Dottoressa Lucci Gloria

Dottoressa Lucci Gloria Psicologa Clinica. Psicodiagnosta clinica e forense. Psicologa in ambito giuridico.

28/04/2026

*Entri in una stanza e dimentichi perché? Non è distrazione: è il “Doorway Effect”*

Ti è mai capitato di entrare in una stanza… e all’improvviso non ricordare più cosa dovevi fare?
Magari eri convinto di dover prendere qualcosa, fare una telefonata, controllare un oggetto. Poi attraversi la porta… e il vuoto totale.
Tranquillo: non sei distratto, né stai perdendo la memoria. È un fenomeno reale, studiato dalla psicologia, e ha anche un nome preciso: Doorway Effect, ovvero “effetto porta”.

🚪 Cos’è il Doorway Effect

Il Doorway Effect è quel fenomeno per cui il cervello tende a “resettare” temporaneamente la memoria quando cambiamo ambiente, ad esempio passando da una stanza all’altra.

In pratica, attraversare una porta non è solo un gesto fisico: è anche un confine mentale.
Il nostro cervello funziona organizzando le esperienze in “episodi”. Quando cambiamo contesto, archivia quello che stava succedendo prima e si prepara a gestire nuove informazioni. �
Almanacco della Scienza
Il risultato? Quel piccolo blackout che ci fa pensare: “Ma cosa dovevo fare?”

🧩 Perché succede

La spiegazione è più affascinante di quanto sembri.
Quando entri in un nuovo ambiente:
il cervello aggiorna le informazioni sensoriali
cambia il contesto di riferimento
dà priorità a ciò che accade “qui e ora”
Questo processo può interrompere la memoria di lavoro, cioè quella che stavi usando pochi secondi prima.

È come se il cervello dicesse:

👉 “Nuovo posto, nuove informazioni. Ripartiamo da qui.”

🧠 Un difetto? In realtà no
Potrebbe sembrare un malfunzionamento, ma in realtà è il contrario.
Questo meccanismo serve a:
evitare il sovraccarico mentale
selezionare le informazioni più importanti
adattarsi rapidamente ai cambiamenti
In altre parole, è una strategia evolutiva utile, non un problema.

😅 Succede a tutti (davvero)

Se ti capita spesso, non significa che hai una memoria peggiore degli altri.
Il Doorway Effect è comune e normale, e può diventare più frequente quando:
sei stanco
sei distratto
stai facendo più cose insieme

🔁 Un trucco semplice per ricordare
Hai presente quando torni indietro nella stanza precedente… e all’improvviso ti ricordi tutto?
Non è magia: è perché il cervello recupera il contesto originale, riattivando la memoria.

✨ In sintesi

Entrare in una stanza e dimenticare cosa dovevi fare non è un segnale preoccupante.
È semplicemente il tuo cervello che:
organizza le informazioni
divide la realtà in “capitoli”
e, ogni tanto… chiude quello precedente un po’ troppo in fretta
La prossima volta che ti succede, sorridi:
non hai dimenticato qualcosa.
Hai solo attraversato una porta 😉


29/03/2026

*Quel saluto di cinque secondi che resta per tutta la vita*

Per capire perché anche pochi secondi di saluto mattutino possano avere un impatto così rilevante, è utile fare riferimento alla teoria dell’attaccamento di John Bowlby. Secondo Bowlby, i bambini hanno un bisogno biologico di costruire legami stabili con una figura di riferimento, e la qualità di questi legami contribuisce a formare i cosiddetti “modelli operativi interni”: schemi emotivi attraverso cui, da adulti, interpretiamo le relazioni.

Questi modelli si costruiscono attraverso esperienze quotidiane ripetute, tra cui i momenti di separazione. Mary Ainsworth ha individuato tre principali stili di attaccamento: sicuro, quando il bambino sperimenta prevedibilità e fiducia; ansioso, quando le risposte sono incoerenti; evitante, quando l’affettività è ridotta o scoraggiata. Questi schemi tendono a riflettersi, in forme diverse, nelle relazioni adulte.

Un esempio significativo è il cosiddetto “rituale del doppio saluto”: dopo l’uscita del genitore, il bambino si affaccia alla finestra per un ultimo scambio di saluti. Questo semplice gesto aumenta la prevedibilità della separazione e offre al bambino un senso di controllo, trasformando un momento potenzialmente stressante in un’esperienza gestibile.

Dal punto di vista neurobiologico, interazioni affettive coerenti e prevedibili favoriscono la regolazione emotiva e rafforzano i circuiti della sicurezza. Al contrario, separazioni caotiche o emotivamente fredde possono mantenere il sistema nervoso in uno stato di allerta.

È importante sottolineare che la teoria dell’attaccamento non serve ad attribuire colpe ai genitori, ma a comprendere l’origine di alcuni schemi relazionali. La buona notizia è che questi modelli non sono fissi: grazie alla plasticità cerebrale, possono essere rielaborati nel tempo attraverso nuove esperienze e relazioni significative.

Dottoressa Lucci Gloria

10/02/2026

Maria Rita Parsi: "Se da bambini siamo stati curati e sostenuti, da adulti ci sentiremo preziosi e sicuri. L’autostima nasce in famiglia, dove i ragazzi cercano ascolto, sincerità e amore"

"Non siamo qui per adattarci al mondo, ma per trovare l’immagine profonda che ci chiama” J. HillmanDottoressa Lucci Glor...
08/01/2026

"Non siamo qui per adattarci al mondo, ma per trovare l’immagine profonda che ci chiama” J. Hillman

Dottoressa Lucci Gloria


Vi auguro un 2026 pieno di propositi e tanta forza di raggiungere i vostri traguardi 🥂Dottoressa Lucci Gloria
31/12/2025

Vi auguro un 2026 pieno di propositi e tanta forza di raggiungere i vostri traguardi 🥂
Dottoressa Lucci Gloria

Buongiorno ✍️
05/11/2025

Buongiorno ✍️

"Il potere terapeutico del ridere: quando l’umorismo diventa cura"Nella pratica clinica e nella vita quotidiana, spesso ...
15/10/2025

"Il potere terapeutico del ridere: quando l’umorismo diventa cura"

Nella pratica clinica e nella vita quotidiana, spesso ci dimentichiamo che ridere è una delle forme più semplici e potenti di autoregolazione emotiva. Eppure, il riso non è solo un’espressione di allegria: è un vero e proprio strumento psicologico, capace di ridurre lo stress, migliorare le relazioni e promuovere benessere mentale.

*Ridere: un atto profondamente umano*

Dal punto di vista psicologico, il riso è un comportamento sociale e relazionale. Ridere insieme agli altri crea connessione, abbassa le difese e favorisce un clima di fiducia. Non a caso, l’umorismo è spesso presente nei momenti di maggiore intimità e condivisione emotiva.
Il cervello, quando ridiamo, rilascia endorfine e dopamina, sostanze legate al piacere e al senso di appagamento. Si abbassano i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, e il corpo entra in uno stato di rilassamento naturale.

"L’umorismo in psicologia"

L’umorismo è stato oggetto di interesse per molti psicologi, da Freud a Martin. Freud lo considerava una via di scarica delle tensioni interiori, una forma di liberazione psichica. Oggi, nella psicologia positiva, viene riconosciuto come una “forza del carattere”: la capacità di saper vedere il lato comico o leggero delle situazioni difficili aiuta a mantenere una prospettiva più flessibile e resiliente.

In terapia, l’umorismo – quando usato con sensibilità – può diventare un prezioso alleato. Aiuta a rompere il ghiaccio, a normalizzare le emozioni e a favorire la consapevolezza di sé. Ridere insieme, anche brevemente, può aprire uno spazio di autenticità e fiducia tra terapeuta e paziente.

*Ridere fa bene (anche al corpo)*

Le ricerche confermano che il riso rafforza il sistema immunitario, migliora la circolazione e favorisce un migliore equilibrio ormonale. È un “farmaco naturale” senza effetti collaterali, che sostiene il benessere globale mente-corpo.

Non si tratta di negare le difficoltà o di “ridere a tutti i costi”, ma di concedersi la possibilità di alleggerire. Ridere non cancella il dolore, ma lo rende più sopportabile.

"Un invito a coltivare l’umorismo"

Nel mio lavoro, spesso ricordo ai pazienti che il sorriso non è superficialità, ma forza. Saper ridere di sé, delle proprie imperfezioni e dei piccoli inciampi quotidiani significa accettarsi di più.

Ridere, in fondo, è un atto di fiducia nella vita. È dire a sé stessi: “Posso stare bene anche qui, anche adesso”.

Dottoressa Lucci Gloria


"L’importanza della comunicazione nelle relazioni"La comunicazione è il filo invisibile che ci unisce agli altri. Non ri...
21/09/2025

"L’importanza della comunicazione nelle relazioni"

La comunicazione è il filo invisibile che ci unisce agli altri. Non riguarda solo le parole che pronunciamo, ma anche i silenzi, i gesti, lo sguardo e il tono della voce. Attraverso la comunicazione esprimiamo bisogni, emozioni, pensieri e, soprattutto, costruiamo legami.

Spesso diamo per scontato il “saper comunicare”, ma in realtà è una competenza che richiede consapevolezza. Non basta parlare: serve ascoltare, comprendere e mettersi nei panni dell’altro. Una comunicazione efficace nasce dall’equilibrio tra espressione autentica di sé e rispetto dell’altro.

Quando la comunicazione è chiara e rispettosa:

1) riduce i malintesi;

2) rafforza la fiducia;

3) favorisce la collaborazione;

4) permette di affrontare i conflitti senza distruggere la relazione.

Al contrario, una comunicazione POCO consapevole può generare frustrazione, distanze emotive e incomprensioni che, nel tempo, minano il rapporto con noi stessi e con chi ci circonda.

Prendersi cura della comunicazione significa, in fondo, prendersi cura delle relazioni. È un invito a rallentare, a scegliere le parole, a prestare attenzione al linguaggio non verbale e ad ascoltare in profondità.

💡 Un piccolo esercizio quotidiano:

la prossima volta che parli con qualcuno, prova a chiederti non solo “cosa voglio dire?”, ma anche “come mi sento mentre lo dico?” e “cosa mi sta comunicando l’altro, oltre alle parole?”.

"La comunicazione autentica non è un’abilità innata, ma una strada che si percorre con esercizio, apertura e presenza."

Dottoressa Lucci Gloria

"Il trauma: ferite invisibili che chiedono ascolto"Quando parliamo di trauma, non ci riferiamo solo a eventi catastrofic...
06/09/2025

"Il trauma: ferite invisibili che chiedono ascolto"

Quando parliamo di trauma, non ci riferiamo solo a eventi catastrofici o straordinari. Il trauma può nascere da esperienze che hanno superato la capacità di una persona di farvi fronte, lasciando un’impronta duratura sul corpo e sulla mente.

"Cos’è il trauma psicologico"

Il trauma è una ferita psichica che interrompe il senso di sicurezza, di continuità e di fiducia nell’ambiente e in sé stessi. Non conta solo “ciò che è accaduto”, ma anche come l’individuo ha vissuto e percepito quell’esperienza. Ciò che per qualcuno può risultare tollerabile, per altri può diventare un vissuto traumatico.

"Tipologie di trauma"

- Trauma acuto: legato a un singolo evento improvviso (un incidente, una perdita, una violenza).

- Trauma complesso: conseguenza di esperienze ripetute e prolungate nel tempo (abusi, trascuratezza, violenza domestica).

- Microtraumi relazionali: ferite sottili, spesso quotidiane, che minano progressivamente l’autostima e il senso di valore personale.

"Come si manifesta"

Il trauma non “vive solo nella memoria”: spesso si manifesta nel corpo e nel comportamento. Alcuni segnali possono includere:

1) ipervigilanza e stati d’ansia;

2) flashback, incubi, pensieri intrusivi;

3) difficoltà nelle relazioni e nella regolazione emotiva;

4) sintomi somatici (stanchezza cronica, tensioni muscolari, dolori diffusi).

"La strada della cura"

Il percorso di elaborazione del trauma non è mai immediato, ma è possibile. Attraverso un intervento psicologico mirato, si può:

* ricostruire un senso di sicurezza;

* integrare l’esperienza traumatica nella propria storia;

* recuperare la fiducia in sé e negli altri;

* riappropriarsi di risorse personali e progettualità.

Rifletti..........
Il trauma può segnare profondamente, ma non definisce chi siamo. Con il giusto supporto psicologico e relazionale, le ferite possono diventare cicatrici che raccontano resilienza e possibilità di rinascita.

Dottoressa Lucci Gloria

24/08/2025

"ORGANO BERSAGLIO IN PSICOLOGIA"Il concetto di “organo bersaglio” nasce dalla psicosomatica e indica come specifici orga...
20/08/2025

"ORGANO BERSAGLIO IN PSICOLOGIA"

Il concetto di “organo bersaglio” nasce dalla psicosomatica e indica come specifici organi o sistemi corporei possano essere particolarmente vulnerabili all’influenza di fattori psicologici. Stress, emozioni intense o conflitti irrisolti non restano confinati alla sfera mentale: possono manifestarsi attraverso sintomi fisici, a volte cronici, colpendo organi specifici. Riconoscere questo legame è fondamentale per una psicologia integrata, in cui prevenzione e trattamento non si limitano alla mente ma considerano l’intero organismo.

Origini del concetto

Il termine ha radici nella medicina psicosomatica del XX secolo, in cui autori come Franz Alexander studiavano la correlazione tra tratti psicologici e malattie organiche. Alexander osservava che certi schemi emotivi – ad esempio la repressione dell’ira o l’ansia costante – tendevano a manifestarsi in organi specifici, come il cuore, l’apparato digerente o la pelle. Questi organi diventano, appunto, “bersaglio” delle tensioni emotive.

Meccanismi psicologici e fisiologici

Il collegamento mente-corpo passa attraverso diversi sistemi biologici:

Sistema neuroendocrino: lo stress cronico attiva l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), aumentando la produzione di cortisolo, che può influenzare cuore, intestino e sistema immunitario.

Sistema autonomo: ansia e paura possono causare tachicardia, ipertensione o disturbi gastrointestinali.

Influenza immunitaria: emozioni prolungate e stress possono alterare la risposta immunitaria, aumentando la suscettibilità a infezioni o infiammazioni croniche.

Gli organi più frequentemente coinvolti includono:

- Cuore e sistema cardiovascolare: collegati a stress e ansia cronica.

- Apparato digerente: associato a conflitti emotivi, ansia e depressione.

- Pelle e mucose: riflettono tensioni emotive e traumi psicologici.

- Sistema muscoloscheletrico: dolore cronico e rigidità possono derivare da stress prolungato.

Applicazioni cliniche

Per lo psicologo, identificare l’organo bersaglio è utile per:

- Valutazione integrata: comprendere il legame tra sintomi fisici e fattori psicologici.

- Intervento terapeutico: tecniche come mindfulness, terapia cognitivo-comportamentale e biofeedback aiutano a ridurre l’impatto dello stress sull’organismo.

- Prevenzione: strategie di gestione dello stress possono proteggere gli organi più vulnerabili, riducendo il rischio di manifestazioni somatiche croniche.

Prospettive future

La ricerca contemporanea invita a uno studio più approfondito dei meccanismi mente-corpo, con approcci longitudinali e multidisciplinari. L’integrazione tra psicologia, medicina e neuroscienze apre la strada a interventi preventivi più mirati, capaci di tutelare la salute organica senza trascurare il benessere psicologico.

Conclusione

L’organo bersaglio rappresenta un punto di contatto tra mente e corpo: un concetto che invita psicologi e medici a guardare oltre i sintomi, comprendendo le radici emotive dei disturbi fisici. Una pratica clinica attenta a questi legami può migliorare la qualità della vita, ridurre la cronicità delle malattie e promuovere un benessere integrato.

Dottoressa Lucci Gloria

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