Psicoterapeuta Dr. Marta Cargiolli Pucci

Psicoterapeuta Dr. Marta Cargiolli Pucci Psicologo-Psicoterapeuta, Analista del Comportamento, SIACSA-ABAIT

1. “Le mie mani sono piccole, ecco perché rovescio il latte anche se non voglio.”2. “Le mie gambe sono corte. Ti prego, ...
26/02/2025

1. “Le mie mani sono piccole, ecco perché rovescio il latte anche se non voglio.”
2. “Le mie gambe sono corte. Ti prego, aspetta e cammina più piano, così posso seguirti.”
3. “Non colpire le mie mani se tocco qualcosa di colorato… voglio solo imparare.”
4. “Guardami quando ti parlo, così so che mi stai ascoltando.”
5. “I miei sentimenti sono delicati. Non sgridarmi tutto il giorno. Lasciami sbagliare senza farmi sentire stupido.”
6. “Non aspettarti che il letto che rifaccio o il disegno che coloro sia perfetto. Amami per il mio impegno.”
7. “Ricorda, sono un bambino, non un piccolo adulto. A volte non capisco cosa mi stai dicendo.”
8. “Ti voglio tanto bene. Ti prego, amami per quello che sono, non solo per quello che faccio.”
9. “Non respingermi quando sei arrabbiato con me. Se vengo a darti un bacio, è perché mi sento solo, abbandonato e ho paura.”
10. “Quando mi urli contro, mi spavento. Spiegami cosa ho fatto di sbagliato.”
11. “Non arrabbiarti quando la notte cade e il buio mi fa paura. Quando mi sveglio e ti chiamo, il tuo abbraccio è l’unica cosa che mi dà pace.”
12. “Quando andiamo al supermercato, non lasciarmi la mano. Ho paura di perdermi e di non ritrovarti più.”
13. “Mi rattristo tanto quando vi sento litigare. A volte penso che sia colpa mia, e il mio stomaco si stringe perché non so cosa fare.”
14. “Vedo spesso che abbracci e coccoli mio fratello… lo ami più di me? Forse perché è più bello o più bravo? Ma io… non sono anche io tuo figlio?”
15. “Mi hai sgridato tanto quando ho rotto il mio giocattolo preferito, e ancora di più quando ho pianto. Ero già triste, non l’ho fatto apposta. Ora l’ho perso per sempre.”
16. “Ti sei arrabbiato perché mi sono sporcato mentre giocavo. Ma sentire il fango sotto i piedi è stato meraviglioso, e il pomeriggio era così bello… Vorrei solo sapere come lavare i vestiti da solo.”
17. “Oggi non stavi bene, e io mi sono preoccupato tanto. Ho cercato di farti sorridere con i miei giochi e le mie storie. Cosa farei se ti succedesse qualcosa?”
18. “Ho paura dell’inferno, anche se non so bene cosa sia… ma credo che sia terribile quanto stare senza di te.”
19. “Anche se mi sono divertito con gli zii, mi sei mancato tantissimo per tutta la settimana. Vorrei che i genitori non andassero mai in vacanza lontano dai loro figli.”
20. “Sono così fortunato! Tra tutti i bambini del mondo, tu hai scelto proprio me.”

Da adulti, spesso dimentichiamo cosa significa essere bambini. Dimentichiamo cosa ci faceva male, cosa ci spaventava, cosa ci faceva sentire amati. A volte i bambini dicono queste cose ad alta voce; altre volte, le pensano in silenzio.

Non spezzare mai le ali di un bambino. Crescerà lo stesso, ma non saprà più volare.

13/06/2024
25/01/2023

Noi non siamo solo quel che mangiamo e l’aria che respiriamo.
Siamo anche le storie che abbiamo sentito, le favole con cui ci hanno addormentati da bambini, i libri che abbiamo letto, la musica che abbiamo ascoltato e le emozioni che un quadro, una statua, una poesia ci hanno dato.

[Tiziano Terzani]

13/11/2021

𝙂𝙞𝙤𝙧𝙣𝙖𝙡𝙚 𝙄𝙩𝙖𝙡𝙞𝙖𝙣𝙤 𝘿𝙚𝙡 𝙉𝙚𝙪𝙧𝙤𝙨𝙫𝙞𝙡𝙪𝙥𝙥𝙤 📘

Che cosa sono i disturbi del Neurosviluppo?
I Disturbi del Neurosviluppo, così come delineati nel DSM-5, comprendono un largo spettro di categorie diagnostiche che riguardano:

🔹️la disabilità intellettiva

🔹️i disturbi dello spettro autistico

🔹️i disturbi del linguaggio

🔹️i disturbi del movimento

🔹️i disturbi dell’apprendimento

🔹️i deficit di attenzione

🔹️l'iperattività

Il GIDN è una quadrimestrale a tiratura nazionale che propone articoli di riflessione e inquadramento dei problemi legati ai disturbi del neurosviluppo.

Presenta contributi di ricerca, rassegne ed esperienze di qualità in grado di concorrere alla costruzione di conoscenze condivise e affidabili che possano avere anche ricadute importanti sul piano operativo.

È un fondamentale strumento di crescita e confronto professionale.
Rappresenta la continuazione dell’American Journal on Intellectual and Developmental Disabilities Edizione Italiana.
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16/02/2021

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POS - Personal Outcomes Scale Test Adattamento italiano di A. Coscarelli e G. Balboni POS valuta la qualità di vita secondo il modello Schalock e Verdugo (2010), il più accreditato nell’ambito della disabilità e validato anche in Italia. Esso prevede otto dimensioni distinte di QdV: sviluppo pe...

06/06/2020

Ultimamente si sente parlare spesso della cosiddetta “sindrome della capanna” o “del prigioniero“, che avrebbe colpito moltissime persone nella fase due della pandemia. A caratterizzarla sono senso di demotivazione, malinconia, ansia, affaticamento, o semplicemente voglia di rinchiudersi in casa e di non uscire.

Questa sindrome viene interpretata come la paura di abbandonare la certezza di un luogo sicuro per l’incertezza di un mondo insicuro o come una vera e propria reazione fobica al virus, determinata appunto dall’evento traumatico ma destinata a scomparire pian piano. Sicuramente si tratta di una spiegazione valida per una fetta di persone, come sottolineano vari terapisti, ma siamo certi che valga per tutti?
Prima del coronavirus ci lamentavamo continuamente delle nostre vite troppo frenetiche, di quanto fosse difficile conciliare famiglia, lavoro, hobby e amicizie per mancanza di tempo, poi improvvisamente ci siamo ritrovati fermi, con tutto il tempo che ci era sempre mancato a completa disposizione. E in quei giorni, anche se inizialmente provavamo nostalgia per i bei tempi di prima, abbiamo riscoperto la lentezza.

Molte persone hanno dedicato più tempo ai propri figli, al proprio partner, alla casa, c’è anche chi ha finalmente potuto dedicarsi a un hobby dimenticato e chi ha iniziato, moltissimi, a coltivare un giardino. Tutte cose che prima venivano continuamente rimandate.

E quando finalmente i contagi sono calati e si è parlato di ritorno alla normalità, tanto agognato da mesi, ecco che molte persone si sono accorte che in fondo non era poi così male quella vita rallentata e hanno iniziato a sentirne nostalgia, provando ansia all’idea di ricominciare. Consapevoli che la frenesia li avrebbe nuovamente risucchiati costringendoli a rinunciare a se stessi e a una vita diversa

Che non sia proprio questa nuova consapevolezza, e non la sindrome della capanna, a far sentire molte persone a disagio? Le nostre vite frenetiche, ansiose, stressate, iper-produttive sono davvero quello che desideriamo?

Forse la chiusura forzata, costringendoci a stare fermi, ha risvegliato in tanti di noi la voglia di una vita più a misura d’uomo, desiderio a cui avevamo rinunciato per rassegnazione, risucchiati da meccanismi iper-produttivi che non ci lasciavano nemmeno il tempo di pensare.

E se fosse così, da cosa dovremmo mai guarire? Dall’aver scoperto che non ci piace quel tipo di normalità? Senz’altro no, questa consapevolezza è importantissima e può stimolarci ad andare in una nuova direzione.

23/01/2020

Dietro l'ego smisurato e la mancanza di empatia si nasconde una persona estremamente sensibile e fragile, con un'autostima molto bassa.

27/12/2019

Questa epoca, che abbiamo chiamato l’ era dell’ansia digitale e delle paure, è stata recentemente definita anche come l’era della rabbia.
Il tema della rabbia che porta a pensieri e parole di odio, capaci di scatenare azioni violente nella vita delle persone e dei popoli, preoccupa tutti noi.
Oggi non facciamo che parlare di haters nel mondo digitale, ma ci preoccupiamo giustamente anche dello scatenarsi della violenza nei popoli e della regressione delle democrazie che di nuovo fronteggiano il diffondersi di pericolosi semi di violenza.
Nella psicologia sappiamo che la violenza è legata al fallimento dei legami affettivi e alla carenza del processo di mentalizzazione.
Studieremo come il nostro cervello favorisce la creazione dei legami di attaccamento e la modulazione delle emozioni, come queste capacità si indeboliscono nei traumi e nelle esperienze di deprivazione e come si curano le fragilità conseguenti al loro fallimento. Ascolteremo le ricerche più recenti e le esperienze cliniche più efficaci per restituire al mondo persone capaci di modulare le proprie emozioni, relazionarsi su una base di attaccamento sicuro e riparare le ferite dell’odio.

Indirizzo

Arcola
La Spezia
19021

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 12:00
14:00 - 17:00
Martedì 14:00 - 17:00
Mercoledì 14:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 12:00
14:00 - 17:00
Venerdì 14:00 - 17:00

Telefono

+393489347460

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