Francesca Poser Psicologa Psicoterapeuta

Francesca Poser Psicologa Psicoterapeuta Lavoro con le persone, in un'ottica di ascolto comprensione, cambiamento. In studio, al domicilio, in Natura.

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10/04/2026

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Non serve sparire per abbandonare un figlio.
A volte basta restare nella stessa stanza e non alzare mai davvero gli occhi. Ci sono bambini che non hanno perso i genitori. Hanno perso il loro sguardo. Parlano, e l’adulto scorre. Cercano contatto, e trovano una notifica. Provano a esistere nella mente di chi li ama, ma troppo spesso trovano uno schermo acceso al posto di una presenza vera.

È da qui che nascono gli orfani digitali: figli accuditi, nutriti, accompagnati, ma lasciati soli nel punto più importante. Quello della relazione.
Un bambino non cresce solo di cure. Cresce di attenzione, di volto, di ascolto, di tempo mentale. Cresce sentendosi abbastanza importante da interrompere il resto del mondo.
Se invece impara presto che viene dopo, dopo il telefono, dopo il lavoro, dopo i messaggi, dopo tutto, quella ferita resta.

E resta anche nel modo in cui, crescendo, userà il digitale. Perché un bambino calmato con uno schermo non sta imparando a regolare le emozioni. Sta imparando a delegarle.
Sta imparando che la noia si spegne, che la tristezza si distrae, che il vuoto si riempie, che l’attesa si evita.
Così il digitale smette di essere uno strumento e diventa una protesi emotiva. E allora sì, le dipendenze digitali cominciano molto prima. Cominciano quando lo schermo prende il posto dello sguardo.

Per questo, prima ancora del sacrosanto divieto dei social sotto i 16 anni, dovremmo avere il coraggio di chiedere una legge sul diritto alla disconnessione degli adulti.
Perché un figlio non impara il limite da un genitore sempre online, sempre reperibile, sempre altrove.

La prima educazione digitale non è togliere un telefono ai ragazzi. È restituire presenza agli adulti.

25/03/2026

𝘉𝘶𝘰𝘯𝘨𝘪𝘰𝘳𝘯𝘰 𝘋𝘰𝘵𝘵. 𝘕𝘰𝘷𝘢𝘳𝘢, 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘮𝘢𝘮𝘮𝘢 𝘥𝘪 𝘶𝘯𝘢 𝘣𝘢𝘮𝘣𝘪𝘯𝘢 𝘥𝘪 10 𝘢𝘯𝘯𝘪: 𝘤𝘰𝘯𝘷𝘪𝘦𝘯𝘦 𝘭𝘪𝘮𝘪𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘭'𝘦𝘴𝘱𝘰𝘴𝘪𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘢𝘭𝘭𝘦 𝘯𝘰𝘵𝘪𝘻𝘪𝘦 𝘢𝘵𝘵𝘶𝘢𝘭𝘪 𝘴𝘶 𝘨𝘶𝘦𝘳𝘳𝘢 𝘦 𝘷𝘪𝘰𝘭𝘦𝘯𝘻𝘦 𝘰 𝘦̀ 𝘮𝘦𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘱𝘢𝘳𝘭𝘢𝘳𝘯𝘦 𝘪𝘯𝘴𝘪𝘦𝘮𝘦?

Non è proprio il caso di esporre bambini e bambine di 10 anni a video violenti, a film dell'orrore, a notizie truculenti. Ne va della loro stabilità emotiva, che è ben più importante rispetto all'avere immediatamente le notizie sottomano, Ricordiamoci che le immagini hanno una potenza, quella visiva, ben superiore alla pura e semplice lettura di un giornale, L'attenzione deve essere massima da parte dei genitori.

Nonostante questo, a 10 anni è possibile e utile affrontare assieme alcuni argomenti senza scadere nella drammatizzazione. Si tratta di capire se il genitore è pronto a un'azione che non sia basata solo sull'emotività ma anche sulla capacità di inquadrare fenomeni complessi all'interno una presa di posizione puramete emotiva. Argomenti come guerre, violenza fra le persone, furti, cambiamenti climatici, attentati terroristici, tortura e pena di morte vanno affrontati con il giusto approccio.

Ad esempio, a 10 anni possibile parlare di una guerra, ma farlo, per esempio, ricordando che nella nostra Costituzione, l'Italia "ripudia la guerra come strumento di offesa e risoluzione delle controversie internazionali, promuovendo la pace e la giustizia tra le Nazioni".

Instaurare, cioè, un tipo di comunicazione che permette di passare dalla drammaticità della notizia alla speranza di un ordinamento costituzionale come quello italiana.

Questo è un metodo che può essere utilizzato anche in tante altre situazioni.
Il terrorismo religioso può essere presentato ricordando che la convivenza tra tutte le religioni è possibile, che in Italia è garantito il rispetto dei vari culti e che magari anche nella classe della bambina ci sono varie religioni.

In altre parole, a fronte della drammaticità di alcune notizie, è sempre bene ribadire che esiste una speranza, esiste un'alternativa, esiste una possibilità diversa.

23/12/2025
29/04/2025

“Tutti vediamo spesso giovani madri e padri spingere il passeggino senza distogliere lo sguardo dallo schermo, trascurando quell'attenzione e quella comunicazione non-verbale, occhi negli occhi con il bambino, decisive per l'evolversi della relazione e per lo sviluppo della personalità. La dipendenza dal digitale, dunque, può danneggiare i bambini anche quando a esserne colpiti sono i loro genitori”.
Nove italiani su 10 non lasciano passare un'ora senza controllare più volte lo smartphone e il tempo trascorso online supera in media cinque ore e mezza al giorno. “Dai risultati della ricerca si deduce l'urgenza di una presa di coscienza da parte delle famiglie - continua l'Autorità garante - che sono e restano il nucleo educativo decisivo e insostituibile. Senza l''aggancio oculare' che veicola la comunicazione pre-verbale lo sviluppo del linguaggio può essere compromesso”.

L'articolo completo del Garante Infanzia e Adolescenza è nei commenti, illustrazione di Miguel Porlan per The New Yorker.

Uno spazio di cura nell'arte e non solo...
21/02/2025

Uno spazio di cura nell'arte e non solo...

Percorso per adulti, per sperimentare e sperimentarsi nella relazione attraverso colori, parole, suoni e gesti.
Uno spazio dove l'arte è Cura.
Info.339/1020464.

17/01/2025
Nella giornata dedicata agli alberi, torna viva una delle ultime esperienze di   e formazione   🌿. La forza di un gruppo...
21/11/2024

Nella giornata dedicata agli alberi, torna viva una delle ultime esperienze di e formazione 🌿. La forza di un gruppo emerge nelle sfide per la risoluzione dei problemi.
La protagonista assoluta è la Natura che dona spunti e strumenti di benessere e di ricarica.
Sempre con il team Dolomiti Beat!😉

Non sono mai riuscita a fare la lista dei buoni propositi,  ma ho sogni ancora da realizzare, altri in corso d'operaperc...
22/12/2023

Non sono mai riuscita a fare la lista dei buoni propositi,
ma ho sogni ancora da realizzare,
altri in corso d'opera
percorsi chiusi
altri curiosamente da scoprire.
Infinita gratitudine per ciò che c'è
nell'oggi, nella musica
nelle pause e nei respiri.

Ho sempre pensato che
19/12/2023

Ho sempre pensato che

Ho sempre pensato che la psicoterapia fosse un vettore di speranza.
La speranza non è ottimismo, non è felicità, non è sorrisi stucchevoli o casette di pan di zenzero, la parola "speranza" ha l'etimo che rimanda alla possibilità e al tendere verso una meta. A un percorso, un cammino. Non è qualcosa che giunge, è qualcosa che si coltiva, ogni giorno.
Il contrario di speranza non è pessimismo, ma cronicità, che è viaggiare senza meta, è l'incastro di un percorso che non è percorso, ma solo eterno ritorno dell'uguale. E' Chronos che divora i suoi figli.
"Usa al meglio quello che hai", mi hanno insegnato, e forse è l'insegnamento profondo che più segna ogni giorno il mio lavoro come terapeuta. Non restare su quello che non c'è, guarda quello che c'è per immaginare quello che ci potrà essere.
La possibilità, la speranza.
La terapia.

Passo dopo passo...🚶
18/12/2023

Passo dopo passo...🚶

Avvicinarsi alle festività non per tutti è una gioia. Ecco alcuni utili consigli per le famiglie che si trovano ad affro...
14/12/2023

Avvicinarsi alle festività non per tutti è una gioia. Ecco alcuni utili consigli per le famiglie che si trovano ad affrontare gli aspetti del decadimento cognitivo e della demenza.

Anche oggi nelle scuole con gli  , cercando di promuovere una comunicazione non violenta. Comunicare in modo empatico e ...
11/12/2023

Anche oggi nelle scuole con gli , cercando di promuovere una comunicazione non violenta. Comunicare in modo empatico e non giudicante può cambiare le relazioni con altri. Provare per credere 😉

Le parole creano pensiero, e il pensiero crea la realtà.

Indirizzo

Vittorio Veneto
31029

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 20:30
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