Psicologia - Gianluca Mineo

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"Ogni sogno a cui rinunci è un pezzo del tuo futuro che smette di esistere"

Psicologo, Psicoterapeuta Psicoanalitico/EMDR adulti-bambini, Ipnologo Regressivo Vite Precedenti, Istruttore di Mindfulness, Motivatore e Psicologo dello Sport/Mental Coach

05/04/2026

Buona Pasqua di Rinascita a tutti!
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Ci sono lutti che non arrivano dopo la nascita di un figlio.  Arrivano durante.E quando una donna perde il proprio genit...
04/04/2026

Ci sono lutti che non arrivano dopo la nascita di un figlio.
Arrivano durante.

E quando una donna perde il proprio genitore mentre è incinta, non sta vivendo solo un dolore.
Sta affrontando una frattura profonda proprio nel tempo in cui dovrebbe sentirsi sostenuta, contenuta, accompagnata.

In quel momento, infatti, chi dovrebbe generare vita può sentirsi improvvisamente invasa dalla perdita, dall’angoscia, dal vuoto, dalla solitudine.
E questa fatica può indurre anche profondi sensi di colpa e di inadeguatezza nella madre.
Il lutto infatti attraversa il corpo, la mente, il legame e la funzione materna.

Il feto non “capisce” il lutto come lo capiamo noi adulti.
Ma può risentire del clima emotivo, della tensione interna, dello stato di allarme, della fatica della madre di trasformare il dolore in qualcosa di pensabile.

Da qui nasce una riflessione importante:
non tutto ciò che non viene mentalizzato scompare.
A volte resta nel corpo.
A volte resta nel legame.
A volte riemerge più avanti come fatica nella regolazione emotiva, angosce senza nome, iperallarme, ritiro o difficoltà evolutive.

Ma c’è anche una notizia profondamente importante:
si può riparare.

Quando la madre viene aiutata a sentire, pensare e condividere il proprio dolore, qualcosa cambia davvero.
Curare la madre significa già proteggere il bambino.
Curare la diade significa dare un nome a ciò che prima era solo sofferenza muta.
E quando il “non pensato” diventa nominabile, non è più costretto a parlare soltanto attraverso il sintomo.

Questo carosello nasce per questo:
per dare parole dove spesso c’è solo silenzio.

Scorri il carosello e dimmi nei commenti quale slide ti ha colpito di più.

Dott. Gianluca Mineo
Psicologo - Psicoterapeuta - Psicoanalista






“Se l’abito non fa il monaco”, allora cosa fa davvero l’abito?Forse il vestito non serve solo a coprire il corpo.A volte...
30/03/2026

“Se l’abito non fa il monaco”, allora cosa fa davvero l’abito?

Forse il vestito non serve solo a coprire il corpo.
A volte serve a tenere insieme il soggetto.

Nella prospettiva psicoanalitica, l’abito può essere pensato come una pelle simbolica: qualcosa che non riguarda soltanto l’estetica, ma il modo in cui una persona prova a darsi una forma, un confine, un posto nello sguardo dell’altro.

Non ci vestiamo mai soltanto “per caso”.
Ci vestiamo anche per dire qualcosa di noi, per proteggerci, per appartenere, per differenziarci, per sentirci più visibili o, al contrario, meno esposti.

Ci sono momenti della vita in cui cambiare abito significa molto più che cambiare stile:
significa cercare una nuova immagine di sé,
tentare una trasformazione,
oppure difendersi da un’angoscia che non ha ancora trovato parole.

L’abito, allora, non è superficiale.
Può diventare linguaggio.
Può diventare difesa.
Può diventare identità provvisoria.
Può persino diventare una richiesta silenziosa di riconoscimento.

Il punto non è chiedersi solo come ci vestiamo,
ma che cosa stiamo cercando di tenere insieme, mostrare o nascondere attraverso ciò che indossiamo.

A volte, dietro un abito, non c’è vanità.
C’è una storia.

Tu che ne pensi?
L’abbigliamento parla davvero di noi?

Non è amore se ti spegne lentamenteAlcune relazioni iniziano facendoti sentire unico/a.E finiscono col farti dubitare di...
23/03/2026

Non è amore se ti spegne lentamente

Alcune relazioni iniziano facendoti sentire unico/a.
E finiscono col farti dubitare di te stesso/a.

Il narcisismo maligno agisce così:
prima idealizza, poi invade, poi svaluta, poi controlla.
E chi lo subisce spesso si ritrova confuso, svuotato, pieno di colpa.

In questo carosello ti mostro:
come riconoscerlo, da dove nasce e come uscirne.

Se almeno una frase ti risuona, fermati:
forse non sei “troppo sensibile”.
Forse stai vivendo qualcosa che ti sta ferendo davvero.

Salva il post. Condividilo. Parlane.
Riconoscere è il primo passo per proteggersi.

Dott. Gianluca Mineo
Psicologo-Psicoterapeuta-Psicoanalista

Letture serali.
16/03/2026

Letture serali.

Contro tutte quelle regole e prospettive di “competenze” che de-umanizzano i bambini e hanno quasi cancellato l’infanzia...
10/03/2026

Contro tutte quelle regole e prospettive di “competenze” che de-umanizzano i bambini e hanno quasi cancellato l’infanzia fino a farla scomparire o addirittura rendere “problematica“.
Propongo la lettura di questo interessante articolo del collega Daniele Novara.
Bravissimo 👏

"Un bambino ha bisogno di uno spazio nel quale potersi esprimere liberamente, di correre, di giocare, di colorare, attività che imprescindibilmente prevedono imperfezioni..."

01/01/2026

Buon anno.
Non serve diventare qualcun altro: serve tornare un po’ più vicini a sé.
Il passato non è solo ciò che è successo: è ciò che possiamo trasformare in significato.
Per questo nuovo anno ti auguro meno perfezione e più verità, meno guerra interna e più alleanza con te stesso.
Un passo alla volta, ma nella direzione giusta. Buon anno davvero.

24/11/2025

La vita è adesso!

Cosa diresti a te stesso/a ventenne? È un esercizio potente: scrivete un lettera a voi stessi, nella quale chiacchierate...
22/11/2025

Cosa diresti a te stesso/a ventenne?
È un esercizio potente: scrivete un lettera a voi stessi, nella quale chiacchierate col giovane/con la giovane che è in voi. Avete qualcosa da dirgli? Lei/lui (il/la ventenne) ha qualcosa da dire a voi? Se volete potete scrivere nei commenti cosa avete imparato da questo esercizio 😉

Sul mio Canale Telegram un breve spezzone di Massimo Recalcati, sulla questione dell’Io e degli “altri” che compongono l...
17/11/2025

Sul mio Canale Telegram un breve spezzone di Massimo Recalcati, sulla questione dell’Io e degli “altri” che compongono la nostra personalità.

Psicoanalisi e dintorni: perché siamo fatti da “altri” oltre il nostro Io

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