15/04/2026
“Mi sveglio sempre in forma e mi deformo attraverso gli altri” – cosa ci dice davvero questa frase?
La celebre riflessione di Alda Merini racchiude un’intuizione profonda: il nostro senso di identità non è qualcosa di fisso, bensì qualcosa che si trasforma continuamente nel contatto con gli altri.
La prima parte — “Mi sveglio sempre in forma” — richiama uno stato di autenticità. Quando siamo soli, o comunque lontani da pressioni esterne, tendiamo a percepirci in modo più lineare e coerente. I nostri pensieri, emozioni e desideri appaiono più chiari, meno filtrati.
La seconda parte — “e mi deformo attraverso gli altri” — introduce una dinamica inevitabile: la relazione.
Ogni volta che entriamo in contatto con qualcuno, qualcosa in noi si modifica. Ci adattiamo ai contesti, moduliamo il comportamento, cerchiamo approvazione o evitiamo il giudizio.
Questo processo è naturale e necessario: senza adattamento non esisterebbe la vita sociale.
Tuttavia, la parola “deformo” suggerisce che a volte questo cambiamento può andare oltre il semplice adattamento e diventare una distorsione.
Succede quando diamo troppo peso al giudizio altrui o
modelliamo le nostre scelte per essere accettati.
In questi casi, il rischio è quello di costruire un’immagine di noi più funzionale agli altri che autentica per noi stessi.
Questa massima non invita a isolarsi, né a rifiutare le relazioni. Piuttosto, mette in luce una tensione inevitabile: abbiamo bisogno degli altri per definirci, ma allo stesso tempo dobbiamo evitare di perderci in questo processo.
In un’epoca dominata dai social media, dove lo sguardo degli altri è costante e amplificato, questa frase è forse ancora più attuale.
La “deformazione” può avvenire in modo sottile, attraverso like, confronti e modelli esterni.
Per questo, il messaggio resta semplice ma fondamentale: entrare in relazione senza smarrire la propria forma.