Dott.ssa Enrica Liaci - Psicologa

Dott.ssa Enrica Liaci - Psicologa �Psicologa del Lavoro e delle Organizzazioni;
�Psicoterapeuta Analitco- archetipica

03/04/2026

Il Presidente dell'Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi d’Abruzzo, 𝗣𝗿𝗼𝗳. 𝗘𝗻𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗣𝗲𝗿𝗶𝗹𝗹𝗶, è intervenuto ai microfoni del 𝗧𝗴 𝗥𝗮𝗶 𝗡𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗲 𝗥𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 e di 𝗟'𝗔𝗾𝘂𝗶𝗹𝗮 𝗕𝗹𝗼𝗴 per offrire una lettura su ciò che sta succedendo ai nostri adolescenti, partendo da alcuni recenti episodi di cronaca che hanno fatto molto discutere.

Al centro della sua analisi tre punti chiave:
🔸 la 𝗳𝗿𝗮𝗺𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲, che lascia i ragazzi soli senza reti relazionali profonde capaci di intercettare i loro segnali di sofferenza;
🔸 la 𝗻𝗼𝗿𝗺𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘃𝗶𝗼𝗹𝗲𝗻𝘇𝗮, diventata per molti un mezzo ordinario di risoluzione dei conflitti;
🔸 la 𝗰𝗿𝗶𝘀𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶𝘁à, in un'epoca in cui la realizzazione del sé è stata sostituita dall'esibizione del sé, con i social media come palcoscenico di un falso sé costruito per essere visto, non per essere conosciuto.

Famiglie e scuola, sottolinea il Presidente Perilli, non sono i responsabili di questo disagio: sono anch'esse vittime della stessa complessità che travolge i giovani.

L'adolescenza è sempre stata un'età critica. Ma oggi l'asticella si è alzata e la risposta non può essere solo la preoccupazione: deve essere ascolto, presenza e spazi reali di relazione.

Guarda le interviste integrali qui:
🎙️ L'Aquila Blog: www.laquilablog.it/disagio-e-violenza-adolescenziale-ne-parliamo-con-enrico-perilli/
📺 TG Rai (dal minuto 25:44):
https://www.rainews.it/notiziari/tg2/video/2026/04/Tg2-ore-2030-del-02042026-09142ae4-db52-4987-83ed-c87a20782ea5.html

Mindful mind…
20/03/2026

Mindful mind…

LO SAPEVI?
Un neurologo di Harvard mostrò ai suoi pazienti alcune immagini del cervello e disse qualcosa che molti preferirebbero non sentire:
“Dopo i 30 anni il cervello registra sempre meno cose nuove. Inizia semplicemente a riprodurre vecchi nastri.”
Quando le nostre giornate diventano tutte uguali, i neuroni smettono di “premere il tasto registra”.
Per il cervello è solo uno spreco di energia.
Da giovani ogni esperienza è nuova: per questo il tempo sembra scorrere più lentamente.
Con gli anni, invece, la routine prende il sopravvento e le giornate iniziano a somigliarsi tutte, come un programma che hai già visto mille volte.
Un paziente un giorno disse al neurologo:
“Ho vissuto 40 anni, ma ricordo solo pochi mesi di vita vera.”
Le immagini del suo cervello mostravano un’attività molto ridotta nell’ippocampo, la zona legata alla memoria.
La routine aveva preso il controllo delle sue giornate.
Il medico gli diede un consiglio molto semplice:
fare ogni giorno qualcosa di nuovo, anche una piccola cosa.
Un mese dopo l’uomo tornò e disse:
“La vita sembra riaperta. I giorni non si confondono più tra loro. Il tempo sembra rallentato.”
Nel laboratorio fecero anche un esperimento.
Due gruppi di persone:
il primo viveva sempre la stessa identica routine
il secondo aggiungeva piccole novità ogni giorno
Il risultato fu sorprendente.
Il primo gruppo aveva la sensazione che fossero passati solo tre giorni.
Il secondo gruppo disse di aver vissuto come una settimana e mezza.
L’unica differenza era la novità e l’attenzione.
Quando il cervello incontra qualcosa di insolito, passa automaticamente alla modalità “registrazione completa”.
Il neurologo spiegò anche che la percezione del tempo è legata al nostro corpo.
La mancanza di sonno altera la fase REM, fondamentale per il cervello.
Lo stress aumenta il cortisolo e distorce la percezione del tempo.
Se dormi solo quattro ore a notte, il cervello elabora le informazioni peggio.
Hai la sensazione che la vita voli via… ma in realtà ti stai perdendo i dettagli.
Un paziente disse dopo aver migliorato il suo sonno:
“Ho smesso di correre tutto il giorno, e improvvisamente la mattina sembrava un viaggio.”
Per sentire di nuovo le giornate più lunghe non servono più ore.
Serve tornare presenti.
Il tempo non scompare.
Semplicemente smettiamo di registrarlo quando viviamo in pilota automatico.
Rallenta.
Cambia qualcosa ogni giorno.
Presta attenzione ai dettagli.
E il tempo tornerà ad avere valore.

14/03/2026

Sabato 14 Marzo 2026
In Giappone non si va a casa di qualcuno a mani vuote.
Non per obbligo.
Non per una convenzione sociale che pesa.
Per qualcosa di più semplice e più antico:
quando arrivi
non arriva mai solo il tuo corpo.
Arriva anche il tuo pensiero.
手土産 — Temiyage
Te — mano.
Miyage — dono.
Letteralmente: ciò che porti nelle mani quando arrivi.
Il giapponese distingue due tipi di regalo che in italiano chiamiamo con la stessa parola.
Omiyage — il souvenir del viaggio.
Il dono che racconta dove sei stato.
Porti i biscotti di Kyoto perché sei stato a Kyoto.
Porti le caramelle di Hokkaido perché sei stato a Hokkaido.
È la memoria di un luogo dentro un pacchetto.
Il temiyage, invece, racconta qualcosa di diverso.
Non dice:
sono stato lì.
Dice:
ho pensato a te.
La differenza è piccola, ma cambia tutto.
Come si sceglie un temiyage
Non si sceglie per il prezzo.
Un temiyage costoso ma generico
vale meno di uno semplice ma preciso.
Non si sceglie per utilità.
Non deve risolvere un bisogno.
Si sceglie per attenzione.
Per dire qualcosa della persona che lo riceverà.
Il dono più classico
Spesso sono wagashi stagionali — i dolci tradizionali giapponesi.
Non perché siano lussuosi.
Ma perché appartengono a questo momento dell’anno.
Un wagashi di marzo non esiste a dicembre.
Porta con sé il tempo.
Porta la stagione.
Porta la consapevolezza di chi lo ha scelto.
Come l’ume che fiorisce adesso.
Come il pesco che ride adesso.
Il temiyage perfetto è quello che poteva essere scelto solo oggi.
Il modo in cui si porta
Un temiyage non si consegna in una busta.
Si avvolge in un 風呂敷 — furoshiki.
Un quadrato di tessuto con cui si avvolge e si trasporta qualsiasi cosa.
Non è solo una tecnica.
È un gesto.
Il nodo si scioglie.
Il dono si apre.
Ma il panno rimane.
Come i rapporti che durano nel tempo:
non è ciò che porti una volta sola
ma il modo in cui torni.
💡 Tre piccoli gesti per oggi
Se oggi vai da qualcuno — un amico, un familiare — porta qualcosa.
Non deve essere elaborato.
Può essere anche una cosa semplice.
L’attenzione è il vero temiyage.
L’oggetto è solo il modo in cui l’attenzione diventa visibile.
Pensa all’ultima volta che qualcuno ti ha regalato qualcosa di piccolo ma preciso.
Qualcosa che diceva
ti conosco.
Questo è il temiyage.
Se non sai cosa portare, porta qualcosa di stagionale.
Il tempo che passa
è già un dono.
花いけて
その陰に紐
解く女
Dispone i fiori —
nell’ombra che fanno
una donna scioglie un nodo.
— Matsuo Bashō
✦ Nota
Bashō osserva una donna che scioglie il nodo di un furoshiki nell’ombra dei fiori che ha appena disposto.
Il gesto di ricevere ha la stessa cura del gesto di donare.
La donna non strappa il panno.
Lo scioglie.
Bashō non descrive cosa c’era dentro.
Non importa.
Importa il gesto.
Forse anche tu hai ricevuto, almeno una volta,
qualcosa di piccolo
che diceva senza parole:
ti conosco.
Non è ciò che porti.
È il fatto
che tu abbia pensato
a cosa portare.
🎁 🌸 🌿
Yukisogna



#手土産

#風呂敷



23/02/2026
Ridiamoci un po’ su 😄
20/02/2026

Ridiamoci un po’ su 😄

«Romualdo come ti permetti? lo sanno tutti che arrivi semper poscia l'ora nona e passi lo die in panciolle sullo scranno sine facere nihil!»

«Sacripante quante panzane ho audito! Perchè inveco non favelliamo del fatto che ogne mattino poscia la tua entrata nel vespasiano si diffonde un lezzo immondo per tutto l'officium? Potresti facere le deiezioni presso la tua magione poffarbacco!»

«Orpo! Non devi certo 'ser tu a dirmi quando ego puedo o non pueto liberar li intestini!»

«Est una quistione di convivenza civile orsù! E poi se proprio desiamo favellare di libertà, non sunt certo io che m'impongo sulle altre genti per facer bella figura col Principale!»

«Ah qui ti voleo! In quale regola della convivenza civile v'è scripto che est ammesso palpeggiar le terga di Gertrude e facere continue allusioni sul suo generoso proso dinanzi ad ella?»

«Sunt solo goliardiche smargiassate, ella gnosce che la mia est un'innocua burla...»

«Ma quale burla...ma quale burla! In realitade ella non dice nulla perchè teme d'esser messa alla porta visto che il capo è lo pater tuo»

«Panzane, est sulmente che io ci sabeo facere colle monne e tu no, sei sulmente invidioso. Come quando, nonostante avessi inoltrato la domanda anche tu, ego sono partito pella Crociata sabbatica e tu sei rimasto qui.»

19/02/2026
13/02/2026

Indirizzo

Via Carlo Franchi
L'Aquila
67100

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