22/10/2019
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IL DOLORE MIOFASCIALE
(Parte 1)
DOLORE MIOFASCIALE
Il dolore miofasciale è un problema clinico che ha generato interesse e confusione per decenni.
Poche persone nella vita non hanno mai sperimentato un dolore muscolare come risultato di un trauma, una lesione, un overuse o uno sforzo. Questo tipo di dolore si risolve di solito spontaneamente in poche settimane con o senza trattamenti. In alcuni casi il dolore persiste a lungo dopo la risoluzione del danno, e può dare dolore riferito in altre parti del corpo.
Questo annuncia la presenza di uno stato di sensitizzazione una delle caratteristiche del disordine da dolore cronico in cui il dolore stesso diventa la patologia e richiede un intervento per il suo trattamento.
Il dolore miofasciale ha una serie di caratteristiche che possono aiutare a riconoscerlo nella diagnosi. Il dolore è descritto come una sensazione di dolore profondo spesso associato ad una sensazione di rigidità che coinvolge l’area spesso descritta come rigidità articolare.
Il dolore miofasciale peggiora con l’utilizzo del muscolo coinvolto, con fattori stressanti psicologici, ansia, freddo e sbilanciamenti posturali. Può essere associato a parestesia che può mimare i sintomi di una radicolopatia cervicale o lombare (es. irradiazione dei trigger point).
Col tempo la debolezza muscolare, associata al non utilizzo, può presentare sintomi di debolezza, mancanza di coordinazione, ridotta tolleranza al lavoro, fatica e disturbi del sonno ( Barbero M 2019). I pazienti con dolore miofasciale a livello dei muscoli di collo e faccia hanno riportato anche sintomi di vertigine, tinnito e scarso equilibrio ( Borg-Stein 2002).
Il termine miofasciale è nato dall’osservazione che entrambi muscolo e fascia possono probabilmente essere la causa dei sintomi (Fricton 1985). Per alcuni clinici le presenza di uno o più trigger points è necessaria per assicurare la diagnosi di myofascial pain syndrome (MPS). Va precisato che sebbene i trigger points possono essere presenti in una MPS essi possono non esserne la causa.
Travell & Rinzler negli anni 50 coniarono il termine “punto trigger miofasciale” per descrivere la loro scoperta di noduli presenti sul muscolo e fascia sovrastante in grado di produrre dolore riferito (Travell JG 1952). I trigger points si distinguono in attivi e latenti.
Un trigger point attivo è clinicamente associato a dolore spontaneo nell’area vicino al punto e dolore irradiato distale secondo pattern specifici. Un trigger point latente non presenta dolore spontaneo, ma può presentare dolore alla pressione. Entrambi i trigger point attivi e latenti possono essere associati a disfunzione muscolare, debolezza muscolare e range articolare limitato.
Oltre alla palpazione attualmente non esistono criteri accettati per identificare o descrivere quatitativamente un trigger point (Shah 2015). A complicare il ruolo dei trigger point sulla MPS va osservato che possono essere clinicamente associati ad una varietà di condizioni cliniche di origine metabolica, viscerale, endocrina, infettiva e psicologica oltre ad un ampio range di disordini muscoloscheletrici (Hong 1996).
Per molti anni i lavori di Travell si sono focalizzati sul ruolo del muscolo nel dolore miofasciale tralasciando l’importanza della fascia.
In un articolo del 2013 (Stecco A 2013) si è sottolineato il ruolo della fascia come origine del dolore miofasciale, proponendo l’ipotesi che alterazioni dell’acido ialuronico presente all’interno della fascia (dopo overuse,traumi o patologie metaboliche) possa creare alterazioni nello scorrimento della fascia stessa stressando i meccanocettori e terminazioni libere presenti all’interno della fascia, i quali potrebbero diventare origine del dolore miofasciale.......(continua il prossimo post....PARTE 2)
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