TELOS - Studio di Psicoterapia e Psicoanalisi

TELOS - Studio di Psicoterapia e Psicoanalisi Dott.sse Alice Bettini e Chiara Massari
(Portici S. Bernardino, n.2, L'Aquila)

Stralcio di un'intervista ad Eric Fromm su Psicologia e Società (1960). (Mia traduzione)."IL PERICOLO PIÙ GRANDE PER GLI...
03/11/2025

Stralcio di un'intervista ad Eric Fromm su Psicologia e Società (1960). (Mia traduzione).

"IL PERICOLO PIÙ GRANDE PER GLI PSICOLOGI È DI DIVENTARE DEI PRETI DEL SISTEMA!!"

"Temo che la direzione della salute mentale, della psicologia e della psichiatria sia quello di aiutare a far adattare ancora di più gli uomini al sistema. Di farli funzionare in maniera ancora più liscia. Si potrebbe dire che la psicologia e il concetto di salute mentale siano in pericolo oggi e che gli psicolgi corrano soprattutto il pericolo di diventare dei preti del sistema. Il che vuol dire: aiutare la gente ad adattarsi al sistema all'interno del quale essa è supposta produrre e consumare in massa, diretta e supportata da un'organizzazione centrale e da slogan e di cui non si deve preoccupare.
MA le persone sono insoddisfatte, soffrono per questo, soffrono cioè di quello che i francesi chiamavano nel diciottesimo secolo 'la maladie du siecle", soffrono cioè dell'insensatezza della vita. Cosa molto umana. L'uomo, infatti, ha bisogno di dare un senso alla vita.
Ora, c'è un pericolo in questo movimento di adattamento. Perché, in questa concezione dell'uomo produttore/consumista, le persone non possono ammalarsi, non possono avere sintomi. Così, potrebbero protestare addirittura, potrebbero voler dare un senso alla propria vita e allora molti psicologi cosa fanno? Arrivano e dicono: "Tu non dovresti essere insoddisfatto, se sei insoddisfatto vuol dire che sei malato e noi ti faremo guarire, ti faremo adattare così che tu possa accettare l'insensatezza della vita senza ribellarti ad essa, senza avere sintomi...e, comunque, potrai anche avere un bel funerale!".

Le parole di Fromm risultano quanto mai preziose oggi, forse ancora più del 1960.
Sono rivolte alla categoria dei cosiddetti professionisti della salute mentale. L'invito di Fromm è quello di non cadere nella facile tentazione di una comodità standardizzata, catalogata, ben spartita, che ci solleva dall'assunzione di una responsabilità etica rispetto al paziente e al suo inconscio. Fromm ci dice che è pericoloso aderire agli slogan culturali della moda del momento del sistema, è pericoloso perché rischiamo di essere ammaliati dal 'comfortably numb', direbbero i Pink Floyd, del pressappochismo che elogia il benessere uniformante come cifra 'democratica' della vita umana.
Il lato sovversivo della psicoanalisi è stato sempre quello di rovesciare i discorsi dominanti, per farne vedere il negativo. Non cedere mai alle illusioni offerte. Andare a vederne la piega. Questo è ciò che ci ha insegnato Freud, sin dalla nascita stessa della psicoanalisi. Poiché l'unica cosa a cui punta davvero un'analista è alla soggettività di chi ha di fronte. Alla sua cifra unica. Al suo desiderio.
Il peccato più grande diceva Lacan è cedere sul proprio desiderio.
Questo è un tempo in cui questo peccato è divenuto radicale. L'effetto è una proliferazione di melanconie e assenze di desiderio.
Ma la vita umana è fatta per sbarazzarsi della vita come principio salutista. È fatta per osare, è fatta per sognare, è fatta per gridare, per godere, per gioire.
L'uomo, ridotto a puro automa di consumo si ammala, per sua stessa struttura. (Bisognerebbe riprendere il resto il 'Disagio della Civiltà' di Freud.)
È qui che noi dobbiamo intervenire a sostegno dell'umano, a sostegno della vita come atto soggettivo e non come compito di adattamento.
Lo psicologo non può essere un prete del sistema.
Lo psicologo dev'essere un promulgatore assoluto della libertà.

All we ever wanted was everything (Bauhaus 1982).

"Sono fatta così. Non riesco ad avvicinarmi veramente a nessuno. È un dato di fatto. È come se mi mancasse quella parte ...
09/10/2025

"Sono fatta così. Non riesco ad avvicinarmi veramente a nessuno. È un dato di fatto. È come se mi mancasse quella parte di anima che si incastra negli altri, come nel Lego. Che si unisce veramente a qualcuno. Alla fine tutto cade a pezzi. Famiglia, amici. Non resta più niente".
D. Grossman, 'Qualcuno con cui correre', Mondadori 2008.

"I tried hard to have a Father but instead I had a Dad".
Serve the Servants, Nirvana (In Utero).

I soggetti trovano sempre più difficile trovare una stabilizzazione in un programma di soddisfazione, di modo di vita, quando il riferimento paterno e l'efficacia del suo limite declinano. Il discorso dominante (sociale/politico/economico) attuale - a differenza di quello antico - non introduce alcun 'impossibile'. Anzi, il discorso che domina oggi è un discorso che fa appello ad un godimento senza intralcio. L'impossibile, altresì, ha un ruolo fondante, l'interdetto Paterno ha la funzione di disporre, per dire così, lo sviluppo psichico del soggetto.
I primi a subire gli effetti di questo discorso sono, ovviamente, gli adolescenti; Essi sono chiamati, per struttura, a confrontarsi con il punto dove il sapere dell'Altro manca realmente (non essendoci risposta per il sesso e per la morte). L'adolescenza, per definizione, è l'incontro con questa mancanza e ciascuno ragazzo è chiamato ad arrangiare una propria risposta rispetto a questo buco di sapere.
Là dove mancano gli appigli simbolici e immaginari, insiste allora il discorso consumistico contemporaneo.
Ma così, senza l'orientamento simbolico edipico, essi risultano incomprensibili agli adulti e insopportabili a se stessi.
Il discorso dominante, non introducendo l'interdizione, un limite simbolico in rapporto a un impossibile, non può avere l'efficacia dei discorsi tradizionali che permettevano di inquadrare nei gruppi sociali il modo di vivere e di soddisfarsi, il reale della vita.
Di fronte alla perturbazione dell'identità e al disorientamento, si presentano due risposte: 1. L'oggetto di consumo; 2. La segregazione.
Se in primo piano c'è il trionfo dell'oggetto, come sostiene Lacan nel sem. X, il rischio è allora quello di una caduta melanconica. Di uno spegnimento della vita. La vita che si fa morte.

"È quindi evidente che l'enunciato della regola fondamentale tutto sommato è dire, a una persona che viene per domandarv...
17/09/2025

"È quindi evidente che l'enunciato della regola fondamentale tutto sommato è dire, a una persona che viene per domandarvi qualcosa, eventualmente un aiuto, la regola fondamentale. Che non è altro che farle notare che bisogna patire e tribolare un minimo per fare qualcosa insieme, vale a dire che la cosa non funziona se in un modo o in un altro non si arriva fino a ciò che dispiace, non già all'analista, ma che dispiace profondamente a chiunque: fare uno sforzo [...]
Ciò a cui si tende, nell'enunciato della regola fondamentale, è proprio la cosa di cui un soggetto qualsiasi è meno disposto a parlare, vale a dire, per articolare bene le cose, il suo sintomo, la sua particolarità. La regola vuol dire: vale la pena attardarsi attraverso tutta una serie di particolari affinché qualcosa di singolare non venga omesso [...]
Se si incontra qualcosa che definisce il singolare, è quanto ho chiamato col nome DESTINO. È questo, il singolare. Vale la pena che sia tirato fuori, cosa che avviene per una buona sorte, sorte che ha comunque le sue regole.
La psicoanalisi è la ricerca di questa buona sorte, che non è sempre né necessariamente quel che si chiama felicità".

J. Lacan, 'Sulla regola fondamentale' in 'La Psicoanalisi n. 35. La pratica lacaniana. Senza Standard ma non senza principi', 2004.

La regola fondamentale in psicoanalisi è quella della libera associazione.
Lacan ci indica bene che solo attraversa di essa, in quanto riferita al sintomo, è possibile arrivare ad estrarre qualcosa di singolare dal discorso del soggetto.
Lacan distingue il particolare del sintomo dal singolare della soggettivazione. Questa distinzione è la posta in gioco in un'analisi.
Permette, per esempio, di fare una differenza tra una cura che punta a risolvere il sintomo ed una cura che, invece, ha di mira un processo di soggettivazione, ossia la singolarità della vita della persona che chiede aiuto.
Certo, il sintomo gioca il suo ruolo fondamentale e decisivo ma non è la sua dissoluzione, come obiettivo primario, che ci interessa. Il fatto che il sintomo possa sciogliersi è sicuramente auspicabile ma non necessario per la singolarità.
Perché? Perché il sintomo è qualcosa che si sposta, si adatta e, una volta risolto, si può benissimo riformare in altri modi. Puntare alla singolarità, invece, permette di fare un lavoro che ha come piano la posizione della persona nel mondo, ed e' a questo comportarmi il sintomo.
Per questo Lacan sottolinea che la psicoanalisi non ha necessariamente come fine la felicità ma la possibilità per chi chiede aiuto di passare attraverso il suo sintomo per trovare e assumere qualcosa di singolare, qualcosa della sua unica singolarità. Per assumere, quindi, il suo destino.

Il carettere dell'uomo è il suo destino (Eraclito)Perché TELOS?L'etimologia di questa parola rimanda al concetto di comp...
26/02/2025

Il carettere dell'uomo è il suo destino (Eraclito)

Perché TELOS?

L'etimologia di questa parola rimanda al concetto di compimento. Questo concetto non va tuttavia confuso con il termine "riusciuta".
La scelta di questo nome ha in sé una motivazione molto netta che si può assumere a partire dal famoso detto nietzschiano: "diventa ciò che sei".
In questo consiste qullo che chiamiamo compimento.
Cosa vuol dire?
La divisione che abita ciascuno di noi consiste proprio in questa impossibilità di far coincidere quello che si pensa, o si vuole, con ciò che si è o si fa esperienzela di essere. L'ostinazione nel tentare di far aderire questi due aspetti è ciò che chiamiamo nevrosi o sofferenza. Possiamo dire che questa ostinazione (che non è cosciente) è ciò che ci fa ammalare psichicamente. Capita così di passare un'intera esistenza a combattere quello che è il proprio destino, quello che ci viene dall'Altro, dalla nostra venuta al mondo, nel tentativo di liberarci di e da questa ferita, da questa divisione.
Diventare ciò che si è non vuol dire accettare passivamente quello che ci capita ma vuol dire assumerlo come proprio tratto distintivo. Vuol dire fare un'operazione su ciò che l'Altro ha fatto di noi. Noi non siamo mai quello che siamo in modo deterministico, per questo Nietzsche utilizza il verbo: Divenire. È richiesto un lavoro da parte nostra per poter diventare ciò che si è.
In questo senso, il legame tra il soggettivo e il sociale è ciò che tiene le fila di questo discorso, aprendo il terreno perché questo lavoro sia possibile.

Lo studio TELOS si occupa di attività clinica psicologica, psicoterapeutica e psicoanalitica ad indirizzo lacaniano e an...
18/02/2025

Lo studio TELOS si occupa di attività clinica psicologica, psicoterapeutica e psicoanalitica ad indirizzo lacaniano e analitico, con percorsi sia individuali che di gruppo.
Inoltre, nello studio TELOS si svolgono attività seminariali, laboratoriali e convegnistiche indirizzate a tutti gli interessati e ai colleghi (nell'ottica di uno scambio e di una formazione permanente che sia aperta al confronto), con l'intento di affrontare tematiche che riteniamo fondamentali per il vivere umano collettivo e individuale insieme.
Non a caso, lo studio si situa nel cuore della città, sotto i Portici di San Bernardino, proprio per mettere in evidenza la peculiare caratteristica che lo anima: di essere uno spazio di lavoro e partecipazione per e nel territorio.

Per info scrivere in privato sulla pagina.

Indirizzo

Portici S. Bernardino, N. 2
L'Aquila
67100

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