Dottoressa Serena Congiu

Dottoressa Serena Congiu PSICOLOGIA,FLORITERAPIA, COUNSELING, PSICOLOGO SCOLASTICO, ESPERTO DSA, SPECIALIZZANDO PSICOTERAPIA ONCOLOGICA PRESSO SIPSI ROMA

Mi chiamo Beatrice e ho sette anni.Quando torno da scuola, a volte mi fa male la pancia anche se non ho mangiato troppo....
06/01/2026

Mi chiamo Beatrice e ho sette anni.

Quando torno da scuola, a volte mi fa male la pancia anche se non ho mangiato troppo. La mamma dice che è l’ansia, una parola grande che io capisco solo un po’. So però che succede quando sento che qualcuno non sta bene e io non posso aiutarlo.

Quel giorno ho lasciato il diario sul tavolo e sono andata in camera mia. Non avevo voglia di spiegare subito. Quando gli adulti leggono le note rosse diventano seri, come se avessi fatto qualcosa di molto grave.

La maestra aveva scritto che mi alzo dal banco senza permesso. È vero.
Ma non è tutta la verità.

Io mi alzo perché Lorenzo ha paura.

Lui non piange mai forte. La sua paura è silenziosa. Gli viene mentre la maestra spiega, quando tutti devono essere bravi e rispondere giusto. Le sue mani tremano e il viso diventa caldo. Fa finta di cercare qualcosa nell’astuccio, ma io lo vedo.

Quando succede, sento come una spinta dentro. Non penso alle regole. Penso solo che non deve stare da solo.

Mi siedo vicino a lui. A volte gli tocco il braccio, a volte no. Non serve parlare. Basta stare lì. Dopo un po’ respira meglio. Il suo cuore rallenta. La paura si stanca e se ne va.

A casa papà mi ha chiesto perché lo faccio. Aveva la voce seria, ma io ho detto la verità. Gli ho detto che quando sei piccolo e hai paura, qualcuno vicino è più importante di qualsiasi banco.

Il giorno dopo papà è venuto a scuola. Io ero agitata. Pensavo di aver sbagliato davvero.

Invece no.

Ora in classe c’è una cosa nuova. Se qualcuno si sente male dentro, può farlo capire. E qualcuno può sedersi accanto a lui. Senza spiegazioni. Senza essere sgridato.

Lorenzo adesso viene a scuola più tranquillo. Io lo vedo camminare più dritto.

Io sono solo una bambina.
Non so tutto.
Ma so che quando hai paura, non vuoi soluzioni.
Vuoi qualcuno che resti.

Forse è questo che sto imparando.
E forse è questo che un giorno
racconterò alla mia dottoressa, quando mi chiederà perché mi alzavo dal banco.

Perché a volte, curare, vuol dire solo sedersi accanto.

⭕️PERCHÉ FILMAVANO L’INCENDIO?E ANCORA PERCHÉ FILMAVANO L’INCENDIO?In queste ore sto leggendo commenti che fanno davvero...
03/01/2026

⭕️PERCHÉ FILMAVANO L’INCENDIO?

E ANCORA PERCHÉ FILMAVANO L’INCENDIO?

In queste ore sto leggendo commenti che fanno davvero rabbrividire, anche da parte di persone che si definiscono “esperti”.

C’è chi parla di generazione senza speranza, di dipendenza dal cellulare, di come al loro posto avrebbe reagito meglio.
Questo modo di giudicare è profondamente ingiusto.

Di fronte a un pericolo improvviso, il nostro cervello di sopravvivenza può reagire in tre modi: attacco, fuga o congelamento.
Il freezing è una risposta automatica e ancestrale, non una scelta. È lo stesso meccanismo che può portare una persona a restare immobile durante un trauma grave. In alcuni casi si accompagna anche a una dissociazione emotiva.

Quando ci si trova in un grande gruppo entra in gioco anche la psicologia della folla:
se tutti scappano, scappo anch’io;
se nessuno si muove, il cervello può interpretarlo come assenza di pericolo.

In uno stato di congelamento, filmare può diventare un modo per reggere l’ingestibile, un tentativo istintivo di dare una forma a qualcosa che la mente non riesce a elaborare in quel momento.

Il bisogno di puntare il dito contro questi ragazzi dice molto più di noi che di loro.
Siamo noi che, dietro a uno schermo, diventiamo duri, aggressivi, disumanizzanti.

Serve rispetto.
Serve empatia.
Per i ragazzi coinvolti e per le loro famiglie, colpite da una tragedia immensa.

E forse serve anche smettere di attaccare un’intera generazione per riflesso.
Davvero a 16 anni eravamo tutti lucidi, coraggiosi e infallibili?

Ricordiamoci che quando puntiamo il dito contro un adolescente, tre dita stanno puntando verso di noi.

Il mio pensiero e il mio abbraccio vanno alle famiglie coinvolte in questa tragedia indicibile.

La connessione tra le dipendenze: una prospettiva clinicaLe diverse forme di dipendenza — da sostanze (alcol, droghe), c...
26/12/2025

La connessione tra le dipendenze: una prospettiva clinica

Le diverse forme di dipendenza — da sostanze (alcol, droghe), comportamentali (gioco d’azzardo, uso di internet, shopping, lavoro) e relazionali (dipendenza affettiva) — condividono meccanismi psicologici e neurobiologici comuni, nonostante la diversa manifestazione esterna.

Meccanismi psicologici condivisi

Alla base delle dipendenze si riscontrano frequentemente:
• Difficoltà nella regolazione emotiva
• Bassa autostima e senso di vuoto interno
• Paura dell’abbandono e dell’esclusione
• Stili di attaccamento insicuro
• Ridotta tolleranza alla frustrazione

L’oggetto della dipendenza assume una funzione regolativa: riduce temporaneamente il disagio emotivo, rinforzando il comportamento attraverso un meccanismo di sollievo immediato.

Aspetti neurobiologici

Dal punto di vista neurobiologico, tutte le dipendenze coinvolgono il sistema della ricompensa, in particolare i circuiti dopaminergici mesolimbici.
Il rilascio di dopamina produce una sensazione di gratificazione transitoria, seguita da:
• aumento della tolleranza
• craving
• perdita progressiva del controllo comportamentale

Questo ciclo è comune sia nelle dipendenze da sostanze sia in quelle comportamentali e relazionali.

Trasferimento della dipendenza

In ambito clinico è frequente osservare il trasferimento della dipendenza, ovvero la sostituzione di un comportamento dipendente con un altro (es. cessazione dell’uso di sostanze seguita da dipendenza relazionale o lavorativa), in assenza di un intervento sulle cause sottostanti.

Implicazioni terapeutiche

Un trattamento efficace non può limitarsi alla rimozione dell’oggetto della dipendenza, ma deve includere:
• lavoro sui fattori emotivi e relazionali profondi
• interventi sugli schemi di attaccamento
• sviluppo di competenze di autoregolarizzazione emotiva
• ricostruzione dell’identità e dell’autonomia personale

Le dipendenze rappresentano una modalità disfunzionale di adattamento al disagio psicologico. La comprensione della loro connessione consente interventi più mirati e riduce il rischio di ricadute o sostituzioni sintomatologiche.

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26/12/2025

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L’Osservazione della Psicologa 🗣️

Ci sentiamo di condividere con voi la scelta di attivare due realtà sportive a supporto della casa famiglia perché crediamo che lo sport sia molto più di un’attività fisica: è uno strumento educativo potente.
Attraverso lo sport i ragazzi imparano a darsi degli obiettivi, a rispettare le regole, a lavorare in squadra e a credere nelle proprie capacità.Per chi vive in una casa famiglia, avere punti di riferimento positivi e occasioni strutturate di crescita è fondamentale. Le due realtà sportive coinvolte offrono spazi sicuri, educatori competenti e un contesto sano in cui incanalare energie, emozioni e talento. Questa scelta nasce dal desiderio di dare ai ragazzi non solo un luogo dove allenarsi, ma un’opportunità concreta per costruire fiducia, disciplina e futuro.donare lo sport a una casa famiglia è un investimento umano, capace di lasciare un segno profondo e duraturo nella vita dei ragazzi.
Dott.ssaSerenaCongiu

https://www.reteabruzzo.com/2025/12/25/lumanita-lamiternina-scoppito-nel-progetto-gli-elfi-di-babbo-natale-nella-casa-famiglia-di-pizzoli/?fbclid=IwdGRjcAO7FwRleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAo2NjI4NTY4Mzc5AAEew1xFrI22m67fhTfTd96ShRmGn7ZRQkbSfsv9EmPtywV0WScamXhLqDAkk1w_aem_2tudIGOh5HJ8fu2bovev7g

NATALE, BAMBINI E… Parenti 🎄 Help!Siamo ufficialmente nella settimana di Natale! 🎄 Tra l’ultima corsa ai regali e la pre...
22/12/2025

NATALE, BAMBINI E… Parenti 🎄 Help!

Siamo ufficialmente nella settimana di Natale! 🎄 Tra l’ultima corsa ai regali e la preparazione di cene e pranzi che da qui all’Epifania si susseguiranno, c’è un aspetto che preoccupa molte famiglie: come si affrontano i parenti (e le loro aspettative, richieste, domande…) ⁉️

Quando in casa c’è serenità tra genitori e figli, l’arrivo di nonni, zii e cugini può però far cambiare l’atmosfera, specialmente se si tratta di parenti che si incontrano solo di rado.

Non basta il legame di parentela a semplificare le cose.

‼️L’ansia NON conosce parentela‼️

Molto spesso, i bambini si bloccano proprio con un nonno o uno zio, e questo può generare reazioni di dispiacere, quasi di offesa, nel parente, che può sentirsi rifiutato. È facile che i genitori del bambino si sentano giudicati, in colpa e sopraffatti dalla situazione.

Cosa fare, quindi, per affrontare questo momento?

🔸 Prevenzione è la chiave! Prima del grande incontro, è importante informare i parenti su come il bambino potrebbe reagire e spiegare che non è una selezione volontaria delle persone con cui parlare.
🔸 Parlare positivamente dei parenti: I genitori possono raccontare aneddoti divertenti o curiosi su nonni, zii, cugini, in modo che il bambino possa associarli a momenti piacevoli e stimolanti. Es: “Sai che il nonno adorava pescare e una volta ha preso un pesce talmente grande che l’hanno dovuto portare in due?”
🔸 Invitare i parenti a raccontarsi: Se gli adulti raccontano storie divertenti su se stessi o su momenti buffi, il bambino capirà che anche gli adulti sono imperfetti e che non c’è nulla di cui preoccuparsi!
🔸 Comunicare senza parole: I giochi, i disegni, le foto o le attività creative possono essere un ottimo modo per rompere il ghiaccio e stimolare il bambino a socializzare in modo giocoso e rilassato.

Le feste, come il Natale, possono essere momenti di grande stress per i bambini. Teniamolo a mente durante queste giornate e ricordiamo che l’importante è essere meravigliosamente imperfetti. Offriamo loro tanto calore, comprensione e serenità in questi momenti speciali. ✨

Le festività sono un tempo di pausa e ascolto: vi auguro buone feste, serenità e un nuovo anno ricco di consapevolezza e...
19/12/2025

Le festività sono un tempo di pausa e ascolto: vi auguro buone feste, serenità e un nuovo anno ricco di consapevolezza e benessere.

Mia -UN FILM CHE CI PORTA A RIFLETTERE SULLA FASE ADOLESCENZIALE SOPRATTUTTO SE AVETE FIGLI    È UTILE VEDERLO- disponib...
27/11/2025

Mia -UN FILM CHE CI PORTA A RIFLETTERE SULLA FASE ADOLESCENZIALE SOPRATTUTTO SE AVETE FIGLI È UTILE VEDERLO- disponibile su RaiPlay-

Credo lo sia perché apre varchi, costringe ad osservare, spinge a nominare ciò che spesso resta taciuto.

Il film di Ivano De Matteo è una detonazione .
Con una regia lucida e tagliente, traccia un percorso duro, senza sconti, che ci porta dentro le zone più oscure dell’adolescenza e delle relazioni familiari, lì dove la fragilità può diventare crepa e poi voragine.

È una storia che affonda le mani nelle contraddizioni del nostro presente: relazioni che intossicano, violenza strisciante, stalking, revenge p**n, identità che si sgretolano, il filo sottile (e spesso logoro) che unisce genitori e figli in una società iperconnessa eppure sempre più disorientata. Senza mai indulgere nel patetico, la narrazione dà forma a un vero e proprio grido d’allarme sulla violenza di genere, sui suoi segnali, sulle sue conseguenze.

MIA E LA SUA FAMIGLIA
La protagonista è Mia, quindicenne piena di vita che si muove tra pallavolo, TikTok e una quotidianità serena, accanto a un padre amorevole, Sergio (un Edoardo Leo in una delle sue interpretazioni più laceranti), e a una madre attenta, Valeria.

L’ARRIVO DI MARCO (perdita equilibrio):

Marco un ventenne carismatico e manipolatore che trasforma il primo amore in un incubo di controllo, gelosia e violenza psicologica. La discesa di Mia è lenta, silenziosa, ma devastante: un’erosione di sé che la isola, la confonde, la annienta.

La sceneggiatura di De Matteo e Valentina Ferlan è calibratissima: cruda quando serve, delicata quando è necessario. E soprattutto è umana. Perché non racconta solo la vittima, ma anche chi soffre accanto a lei.

UN UOMO OLTRE CHE UN PADRE:
Sergio, il padre, diventa una figura tragica e potentissima: un uomo che non sa più come proteggere sua figlia, che si scopre fragile, furioso, pronto a perdersi pur di salvarla. Il film, attraverso lui, ribalta il punto di vista e ci costringe a interrogarci sul dolore dei genitori, sulla loro impotenza, sul confine tra amore e disperazione.

De Matteo ha un dono raro: trasformare ogni dettaglio — una stanza, un gesto trattenuto, un silenzio — in verità. La tensione cresce scena dopo scena, ma non c’è mai compiacimento.
Nessuna spettacolarizzazione del trauma: sono gli attori, straordinari, a portare sulle spalle il peso emotivo del racconto.

E Edoardo Leo compie un’impresa attoriale enorme. È un padre che respira, trema, implode.

"Mia" è un film che resta addosso, che fa male, che apre domande che non sempre trovano risposta:
sul ruolo educativo dei genitori, sulle fragilità dell’adolescenza, sulla violenza che si insinua dove meno te l’aspetti, sulle responsabilità che abbiamo — tutti — nel riconoscerla e fermarla.
(Nel testo sono state riportate anche recensioni pubbliche utili ad osservazione più approfondita)

Indirizzo

Via Celano
L'Aquila
67100

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