Dott.ssa Enrica Liaci - Psicologa

Dott.ssa Enrica Liaci - Psicologa �Psicologa del Lavoro e delle Organizzazioni;
�Psicoterapeuta Analitco- archetipica

14/03/2026

Sabato 14 Marzo 2026
In Giappone non si va a casa di qualcuno a mani vuote.
Non per obbligo.
Non per una convenzione sociale che pesa.
Per qualcosa di più semplice e più antico:
quando arrivi
non arriva mai solo il tuo corpo.
Arriva anche il tuo pensiero.
手土産 — Temiyage
Te — mano.
Miyage — dono.
Letteralmente: ciò che porti nelle mani quando arrivi.
Il giapponese distingue due tipi di regalo che in italiano chiamiamo con la stessa parola.
Omiyage — il souvenir del viaggio.
Il dono che racconta dove sei stato.
Porti i biscotti di Kyoto perché sei stato a Kyoto.
Porti le caramelle di Hokkaido perché sei stato a Hokkaido.
È la memoria di un luogo dentro un pacchetto.
Il temiyage, invece, racconta qualcosa di diverso.
Non dice:
sono stato lì.
Dice:
ho pensato a te.
La differenza è piccola, ma cambia tutto.
Come si sceglie un temiyage
Non si sceglie per il prezzo.
Un temiyage costoso ma generico
vale meno di uno semplice ma preciso.
Non si sceglie per utilità.
Non deve risolvere un bisogno.
Si sceglie per attenzione.
Per dire qualcosa della persona che lo riceverà.
Il dono più classico
Spesso sono wagashi stagionali — i dolci tradizionali giapponesi.
Non perché siano lussuosi.
Ma perché appartengono a questo momento dell’anno.
Un wagashi di marzo non esiste a dicembre.
Porta con sé il tempo.
Porta la stagione.
Porta la consapevolezza di chi lo ha scelto.
Come l’ume che fiorisce adesso.
Come il pesco che ride adesso.
Il temiyage perfetto è quello che poteva essere scelto solo oggi.
Il modo in cui si porta
Un temiyage non si consegna in una busta.
Si avvolge in un 風呂敷 — furoshiki.
Un quadrato di tessuto con cui si avvolge e si trasporta qualsiasi cosa.
Non è solo una tecnica.
È un gesto.
Il nodo si scioglie.
Il dono si apre.
Ma il panno rimane.
Come i rapporti che durano nel tempo:
non è ciò che porti una volta sola
ma il modo in cui torni.
💡 Tre piccoli gesti per oggi
Se oggi vai da qualcuno — un amico, un familiare — porta qualcosa.
Non deve essere elaborato.
Può essere anche una cosa semplice.
L’attenzione è il vero temiyage.
L’oggetto è solo il modo in cui l’attenzione diventa visibile.
Pensa all’ultima volta che qualcuno ti ha regalato qualcosa di piccolo ma preciso.
Qualcosa che diceva
ti conosco.
Questo è il temiyage.
Se non sai cosa portare, porta qualcosa di stagionale.
Il tempo che passa
è già un dono.
花いけて
その陰に紐
解く女
Dispone i fiori —
nell’ombra che fanno
una donna scioglie un nodo.
— Matsuo Bashō
✦ Nota
Bashō osserva una donna che scioglie il nodo di un furoshiki nell’ombra dei fiori che ha appena disposto.
Il gesto di ricevere ha la stessa cura del gesto di donare.
La donna non strappa il panno.
Lo scioglie.
Bashō non descrive cosa c’era dentro.
Non importa.
Importa il gesto.
Forse anche tu hai ricevuto, almeno una volta,
qualcosa di piccolo
che diceva senza parole:
ti conosco.
Non è ciò che porti.
È il fatto
che tu abbia pensato
a cosa portare.
🎁 🌸 🌿
Yukisogna



#手土産

#風呂敷



23/02/2026
Ridiamoci un po’ su 😄
20/02/2026

Ridiamoci un po’ su 😄

«Romualdo come ti permetti? lo sanno tutti che arrivi semper poscia l'ora nona e passi lo die in panciolle sullo scranno sine facere nihil!»

«Sacripante quante panzane ho audito! Perchè inveco non favelliamo del fatto che ogne mattino poscia la tua entrata nel vespasiano si diffonde un lezzo immondo per tutto l'officium? Potresti facere le deiezioni presso la tua magione poffarbacco!»

«Orpo! Non devi certo 'ser tu a dirmi quando ego puedo o non pueto liberar li intestini!»

«Est una quistione di convivenza civile orsù! E poi se proprio desiamo favellare di libertà, non sunt certo io che m'impongo sulle altre genti per facer bella figura col Principale!»

«Ah qui ti voleo! In quale regola della convivenza civile v'è scripto che est ammesso palpeggiar le terga di Gertrude e facere continue allusioni sul suo generoso proso dinanzi ad ella?»

«Sunt solo goliardiche smargiassate, ella gnosce che la mia est un'innocua burla...»

«Ma quale burla...ma quale burla! In realitade ella non dice nulla perchè teme d'esser messa alla porta visto che il capo è lo pater tuo»

«Panzane, est sulmente che io ci sabeo facere colle monne e tu no, sei sulmente invidioso. Come quando, nonostante avessi inoltrato la domanda anche tu, ego sono partito pella Crociata sabbatica e tu sei rimasto qui.»

19/02/2026
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Il rispetto nasce da piccole cose semplici, che diventano grandi gesti…!
08/02/2026

Il rispetto nasce da piccole cose semplici, che diventano grandi gesti…!

Ci sono squadre che colpiscono per il gioco.
E poi c’è il Giappone, che colpisce per il comportamento.

Per loro, la partita non finisce al fischio finale: il valore inizia dopo, quando non ci sono più applausi. Da anni gli spogliatoi lasciati impeccabili fanno il giro del mondo: puliti, ordinati, rispettati. Come se ogni luogo meritasse la stessa cura della propria casa. Nessun disordine, nessun “ci penserà qualcun altro”. Solo responsabilità.

Spesso, accanto alla pulizia, un origami e un biglietto con una parola: grazie. Non è marketing, non è immagine: è cultura. È un modo di stare al mondo che mette il rispetto al centro.

Questa mentalità emerge anche nei dettagli più discreti. Alle Olimpiadi, gli atleti giapponesi hanno sfilato con la loro bandiera, ma accanto tenevano anche quella italiana. Un gesto piccolo, quasi invisibile, ma potentissimo: ricordare che si è ospiti.

In un tempo in cui si pretende molto e si ringrazia poco, questo atteggiamento spicca. Mentre molti cercano attenzione alzando la voce, loro parlano con i gesti.

La differenza non la fanno i risultati, ma la mentalità. La civiltà non è spettacolo, l’educazione non è un dettaglio, il rispetto non è un favore: sono scelte quotidiane, abitudini che non cercano visibilità, forme di grandezza che restano.

Ed è qui che il Giappone insegna.

07/02/2026

“Ciao mamma”… viva l’Italia 😍😄

27/01/2026

Caro professore, sono un sopravvissuto di un campo di concentramento. I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere: camere a gas costruite da ingegneri istruiti, bambini uccisi con veleno da medici ben formati, lattanti uccisi da infermiere provette, donne e bambini uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiori e università. Diffido - quindi – dell’educazione. La mia richiesta è la seguente: aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti. La lettura, la scrittura, l’aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani.

Anniek Cojean, “Les mémoires de la Shoah”

Scuole norvegesi…
12/01/2026

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