22/11/2025
UCCISA DAL FRATELLO CON UN COLTELLO DA CUCINA
“Venite ho ammazzato mia sorella”, la terribile confessione di Vincenzo Riccardi ai carabinieri, che recatisi sul luogo dell'omicidio hanno rinvenuto il 19 novembre il ca****re di Noemi nell'appartamento di San Paolo Belsito. “Ho avuto un raptus”, è stata la giustificazione del 25enne ai militari dell'arma.
I due, orfani di padre, vivevano da soli con la mamma e soffrivano entrambi di disturbi psichici. Vincenzo in particolare era stato assistito in passato dai servizi sociali da anni ed era stato in cura nel centro di salute mentale di Nola.
È bene chiarire che la premessa secondo cui i soggetti affetti da disturbi psichici seguiti dai servizi sociali commettano prima o poi reati in misura sproporzionata non è supportata dalle statistiche ufficiali sulla criminalità. La stragrande maggioranza delle persone con diagnosi psichiatriche non è violenta e non commette reati. Studi epidemiologici in diversi Paesi dimostrano che il rischio di commettere atti violenti da parte di persone con disturbi mentali gravi (come schizofrenia o disturbo bipolare) non è significativamente maggiore rispetto alla popolazione generale, se si escludono fattori di rischio noti come l'abuso di sostanze. I crimini violenti sono prevalentemente correlati a fattori socio-ambientali, abusi pregressi, storia di violenza in famiglia, e solo marginalmente alla diagnosi psichiatrica in sé.
I problemi che emergono nei casi di cronaca che coinvolgono soggetti seguiti dai servizi sono spesso legati a carenze del sistema piuttosto che alla natura intrinseca della malattia. Spesso manca una reale integrazione tra i Servizi di Salute Mentale (CSM), i Servizi Sociali e, quando necessario, il sistema giudiziario. Il passaggio di informazioni e la gestione del rischio possono essere frammentati. Per prevenire eventi drammatici, la soluzione non è isolare o criminalizzare, ma investire massicciamente nel potenziamento dei servizi territoriali, nell'integrazione delle cure