattina dopo, vide il falco volare nei suoi giardini.
– Portami l’autore di questo miracolo – chiese.
Un contadino apparve davanti al re. Il re gli chiese:
– Come hai fatto a far volare il falco? Sei un mago?
Non è stato difficile – spiegò l’uomo. – Ho appena tagliato il ramo. Quindi l’uccello si rese conto di avere le ali e volò via.

La DIPEDENZA AFFETTIVA viene considerata come facente parte delle Nuove Dipendenze (New Addiction), ossia le dipendenze ...
02/12/2021

La DIPEDENZA AFFETTIVA viene considerata come facente parte delle Nuove Dipendenze (New Addiction), ossia le dipendenze comportamentali, dipendenze in cui, al posto di una sostanza, vi è dipendenza da un comportamento.
La DIPENDENZA AFFETTIVA (DA) è una modalità patologica di vivere la relazione, in cui la persona dipendente arriva a negare i propri bisogni ed a rinunciare al proprio spazio vitale pur di non perdere il partner, considerandolo unica e sola fonte di gratificazione nonché fondamentale fonte di “amore” e cura.
Il punto tuttavia è che spesso questi partner non sono affatto gratificanti ma, al contrario, si tratta di persone con le quali si instaura una relazione insoddisfacente, infelice e dolorosa. Il dipendente affettivo infatti prova un tale bisogno, assoluto e ossessivo, di rassicurazione e di certezze da indurre una sorta di “perdita dell’Io” ed una condizione in cui l’altro rappresenta il solo elemento di estasi e di gratificazione possibile.
I sintomi della dipendenza affettiva da una persona non sono sempre evidenti alla persona che ne soffre, per cui è difficile che ne abbia consapevolezza. Tuttavia, esistono una serie di sintomi che possono indicare la presenza di questo tipo di dipendenza.
Chi soffre di dipendenza emozionale ha un forte bisogno di legame che si manifesta nei confronti di una persona dalla quale dipende totalmente e sulla quale investe tutte le proprie energie. Teme quotidianamente di poterla perdere, ha bisogno di continue rassicurazioni rispetto all’esistenza del legame ma, nonostante ciò, vive costantemente nell’ansia della perdita. Di solito ha difficoltà a prendere delle decisioni, ad identificare i propri bisogni ed obiettivi, soprattutto quando si trova a doverlo fare in autonomia, quindi se non è presente una figura di supporto.
I sintomi della dipendenza psicologica da una persona non si manifestano unicamente all’interno di una relazione di coppia, ma possono svilupparsi anche nei confronti di un genitore, di un figlio, di un amico o di una persona di autorità.
E’ come se la persona, invece che consolarsi autonomamente attraverso la capacità di riconoscere, tollerare ed elaborare le emozioni intense, ricorresse all’altro NON TANTO IN QUANTO ALTRO-CUI-COMUNICARE le proprie emozioni nel tentativo funzionale di condividerle e manifestarle in modo utile, ma piuttosto L'ALTRO COME STRUMENTO per alleviare o distrarre da un’affettività interiore dolorosa e vissuta come annientante.

Cura della dipendenza affettiva
Un percorso di psicoterapia può aiutare la persona a superare le condizioni di sofferenza legate a tale stato, in cui la coppia è vissuta come indispensabile e necessario per la propria esistenza.
Per uscire dalla dipendenza affettiva il primo passo è la consapevolezza del proprio funzionamento e dei propri schemi. Solo così è possibile intervenire nella relazione con l’altro.
La psicoterapia può aiutare il paziente dipendente affettivo a riconoscere le complesse trappole cognitive ed emotive che lo conducono a sofferenza e infelicità.

16/11/2021

IL LUTTO DI UN ANIMALE DOMESTICO

Nella nostra società, spesso la perdita di un animale è vista come una perdita relativa, non intensa quanto altri tipi di perdite e va solitamente incontro a tentativi di rimozione e banalizzazione. Solitamente le persone si sentono dire che “era solo un animale domestico” e si aspettano che il dolore svanisca in pochi giorni.
La perdita è perdita di un legame d’amore, non tanto dell’oggetto che può essere esterno (un familiare, un animale, un lavoro etc) ma anche interno (un ideale, un sogno, una prospettiva).
È importante non sottovalutare che spesso la perdita di un animale può riattivare le esperienze di lutto e perdita che la persona ha vissuto precedentemente e mettere in discussione legami di attaccamento e di separazione fino ad ora utilizzati.
I nostri piccoli amici sono veri e propri compagni di vita che possono simboleggiare un figlio, un amico, un fratello. Sin dal loro ingresso diventano membri della famiglia, tant'è che spesso "parliamo" con loro usando vocine buffe e un po' infantili come se stessimo parlando a dei bebé; attribuiamo loro pensieri ed emozioni.

Sono molto sensibili ai nostri d'animo, avvertendo eventuali momenti di tensione. In alcuni casi, padroni e animali tendono ad "assomigliarsi" nel tempo.
La morte di un animale domestico è una vera e propria esperienza di lutto, un trauma che lascia un immenso vuoto nel cuore e nella mente, comparabile alla perdita di una persona cara.
Agli inizi ci sembra ancora di sentire il nostro piccolo amico o ci aspettiamo di vederlo dietro la porta non appena rincasiamo: non c'è nulla di strano, la nostra routine era incentrata sulla sua presenza.

Per alcuni può essere un sollievo adottare subito un altro animale, altri lo vedono come un "tradimento": si tratta di una scelta intima e soggettiva. Facciamolo solo se ci sentiamo davvero pronti. Non è detto che ciò che ha fatto bene a una persona faccia bene anche a noi.
Anche nel caso del lutto per un animale domestico possono essere applicati gli stadi dell'elaborazione del lutto di Elisabeth Kübler-Ross:
1. Negazione.
2. Rabbia
3. Rimpianto.
4. Depressione.
5. Accettazione.

Fase finale, non coincide con la dimenticanza dei bei momenti trascorsi insieme. SI prende coscienza dell'accaduto e si è pronti a parlare del proprio animale al passato. A volte questa fase può rivelarsi difficile da raggiungere. Se con il passare del tempo la sofferenza è ancora devastante e il lutto non viene elaborato, si consiglia di parlarne con uno psicologo. Molte persone temono di essere giudicate "deboli" o "matte" perché contattano uno specialista per la morte di un animale: come abbiamo visto sopra, non c'è nulla di cui vergognarsi ed è una sofferenza che merita il suo spazio di ascolto e la sua elaborazione.

La storia dell’elefante incatenato di Jorge Bucay esprime appieno in concetto di convinzione limitante:“Mi piaceva molto...
12/11/2021

La storia dell’elefante incatenato di Jorge Bucay esprime appieno in concetto di convinzione limitante:

“Mi piaceva molto il circo quando ero piccolo. Amavo gli spettacoli con gli animali, e l’animale che mi affascinava di più era l’elefante. Mi impressionavano le sue dimensioni e la sua enorme forza. Ma dopo lo spettacolo, mentre uscivo dalla tenda, rimanevo sorpreso vedendo l’animale legato con una catena a un palo conficcato nel terreno. La catena era spessa, ma il palo era un piccolo pezzo di legno piantato a pochi centimetri di profondità. Era evidente che un animale in grado di sradicare un albero secolare avrebbe potuto liberarsi facilmente da quel paletto e scappare. Perché non lo sradica e scappa? – Chiesi ai miei genitori”
Mi dissero che era perché era addestrato. La risposta non mi soddisfò. – Se fosse stato addestrato, perché lo tenevano legato? – Chiesi a parenti e insegnanti. Passò molto tempo prima che qualcuno molto saggio mi desse una risposta convincente: – L’elefante del circo non fugge perché è legato a un paletto simile da quando era molto piccolo. Allora immaginai l’elefante appena nato legato a un paletto. Sicuramente l’animale tirava disperatamente cercando di liberarsi. Quando terminava la giornata doveva essere esausto, perché quel palo era molto più forte di lui. Il giorno dopo riprovava senza risultato e il terzo giorno lo stesso. E avanti così fino a quando, un triste giorno, l’elefante accettò la sua impotenza e si rassegnò al suo destino. Da allora l’elefante aveva impresso il ricordo della sua impotenza. E cosa ancor peggiore, non non mise mai più in dubbio quel ricordo e non tornò a mettere alla prova la sua forza”
In qualche modo, anche noi siamo vittime delle convinzioni limitanti, ossia di “percezioni condizionate” che iniziano a formarsi nei primi anni di vita, grazie alle varie esperienze che facciamo da bambini. Possiamo vivere incatenati a pali che ci privano della libertà, specialmente quando pensiamo di non poter fare certe cose semplicemente perché una volta ci abbiamo provato e abbiamo fallito. In quel momento abbiamo registrato nitidamente nella nostra mente il messaggio “non posso farcela”. Infatti, è una situazione abbastanza comune nella depressione e nelle vittime di violenza.

09/11/2021

Alla fine sono arrivata a credere in una ricerca che io chiamo La Fisica dell'Anima, una forza della natura governata da leggi reali quanto la legge di gravità. La regola di questo principio funziona più o meno così: se sei abbastanza coraggiosa da lasciarti indietro tutto ciò che ti è familiare e confortevole e che può essere qualunque cosa, dalla tua casa a vecchi rancori, e partire per un viaggio alla ricerca della verità, sia esterna che interna, se sei veramente intenzionata a considerare tutto quello che ti capita durante questo viaggio come un indizio, se accetti tutti quelli che incontri strada facendo come insegnanti, e se sei preparata soprattutto ad affrontare e perdonare alcune realtà di te stessa veramente scomode, allora la verità non ti sarà preclusa.
Elizabeth Gilbert (Julia Roberts)
dal film "Mangia, Prega, Ama" di Ryan Murphy

06/10/2021

Anche se non c'era un pubblico di fronte a me, è stata un'esperienza bellissima ma al tempo stesso difficile da sostenere dal punto di vista dell'ansia.

Il rientro dalle vacanze e il ritorno alla routine quotidiana rappresentano per molti un vero e proprio trauma, causa di...
07/09/2021

Il rientro dalle vacanze e il ritorno alla routine quotidiana rappresentano per molti un vero e proprio trauma, causa di stress e malumore.
Dopo la pausa estiva, ritornare alla quotidianità può generare ansia e disagio.
I sintomi che possono presentarsi in seguito a questo evento possono essere nervosismo, insonnia, ansia e stanchezza eccessiva. Lo stress dovuto al ritorno alla normalità può avere conseguenze spiacevoli anche sulla salute della pelle, generando un vero e proprio stress cutaneo, come acne, macchie cutanee, colorito spento.
Fondamentale, quindi, è riabituare corpo e mente ai ritmi della vita quotidiana attraverso alcuni processi, come:

- RIABITUARSI GRADUALMENTE ai nuovi ritmi, senza vivere gli impegni con eccessiva agitazione e ansia da prestazione. Se possibile, l’ideale sarebbe tornare a casa dalle vacanze qualche giorno prima del rientro al lavoro, in modo tale da tornare alla vita quotidiana evitando traumi eccessivi.
- FARE ATTIVITÀ FISICA, per ridurre lo stress.
- DEDICARSI A NUOVI PROGETTI
- ORGANIZZARE GLI ULTIMI WEEKEND FUORI PORTA con gli amici o la famiglia.
A volte può succedere che i livelli di stress superino eccessivamente i parametri standard, generando una vera e propria incapacità di muoversi ed una forte depressione. In tal caso è giusto affidarsi ad una persona competente (psicologo/a) che possa aiutare la persona a gestire e ad intervenire su questi episodi.

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