Optimal Posture LLC

Optimal Posture LLC You can learn simple skills to overcome physical pain and discomfort, relief from stress and muscular tension.

05/06/2026

UPDATE TO Equine Herpesvirus – Neurologic (EHV-1) case reported on April 17

ON APRIL 28, the Equine Disease Communication Center (EDCC) reported that the horse's home farm (13 horses) in Loudoun County, VA, has been quarantined by the state veterinarian. According to the state veterinarian's office, as of April 28, 2026, there are NO NEW CASES associated with this alert.

ON APRIL 17, the EDCC confirmed that a case of Equine Herpesvirus Myeloencephalopathy (EHM), the neurologic form of EHV-1, had been reported at a horse show in Culpeper County, Virginia. The horse has since been euthanized.

05/05/2026

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05/05/2026
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05/03/2026

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We are so connected
05/03/2026

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DIAFRAMMA: ecco perché è il centro delle CATENE MUSCOLARI e della POSTURA

Quando si parla di diaframma, di solito si dice una cosa sola: è il muscolo della respirazione 🫁

Ed è vero, ovviamente.

Il diaframma è la p***a che sposta l'aria dentro e fuori dai polmoni, ed è uno dei pochissimi muscoli del corpo che lavora 24 ore su 24, senza mai fermarsi, dal primo all'ultimo respiro della tua vita.

Già solo questo basterebbe a farne uno dei muscoli più importanti che abbiamo.

Ma c'è un secondo ruolo, molto meno conosciuto, che lo rende ancora più centrale di così.

Il diaframma è anche il centro della postura.

Per capirlo, immagina dove si trova: è una grande cupola muscolare orizzontale, posizionata esattamente a metà del tronco, attaccata al giro completo delle costole basse, allo sterno davanti e alle vertebre lombari dietro.

È il punto di incontro tra la parte alta e la parte bassa del corpo.

E sopra di lui, sotto di lui e tutto intorno a lui si aggancia una rete di muscoli che dipendono dalla sua posizione e dalla sua tensione 🔗

Ed è qui che le cose diventano interessanti.

Il diaframma, nel sistema nervoso, ha una priorità altissima.

Più alta di quasi tutti gli altri muscoli del corpo.

Il motivo è ovvio: senza respiro non si vive, quindi se c'è da scegliere tra "respirare bene" e "stare dritti", il corpo sceglie sempre la prima.

E quando il diaframma diventa rigido e contratto, tutti gli altri muscoli intorno a lui si adattano.

Si piegano, si chiudono, si accorciano, per metterlo nelle condizioni di lavorare comunque.

È esattamente la postura che assumi senza pensarci quando hai il fiato corto.

Hai presente cosa fai appena finito una corsa intensa?

Ti pieghi in avanti, appoggi le mani sulle ginocchia, chiudi le spalle, abbassi la testa.

Non lo decidi: è una postura automatica, perché in quella posizione il diaframma respira meglio.

Ecco, è la stessa identica cosa che il corpo fa, in piccolo e in modo cronico, quando il diaframma è contratto h24.

Solo che non ti accorgi di farlo, perché è una chiusura lenta, progressiva, silenziosa.

Ma perché il diaframma diventa contratto?

I motivi principali sono tre, e li conosci bene.

Lo stress cronico, che mantiene il sistema nervoso in modalità "allarme" e blocca la respirazione profonda 😬

La sedentarietà prolungata, che riduce drasticamente la sua escursione di movimento.

La respirazione "alta" e superficiale, quella di petto, che usa i muscoli accessori del collo invece del diaframma.

Tre condizioni quotidiane per moltissime persone, che insieme creano un diaframma sempre teso e mai veramente rilassato.

E le conseguenze si vedono lungo tutta la catena anteriore del corpo.

Perché intorno al diaframma si organizza una vera e propria catena posturale anteriore, che lo collega in alto al collo e in basso al bacino.

Sopra di lui ci sono i muscoli anteriori del collo (gli scaleni, lo sternocleidomastoideo) e il piccolo pettorale, che si attaccano alle costole alte e tirano la spalla in avanti.

In mezzo c'è il diaframma stesso, che con la sua tensione "incurva" lo sterno e chiude la cassa toracica.

Sotto di lui c'è lo psoas, che dalle vertebre lombari scende fino alla coscia, e che è in continuità diretta con il diaframma attraverso la fascia.

Quando il diaframma si contrae cronicamente, tutta questa catena si accorcia in blocco: la testa si proietta in avanti, le spalle si chiudono, lo sterno si abbassa, lo psoas si accorcia, il bacino si inclina.

Il corpo, lentamente, si "ripiega" verso il centro.

E i sintomi che compaiono sono molto più di quello che la persona di solito si aspetta.

Un senso di oppressione al petto, come se mancasse l'aria anche quando l'aria c'è.

Dolori intercostali, soprattutto sotto le ultime costole, dove il diaframma si attacca.

E, in modo che sorprende molti, dolori al centro della schiena, tra le scapole 🎯

Sembra controintuitivo: se il diaframma tira in avanti, perché fa male dietro?

Il motivo è proprio quello.

Quando la catena anteriore tira tutto in avanti, i muscoli del centro della schiena devono lavorare in tensione costante per cercare di "tenere indietro" le spalle e le scapole.

E un muscolo che lavora in tensione costante, prima o poi, fa male.

Quel dolore tra le scapole che non passa con i massaggi, che non risponde agli stretching della schiena, che torna sempre uguale, in moltissimi casi non è un problema della schiena.

È la conseguenza di una catena anteriore che tira, con il diaframma al centro 💪

Se vuoi lavorare in modo specifico e mirato sul diaframma e sullo psoas, i due muscoli che più di tutti determinano l'equilibrio della catena anteriore (e di tutta la postura), ho creato un protocollo completo nel mio ebook "Riattiva Psoas e Diaframma": esercizi base, esercizi avanzati e 12 allenamenti interamente filmati minuto per minuto.

Link nel primo commento!

05/01/2026

Why does manual therapy work?

It’s a question most of us have been asked — by patients, by students, sometimes by ourselves mid-treatment.

A 2025 living review in PLOS ONE (Keter et al.) pulled together 62 systematic, narrative, and scoping reviews to map the current evidence.

Manual therapy doesn’t act on one system. It produces measurable responses across the following:

- Neurological
- Neurovascular
- Neurotransmitter,
- Neuroimmune
- Neuromuscular
- Neuroendocrine
- Biomechanical

The strongest, most consistent signals are central, not local: increased pressure pain thresholds at sites distant from treatment and enhanced descending pain modulation.

The biomechanical “joint-out-of-place” model? It's not supported by the evidence. The treatments purporting to do this may help, but for the reasons above, not because the joint has been popped back in.

What this means in practice: our hands are interacting with the central nervous system at least as much as the tissue beneath them and the language we use with patients should reflect that.

The full one-page clinical summary is below 👇

📖 Source: Keter et al. (2025), PLOS ONE. doi:10.1371/journal.pone.0319586

04/30/2026

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